Attentato a Bangkok, prende sempre più piede la pista dei musulmani Uiguri

Il violento attentato del 17 agosto scorso al tempio hindu di Erawan, nel centro di Bangkok, che ha causato la morte di 20 persone e circa 150 feriti, non è stato ancora rivendicato. E la polizia thailandese - fino ad ora – non ha mai voluto parlare di terrorismo. Ma, viste le origini delle persone arrestate e di quelle ancora ricercate, prende sempre più piede la pista degli Uiguri - una etnia turcofona musulmana che vive nella regione dello Xinjiang, nel nordovest della Cina – collegata a nazionalismo turco.

Bangkok, ThailandThai police spokesman Prawut Thawornsiri shows a sketch of a suspect believed to be involved in the recent Bangkok blast at the Royal Thai Police headquarters in Bangkok, Thailand, September 1, 2015. Thai police have issued arrest warrants for three more foreign male suspects, Prawut said. REUTERS/Chaiwat Subprasom
Bangkok, ThailandThai police spokesman Prawut Thawornsiri shows a sketch of a suspect believed to be involved in the recent Bangkok blast at the Royal Thai Police headquarters in Bangkok, Thailand, September 1, 2015. Thai police have issued arrest warrants for three more foreign male suspects, Prawut said. REUTERS/Chaiwat Subprasom

Cinque mandati d’arresto

Secondo la stampa thailandese, infatti, l’uomo arrestato ieri al valico di Aranyaprathet, al confine tra Thailandia e Cambogia, sarebbe un cinese di etnia uigura di 25 anni. Le autorità, però, non hanno confermato l’identità, e si sono limitate a dire che si tratta di un cittadino straniero, «molto simile» al giovane ripreso dalle telecamere di sorveglianza nella zona dell’attentato. Sui cinque mandati di arresto che la polizia ha ordinato negli ultimi giorni, a parte una donna thailandese di religione musulmana che è stata rintracciata in Turchia e che si è dichiarata innocente e disponibile a collaborare, gli altri sono stranieri. Tra questi, tre sono di nazionalità turca.

L’appoggio della Turchia agli Uiguri

Da tempo i nazionalisti turchi e il governo di Ankara si sono dedicati alla causa della minoranza musulmana degli Uiguri, che denunciano la brutale repressione delle autorità cinesi nei loro confronti. Soprattutto nella libertà di culto. Negli ultimi anni, infatti, Pechino ha imposto molte restrizioni nella regione dello Xinjiang - dove vive la maggioranza dell’etnia - ed ha addirittura vietato di osservare il digiuno del Ramadan.

La lotta per l’indipendenza ha origini molto antiche

Gli Uiguri, dopo che nel 1931 e nel 1944 tentarono, senza riuscirci, di costituire una repubblica autonoma, si sono organizzati con diversi movimenti separatisti. Alcuni di questi sono gruppi armati radicali. Tra i più conosciuti - inseriti anche nella lista statunitense delle organizzazioni terroristiche internazionali - troviamo il «Movimento Islamico del Turkestan Orientale». Un gruppo che ha avuto stretti rapporti con «Al Qaeda» e che, secondo il governo di Pechino, sarebbe addestrato in Medio Oriente. L’organizzazione è stata accusata anche di diversi attentati terroristici contro l’etnia maggioritaria cinese degli Han. Il più violento nel 2014, quando, in un mercato di Ürümqi - la capitale della regione dello Xinjiang – in una esplosione, sono morte una trentina di persone.

Molti vogliono solo raggiungere la Turchia

Non tutto vogliono combattere. Stanchi di essere perseguitati dalle autorità cinesi, molti Uiguri decidono di scappare dalla terra dove sono nati per raggiungere la Turchia, dove risiede una loro numerosa comunità. Ma non sempre ci riescono. Come lo scorso luglio quando, il governo di Bangkok, ha bloccato 109 Uiguri e ha ordinato loro il rimpatrio forzato in Cina. La decisione aveva innescato le proteste dei nazionalisti turchi vicino alla minoranza musulmana tanto che, il consolato thailandese ad Istanbul, era stato assaltato da circa duecento manifestanti.  Alcuni analisti non escludono che le violenze si siano innescate perché tra i deportati era presente anche qualche importante figura politica dell’opposizione dell’etnia musulmana.

Due i nemici da colpire

 Il micidiale attentato a Bangkok, dunque, potrebbe essere visto come un duplice attacco. Contro la Thailandia e contro la Cina. E la decisione di colpire proprio il santuario di Erawan, meta di molti turisti cinesi, non sembra essere un caso.

@fabio_polese

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