Ascesa e caduta: che cosa sta davvero succedendo in Brasile

È il suo peggior momento dai primi anni '90. Ricorrono le parole impeachment, recessione, crisi della politica, golpe. Che cosa sta succedendo?

A man holds a flag during a rally in support of President Dilma Rousseff and against her impeachment in front of the Alvorada Palace in Brasilia, Brazil April 21, 2016. REUTERS/Ueslei Marcelino

Varie crisi con origini lontane si stanno scontrando senza lasciare intravedere alcuna soluzione nel breve medio-termine. Il turbine che si è creato coinvolge l'economia, la stratificazione della società e ha portato all'inceppamento del sistema. Le tre crisi – del sistema politico, dell’economia e del Pt, il partito dei lavoratori – si alimentano a vicenda. L'esempio più lampante è l'impeachment della presidente, che ubbidisce a motivi formali, a interessi politici ed economici e alla qualità e agli interessi personali dei legislatori.

Se il Senato confermerà l'impeachment l'11 maggio, il potere passerà al vicepresidente, Michel Temer, per sei mesi. Poi potrebbero esserci elezioni anticipate o la legislatura arriverebbe al 2018.

Il modo caotico in cui l’impeachment è avvenuto illustra quanto siano in crisi le istituzioni brasiliane, con il potere esecutivo che si sente ostaggio di quello legislativo. "Nel giorno in cui la commissione della Camera ne approvava l'ammissibilità, in certi momenti non si è capito se si trattava di baruffe calcistiche o partitiche”, ha commentato il sociologo José de Souza Martins, autore, tra altri libri, di O PT das lutas sociais ao PT do poder (Il Partito dei lavoratori, dalle lotte sociali al partito al potere). "Si sta votando con lo stesso respiro transitorio delle Coppe del mondo, che quando sono passate sono passate".

Alla Camera i deputati si sono presi i loro cinque minuti mediatici parlando in nome dei collegi elettorali, dei figli, della madre, del padre, degli antenati e di Dio. Si sono scambiati insulti, sputi, cori e osanna alla dittatura militare. Uno dei discorsi più brevi è stato proprio quello del presidente della Camera, Eduardo Cunha, sotto indagine per corruzione: "Dio abbia misericordia di questo paese".

“È ironico”, commentano dal Pt, che considera l’impeachment un “golpe” per mettere al potere un uomo con un programma che i brasiliani non eleggerebbero mai, che la presidente cada “in mezzo a una ridda di discorsi contro la corruzione fatti da centinaia di deputati coinvolti fino al collo in storie di bustarelle e processi”.

Per il filosofo Marcos Nobre, "un impeachment in cui le vere motivazioni non sono incluse nell'atto di accusa è da democrazia delle banane".

Il vice presidente Michel Temer (implicato in passato in uno scandalo sulla manipolazione dei prezzi dell'etanolo) ha rotto l'alleanza tra il suo partito, il Pmdb (Partido do Movimento Democrático Brasileiro) e il Pt di Rousseff giusto in tempo per diventare il 16° presidente non eletto nelle urne. Dalla sua parte ha il calendario: basta che ce la faccia fino alle Olimpiadi e poi alle elezioni municipali.

Politicamente, la motivazione del suo attuale gruppo sembra essere innanzitutto fermare l'inchiesta Lava Jato (sulla corruzione nel gigante petrolifero statale Petrobrás) che ha coinvolto indirettamente la presidente, ma che soprattutto ha mandato in prigione e accusato personaggi legati all'attuale Parlamento e importanti uomini di affari.

Attuando un programma economico elaborato da mesi deve riuscire a bloccare l'avanzata del Pt con l'ex presidente Lula compromettendo le sue possibilità di essere eletto presidente nel 2018.

Il Pt ha motivi quindi per definire "golpe" il modo con cui Rousseff è stata estromessa, formalmente per aver infranto la legge di Responsabilità fiscale al fine di mantenere certi titoli ed entità di spesa – per la sua incapacità nella gestione economica e per mantenere l’assistenzialismo che garantisce voti al Pt, secondo l'opposizione.

I motivi politici sono profondamente intrecciati con quelli economici – e con gli errori politici del partito laburista di Lula e Rousseff.

