«Per l’Armenia è un nuovo inizio», ci spiega il presidente Sarkissian

Oggi il parlamento ha nominato come premier il leader della protesta Pashinyan. «La via è quella del cambiamento democratico» ci dice in questa intervista il presidente della Repubblica. Che puntualizza: «Russia e Occidente non c’entrano, questa è una questione armena». 

Il presidente armeno Armen Sarkissian partecipa ad una cerimonia di commemorazione del 103 ° anniversario del genocidio armeno da parte di turchi ottomani, presso il complesso commemorativo di Tsitsernakaberd a Yerevan, in Armenia il 24 aprile 2018. REUTERS / Gleb Garanich
Il presidente armeno Armen Sarkissian partecipa ad una cerimonia di commemorazione del 103 ° anniversario del genocidio armeno da parte di turchi ottomani, presso il complesso commemorativo di Tsitsernakaberd a Yerevan, in Armenia il 24 aprile 2018. REUTERS / Gleb Garanich

Erevan - Per l’Armenia quelle di oggi sono state ore decisive. Il Parlamento ha scelto il nuovo premier. E dopo qualche giorno di tregua concordata, il movimento per la democrazia si è presentato di nuovo in piazza a Erevan, la capitale, pronto a festeggiare la nomina del suo leader Nikol Pashinyan alla guida del Paese. O a far ripartire la protesta, in caso di colpi di scena. Ma il voto positivo è arrivato, e  in pizza dell'Indipedenza è scoppiata la festa.  

Per Pashinyan molte sono le incognite, a partire dal fatto che il suo esecutivo si reggerà con i voti del Partito repubblicano, il pilastro del regime guidato fino a pochi giorni fa da Serzh Sarksyan. È ben possibile che sarà una coalizione dalla vita breve, che avrà il compito di traghettare l’ex repubblica sovietica verso nuove elezioni, garantendone la gestione trasparente. Ma è solo un’ipotesi tra le tante. Per ora, di certo, c’è che la sua ascesa è un passo in più, per giunta formale, verso il cambiamento.

«Non possiamo tornare indietro, e non possiamo deludere le aspettative che si sono create in queste settimane. Questo deve essere un nuovo inizio», afferma Armen Sarkissian, il presidente della repubblica. Premier a metà degli anni ‘90, poi ambasciatore a Londra per vent’anni, Sarkissian è stato nominato capo dello stato dal Partito repubblicano ma nel corso delle proteste è rimasto sempre sopra le parti, mediando per assicurare il passaggio ordinato dei poteri. Ci ha ricevuto al palazzo presidenziale di Erevan.

Presidente, che direzione deve prendere il suo Paese?

La via da percorrere è quella del cambiamento democratico, perché gli armeni chiedono questo. Si sono creati grandi speranze. C’è molta energia positiva. E un'energia positiva, anche se un po’ naif, è sempre meglio di un’energia negativa, aggressiva. Ora, bisogna prendere questa forza e trasformarla in qualcosa di buono e di creativo. Se dovesse prevalere l’odio, tutte le idee di questo movimento si tramuterebbero in vendetta, e avremmo un fallimento.

Che idea si è fatto dei giovani, i grandi protagonisti in queste settimane di protesta?

Questi ragazzi e queste ragazze sono la generazione Facebook. Sono brillanti, rapidi, sanno cosa vogliono. In piazza sono stati molto creativi, ma hanno anche rispettato la legge e l’ordine. Al tempo stesso, il potere ha capito che non poteva ricorrere all’uso della forza.

Si attendeva le dimissioni dell’ex presidente, e poi premier per pochi giorni, Serzh Sarkysian?

Per un uomo che è stato ministro della difesa, ministro della sicurezza, presidente e primo ministro, farsi da parte è stato a mio avviso un gesto di valore. Così facendo ha dimostrato di essere un politico responsabile. Le sue dimissioni hanno riportato la calma e unito il Paese.

Un Paese che per lungo tempo ha guidato in modo autoritario…

Non credo che tutto ciò che è stato fatto in passato sia sbagliato e che quanto realizzeremo in futuro sarà giusto. Non credo nel bianco e nel nero, ma nella varietà di colori. Se tutto fosse stato nero, questi giovani non sarebbero cresciuti in modo così libero. No, non sono cresciuti in una dittatura.

In Armenia la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi. Per lei questa è anche una rivoluzione sociale e anti-oligarchica?

Dobbiamo essere saggi. Non si può di certo risolvere la questione delle disparità arrestando chi è ricco. E non possiamo fare di ogni erba un fascio. Normalmente, non si ritiene Bill Gates un oligarca. Ma tutti vorrebbero essere come lui, o come Steve Jobs. Noi dobbiamo creare una società dove tutti, potenzialmente, possono essere il Bill Gates o lo Steve Jobs dell’Armenia. Dobbiamo cambiare la mentalità, la cultura, i comportamenti della nostra società, aprendo le porte a una sana competizione.

Ci sono analogie con la protesta in Ucraina di cinque anni fa?

No. Questo è un Paese unito, mentre in Ucraina non era così. L’Armenia ha dimostrato che può avere un dialogo civile.

La Russia, garante storica della vostra sicurezza, può fare qualche mossa per condizionare lo scenario a Erevan?

Tralascerei il discorso sul ruolo della Russia. Anzi, a dire il vero c’è chi dice che ci sia un’influenza europea, per via del fatto che diversi di questi ragazzi si sono formati in Occidente e che alcune organizzazioni europee li stanno finanziando. L’unica cosa vera è che questa è una questione armena, e personalmente mi sto impegnando a spiegare ai miei omologhi stranieri proprio tale aspetto. .

@mat_tacconi

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