In Siria si è sfiorato il primo confronto diretto tra Usa e Russia da quasi 60 anni. Mosca esalta il presunto successo della contraerea siriana come fosse la sua. E forse lo è. Se usati, il successo o meno degli S400 potrebbe spostare i futuri equilibri militari tra i due Paesi

Fumo sale dall'incrociatore USS Monterey mentre lancia missili di attacco terrestre Tomahawk. Immagine dal video del Pentagono pubblicato il 14 aprile 2018. US Navy Lt. j. Matthew Daniels / Handout via REUTERS
Fumo sale dall'incrociatore USS Monterey mentre lancia missili di attacco terrestre Tomahawk. Immagine dal video del Pentagono pubblicato il 14 aprile 2018. US Navy Lt. j. Matthew Daniels / Handout via REUTERS

Se non è ancora avvenuto, ci siamo andati davvero vicino. Il primo confronto diretto tra forze militari russe e americane, dopo l’incidente dell'U-2 del 1960, non è più un’eventualità così remota o fantapolitica. Per quanto, per il momento e per fortuna, sembra rinviato a data da destinarsi


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I sospiri di sollievo tirati un po’ in tutte le cancellerie del mondo – a cominciare proprio dal Cremlino – dopo l’attacco missilistico congiunto di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia del 14 aprile sono proprio stati spirati per questo motivo. Grazie ad alcune sagge precauzioni prese alla vigilia dell’ordine di lancio, come aver accuratamente scelto obiettivi non di primario interesse per la Russia né con militari russi nelle vicinanze e, soprattutto, aver avvertito in tempo lo Stato maggiore di Mosca. Stando almeno a quanto ha pubblicato il russo Kommersant, secondo cui i militari francesi avrebbero avvertito per tempo i russi dell’attacco e questi ultimi avrebbero passato la voce agli alleati siriani.

Più che i missili twittati da Donald Trump, smart sono stati finora i comandanti militari alleati.

Altra cosa è la retorica. Quella di Putin, che nel mattino europeo dopo l’attacco ha parlato di «un atto di aggressione contro uno Stato sovrano» mettendo in guardia sul fatto che «la storia metterà ogni cosa al suo posto». E quella della tv di Stato Rossia24 che ha mostrato rifugi antiatomici e dato consigli su quali alimenti procurarsi in caso di inverno nucleare.

O ancora quella di Valery Gerasimov, capo di Stato maggiore delle forze armate russe, che aveva minacciato di abbattere tutti i missili diretti sul suolo siriano e, in caso di pericolo diretto per i russi, di colpire anche le navi nel Mediterraneo e gli aerei da cui fossero partiti i missili.

E proprio da ministero della Difesa russo sono arrivate le reazioni più interessanti

Contraerea

Poche ore dopo l’attacco, il ministero della Difesa russo ha twittato - rispondendo quindi con le stesse armi di Trump -: "basi siriane attaccate: Duwali – 4 missili, tutti abbattuti; Al-Dumayr – 12 missili, tutti abbattuti, Blai – 18 missili, tutti abbattuti; Shayrat – 12 missili, tutti abbattuti. 5 dei 9 missili lanciati sulla base vuota di Mazzeh sono stati abbattuti e 13 dei 16 diretti all’aeroporto di Homs". E così via in altri tweet.

Alla fine, il dato che ha fatto i titoli dei giornali in tutto il mondo: la contraerea siriana avrebbe abbattuto ben 71 dei 103 missili lanciati. Si tratta del 70%, una percentuale altissima.

Non è possibile verificare la veridicità di questi numeri. Il generale Kenneth MvKenzie Jr, capo dello staff alleato, ha dal canto suo detto che la Siria avrebbe lanciato 40 missili terra-aria per tentare di intercettare i cruise ma molti di essi sarebbero stati sparati solo dopo che l’ultimo obiettivo era stato già distrutto.

A sorprendere, se fosse vero quanto affermato dai russi, non è solo il dato in sé ma anche l’enfasi, la tronfia fierezza con cui il ministero della Difesa e i media hanno riportato il presunto risultato, considerando che di fatto stanno parlando della contraerea siriana e non di quella russa.

Almeno in teoria. Per quello che sappiamo, infatti, la Siria dispone di vecchi armamenti sovietici forniti a cavallo tra gli anni '50 e '60, sicuramente incapaci di contrastare missili cruise di ultima generazione. In tempi recenti, però, la Russia ha fornito a Bashar al-Assad i più moderni Pantsir S-1, aggiornato i vecchi S150, S200 e Buk, e addestrato i militari a usarli al meglio. Secondo i russi, è con questi ultimi che sarebbe stato "respinto l’attacco". Ma resta ancora difficile credere a una percentuale così alta.

Deterrenza

Il vero spauracchio americano, bisogna aggiungere, sono però i nuovissimi S400, che ha fama di essere il più moderno e sofisticato sistema antiaereo al mondo ma mai realmente testato sul campo. Per una coincidenza curiosa, fonti militari russe parlano di un’efficacia del 70%.

La Russia ha da tempo schierato alcuni S400 in Siria, si pensa una mezza unità, per un totale stimato di 60 missili. Numeri molto piccoli.

La produzione totale non sarebbe superiore a 125 unità. Considerando i numerosi obiettivi da proteggere in Russia – tra basi aeree, navali e radar – e aree sensibili come la Crimea e Kaliningrad, è davvero improbabile che questi numeri possano aumentare.

Nessuno sa se in realtà nell’attacco del 14 aprile siano stati usati sistemi antiaerei russi in supporto a quelli siriani. Resta però molto improbabile che siano stati usati i temuti S400 né che possano essere usati in futuro. Rispondere a una pioggia di un centinaio di Tomahawk equivarrebbe a decimare l’intero arsenale e decapitare la capacità di deterrenza russa nei cieli. Con in più una grande incognita. Perché, se usati, il successo o l'insuccesso degli S400 potrebbe davvero spostare i futuri equilibri militari tra Usa e Russia.

E allora non resta che l’arma della retorica.

@danileliatweet

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