In campagna presidenziale il Pt si era appellato ai lavoratori e alla classe media bassa contro il centrodestra e la destra che volevano "solo tagli". Arrivata al potere, Rousseff ha invece fatto il contrario – misure di austerità – confermando il messaggio che i politici una volta al potere scordano il mandato delle urne. La sua perdita di popolarità fino a crolli al 10% di approvazione l'ha quindi resa vulnerabile agli attacchi dell'opposizione.

Anche se i numeri dei fallimenti di imprese e della disoccupazione confermano una gestione dell'economia a dir poco superficiale da parte di Rousseff, per un aspetto essa è esonerata. Nel bilancio brasiliano, spiega la Banca Mondiale, circa l'85% della spesa è vincolata (non discrezionale per l’esecutivo) e cresce seguendo parametri quali gli introiti dello Stato e la crescita del Pil nominale. Per cambiare ciò – cosa che l’opposizione vuole fare da tempo – occorrerebbero delle riforme strutturali, tra cui quella delle pensioni, temi difficili per un partito dei lavoratori.

Sempre secondo la Banca Mondiale, tra il 2003 e il 2014, quindi con i governi petisti, sono uscite dalla povertà 29 milioni di brasiliani con una caduta del coefficiente Gini (indice della disuguaglianza) dell'11%. Il centrodestra e la destra contestano questa inclusione sociale come fasulla, perché sarebbe stata ottenuta con la concessione di "elemosine" a 50 milioni di brasiliani poveri con risorse del Tesoro. Più che di elevare i poveri alla cosiddetta nuova classe media, si sarebbe trattato di "assistenzialismo".

Alcuni intellettuali accusano Rousseff e Lula di incoerenza per avere di fatto interrotto le grandi lotte e le conquiste del popolo brasiliano degli ultimi cinquant'anni mantenendo le politiche neoliberali e antinazionali dei governi precedenti.

Il dibattito, in effetti, non si limita al contrasto tra due ideologie economiche, ma abbraccia anche il tipo di modello economico portato avanti dal Pt negli ultimi 13 anni: tra modello di sviluppo interno e quello di dipendenza esterna che ha caratterizzato l'America Latina negli ultimi 60 anni, il Pt avrebbe scelto il secondo.

Con politiche che hanno attratto i flussi di capitale esteri e alimentato il boom del Brasile, facendolo diventare un paradiso del capitale finanziario nazionale e internazionale proprio nei 13 anni di governi laburisti, il Pt sarebbe riuscito a coprire i cronici deficit (pubblico e della bilancia dei pagamenti) e a finanziare spese sociali straordinarie per i più poveri.

Dagli anni '90, il prezzo dell'apertura dell'economia brasiliana è stato una sempre maggiore dipendenza tecnologica e una crescente perdita di competitività dell'industria nazionale. Tra le cause, quasi tutti gli economisti citano una valuta troppo forte e le carenze del sistema Brasile – tassi d'interesse e inflazione alti, alto costo del lavoro e dell'energia elettrica, sistema fiscale inefficiente, infrastrutture precarie e manodopera poco qualificata. Metà degli investimenti esteri, spiegano, sono proprio andati ad acquistare industrie brasiliane rese vulnerabili.

La caduta dei prezzi delle materie prime non è la causa dell'attuale recessione – la peggiore dal 1930 – conferma il professore Pierre Salama, esperto di economia dello sviluppo su Libération. Occorre guardare ai governi precedenti che, incoraggiati dagli alti prezzi e dalla forte domanda internazionale di materie prime hanno specializzato il Brasile nella loro produzione a scapito dell'industria locale, portandoli a costituire il 60% del totale delle esportazioni.

Tuttavia, la perdita di competitività dell'industria locale si sarebbe accentuata durante le presidenze Lula tra il 2003 e il 2011, perché contando su forti flussi di capitali esteri che hanno permesso di alzare i salari minimi e ridurre notevolmente la povertà, egli non ha contrastato il fenomeno con un piano di politica industriale.

Durante i governi laburisti, la fame era stata ridotta del 50% e il 40% dei poveri era entrato nel mercato del consumo di massa. L'attuale recessione ora quasi del tutto cancellato le conquiste dell'occupazione, dei benefici sociali, delle opportunità d'istruzione (come nelle manifestazioni studentesche del 2013) e l'ascensore sociale.

