Bangkok torna a fare rumore

Bangkok – E' tornata la paura nella capitale thailandese a causa di due esplosioni avvenute nella serata di domenica, nei pressi di uno dei centri commerciali più importanti e lussuosi della città, il Siam Paragon. I due ordigni rudimentali sono stati posizionati vicino alla stazione Siam dello skytrain - la ferrovia sopraelevata – e hanno causato il ferimento lieve di una persona.

Bangkok, Thailand Soldiers guard outside Parliament. REUTERS/Chaiwat Subprasom

Si tratta del primo attacco a Bangkok dopo l'ennesimo colpo di stato in Thailandia del 22 maggio scorso. Il leader della giunta militare e attuale premier Prayuth Chan-Ocha, non escludendo e non confermando che dietro le esplosioni ci possa essere una matrice politica, ha rafforzato le misure di sicurezza in città e ha assicurato che farà «di tutto per mantenere l'ordine e garantire l'incolumità dei cittadini». «Questa vicenda – ha aggiunto il premier thailandese – conferma l'assoluta necessità di tenere in vigore la legge marziale». Perchè «ci sono ancora persone cattive che vogliono interrompere la pacificazione sociale», ma ha garantito che «noi troveremo un modo per contrastarli e li puniremo in maniera durissima».

«Le bombe non intendevano uccidere», ha spiegato il ministro degli Interni in carica, Anupong Paochinda, sottolineando che l'obiettivo di questo atto dimostrativo era quello di «creare confusione».

Intanto le indagini stanno procedendo. Attualmente sono stati spiccati due mandati d'arresto contro due uomini sospettati di essere le persone che avrebbero posizionato gli ordigni artigianali che hanno terrorizzato i molti avventori del Siam Paragon. I due, di trent'anni circa, sono stati ripresi dalle telecamere di sicurezza a circuito chiuso del centro commerciale mentre, con fare sospetto, si aggiravano proprio dove sono state posizionate le piccole bombe.

Il doppio attentato è arrivato ad un anno di distanza dalle proteste di “Shutdown Bangkok” - guidate da Suthep Thaugsuban ex leader del People's Democratic Reform Committee (Pdrc) recentemente ordinato monaco buddista in un villaggio della provincia di Surat Thani, nel sud del Paese - che hanno portato in strada diverse migliaia di persone contro l'ex governo di Yingluck Shinawatra, sorella di Thaksin Shinawatra, per anni primo ministro thailandese, ora in esilio. La lunga crisi politica, durata ben sei mesi prima del colpo di stato deciso dall'esercito thailandese, aveva provocato la morte di 28 persone e oltre 800 feriti durante attentati dinamitardi e scontri a fuoco.

Inoltre, proprio in questi giorni, il Parlamento thailandese ha votato - con 190 voti a favore e 18 contrari - l'interdizione alla vita politica per almeno cinque anni dell'ex primo ministro Yingluck Shinawatra, unica donna premier nella storia del «Paese dei sorrisi». Per molti analisti questa potrebbe essere stata la causa che ha portato all'attacco dimostrativo e che potrebbe far riaccendere tensioni politiche e sociali in un Paese che, dal 1932 ad oggi, ha attraversato - tra tentati e riusciti - ben diciannove colpi di stato.

Secondo un'ulteriore interpretazione, invece, lo scoppio dei due ordigni sarebbe da addebitare proprio ai sostenitori del golpe militare. Una strategia che, per molti, sarebbe stata studiata a tavolino dalle forze governative in modo da prolungare la legge marziale attualmente in vigore in Thailandia e giustificare nuove repressioni. Voci che, ovviamente, sono state subito smentite dai vertici dell'esercito.

Dal 2005 la Thailandia è teatro di violenti scontri fra le «Camicie rosse», vicine alla famiglia Shinawatra - supportata dalla fascia più debole della popolazione - e le «Camicie gialle», rappresentanti dei democratici, sostenuti dalle élite della Capitale, dagli ambienti vicino alla monarchia e dalle forze armate. Nei disordini politici del 2010, quando i sostenitori di Thaksin – le «Camicie rosse» - avevano paralizzato Bangkok nel tentativo di far cadere il governo guidato dal Partito Democratico, morirono 90 persone - tra questi anche il fotoreporter freelance italiano Fabio Polenghi che si trovava a Bangkok per documentare le proteste - e 2.000 feriti.

Per capire cosa succederà nel futuro del «Paese dei sorrisi» è ancora troppo presto. Bisognerà aspettare. Di certo c'è che la Thailandia continua ad essere spaccata in due e la possibilità di nuove ondate di violenza politica non è affatto remota. Nuovi disordini potrebbero arrivare da un momento all’altro, soprattutto se il leader della giunta militare e attuale premier Prayuth Chan-Ocha intensificherà, come in parte ha già reso noto, il controllo sociale e le misure repressive. Il nuovo governo - dalla data del golpe – è accusato da molti di aver marginalizzato l'opposizione politica e qualsiasi forma di dissenso.

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