La caduta del real aiuta da qualche mese e il 2017 potrebbe essere un anno di crescita, secondo Salama. Le opposizioni intendono sfruttare ciò con due scenari ben calcolati. Se si arrivasse alle elezioni del 2018, è necessario che Lula non sia più in gioco. Economicamente, deve avere successo il piano di austerità di Temer, che i laburisti definiscono "una restaurazione del neoliberismo; nessun presidente verrebbe eletto con un programma fatto su misura per gli interessi del sistema finanziario". Il pacchetto Temer è incentrato sui tagli alla spesa sociale, sulle privatizzazioni, sulla flessibilizzazione dei salari e sulla fine dei vincoli legislativi per la spesa per la salute e l'istruzione.

"Sarà doloroso per l'insieme della popolazione", ma si devono favorire gli investimenti esteri e l'iniziativa imprenditoriale, perché "lo Stato non può fare tutto", ha detto il vicepresidente.

Per fermare una candidatura Lula sia in elezioni anticipate nel 2017 sia in quelle del 2018, oltre all'aspetto economico, il centrodestra e la destra devono giocarsi bene la tenuta della contestazione sociale emersa a marzo, considerata la più grande mai scesa in piazza, ma non garantita.

L'allontanamento delle istituzioni dai cittadini a causa del "tradimento" di Rousseff da una parte e la corruzione dall'altra, ha lasciato allo sbando i movimenti sociali. La convocazione di marzo è passata dalle case, tra vicini, scuole e ospedali. Il risultato sono stati slogan contro i politici di destra e di sinistra e addirittura la richiesta sui cartelli di andare oltre la prigione: "ci vuole la fucilazione". Non c'erano poveri né neri, notano alcuni commentatori, ma una forte carica di odio. Sarebbe quest'odio generalizzato ad aver incoraggiato dei gruppi fascisti ad attaccare le case di persone legate indirettamente ai loro nemici politici. La polizia ne è allarmata.

La narrativa "contro tutti i corrotti", osserva l'analista Sergio Reis, indica che sono mobilitazioni con poca conoscenza di che cosa sia un impeachment e più dimestichezza con le votazioni dei reality show.

Potrebbe pertanto esaurirsi prima delle elezioni. In più, la popolazione silenziosa potrebbe mandare nuovamente in Parlamento politici locali di partiti frammentati o uniti solo da una convergenza di interessi poco motivati a far fare al Brasile un salto istituzionale qualitativo (come si è visto in questi giorni).

Da qui la fretta di vari settori della classe dirigente e imprenditoriale conservatrice di riprendere le redini. Il fatto è che la tendenza a votare Pt, che potrebbe continuare se l'austerità non avesse successo, ha anche interrotto negli ultimi 13 anni l'alternanza al potere e ciò spiegherebbe la soluzione drastica dell''impeachment per tornare al "nostro Brasile (conservatore) di una volta". Non è un mistero che gli industriali brasiliani nei decenni abbiano avuto successo o siano andati a picco secondo che andassero o meno d'accordo con i governi. Una mano palese è arrivata sempre anche dai gruppi editoriali conservatori come Globo o Folha di Sao Paolo.

È chiaro che il Brasile dovrà fare ora i conti con un Parlamento più conservatore quando vorrà riparlare di matrimoni gay, di quote per gruppo razziale, di controllo delle armi, di demarcazione delle terre indigene e altri punti dell'agenda progressista del Pt e della sinistra che hanno aiutato notevolmente negli anni passati i gruppi più svantaggiati, dalle persone di colore ai disabili, ai consumatori più poveri.

"Il nostro sistema partitico e di rappresentazione formale è fallito", dice il sociologo Rudá Ricci. "Ci vuole una riforma politica che garantisca un'ampia partecipazione sociale in una struttura federativa. Occorrono misure contro la corruzione non superficiali e mediatiche, come quelle che ora hanno portato all'impeachment. La corruzione non si risolve con azioni del potere giudiziario. Il motivo è che si alimenta con la disuguaglianza sociale profonda e dal fatto che le strutture dello Stato sono in mano e interessi partitici speciali senza alcuna trasparenza. La corruzione non è solo una deviazione individuale ma un'opportunità di ascesa sociale in società dove la mobilità sociale è bassa e dove si creano reti di lealtà oltre a poteri compromessi con interessi privati".

Senza una riforma politica che diminuisca il potere degli eletti con maggiori poteri di veto o intervento dei cittadini, le elezioni continueranno a essere un gioco a carte truccate, dice Ricci.

E intanto il Brasile più che una tigre emergente, sembra una in gabbia.

@GuiomarParada

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GUALA
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