Il Bangladesh ha iniziato una guerra alla droga in stile Duterte

In Bangladesh dilaga la yaba, una pasticca a basso costo che arriva da Myanmar. E il governo ora ha dichiarato guerra ai trafficanti adottando i metodi filippini, omicidi extragiudiziali in testa. In meno di tre settimane gli agenti avrebbero ucciso a sangue freddo almeno 50 persone

Agenti del Rapid Action Battalion (Rab). REUTERS/Mohammad Ponir Hossain
Agenti del Rapid Action Battalion (Rab). REUTERS/Mohammad Ponir Hossain

Dall’inizio del mese di maggio il governo bangladeshi presieduto dalla premier Sheikh Hasina, leader dell’Awami League Party, ha iniziato una violenta campagna antidroga in tutto il Paese in modalità che ricalcano la war on drugs dichiarata dal presidente Rodrigo Duterte nelle Filippine.

Come l’arcipelago del sudest asiatico, anche il Bangladesh negli ultimi anni ha registrato una crescita esponenziale del consumo e spaccio di un eccitante a basso costo derivato della metanfetamina, la yaba: pasticche di diversi colori e gusti con un mix di principi attivi a base di metanfetamina e caffeina.

Il primo maggio il Department of Narcotics Control (Dnc), in una conferenza stampa, annunciava l’inizio di una campagna antidroga di respiro nazionale per “proteggere le generazioni future dalla minaccia della droga”. Dal lato della comunicazione, stazioni radio e canali televisivi hanno iniziato a trasmettere una serie di pubblicità progresso con lo slogan “Ama la vita, stai lontano dalle droghe”, mentre la narcotici bangladeshi iniziava a condurre raid in tutto il Paese a caccia di consumatori e spacciatori di yaba.

Presto le attività della campagna antidroga sono state allargate al coinvolgimento, in aggiunta agli uomini della Dnc, di agenti di polizia e reparti d’élite del Rapid Action Battalion (Rab, le teste di cuoio della polizia bangladeshi), seguendo le direttive arrivate direttamente dalla premier Hasina.

Il 3 maggio, presenziando alle celebrazioni ufficiali del 14esimo anniversario della fondazione della Rab, Sheikh Hasina dichiarava: «Abbiamo avuto successo nella campagna militare contro la militanza (dell’estremismo islamico, nda). Ora dobbiamo continuare, occupandoci dell’abuso di droghe. Se i nostri figli diventano dipendenti dai narcotici, nulla può dare un dolore più grande alle famiglie. Tutti coloro che producono, vendono, trasportano e usano droghe illegali sono da considerarsi ugualmente colpevoli. Di conseguenza, dovranno essere prese misure appropriate».

In meno di tre settimane, le parole della premier bangladeshi si sono tradotte in un’allarmante striscia di omicidi extra giudiziali stile Filippine, con gli agenti della Rab accusati di aver ucciso a sangue freddo almeno 50 persone in quelli che gli agenti descrivono come scontri a fuoco ingaggiati dagli spacciatori: rispondere al fuoco e fare vittime collaterali rientra nelle prerogative di legittima difesa delle truppe, si giustifica la Rab.

Ma i famigliari di alcune vittime, smentendo le ricostruzioni ufficiali, hanno raccontato episodi che ricalcano con precisione le modalità già utilizzate dalla polizia filippina di Duterte: gli agenti della Rab irrompono nelle case del sospettato, lo “arrestano” e lo conducono lontano da occhi indiscreti per ammazzarlo a sangue freddo senza testimoni.

Durante una conferenza stampa, l’attivista per i diritti umani bangladeshi Sultana Kamal ha dichiarato: «La gente non vuole questi omicidi. Usare armi da fuoco, comprate con i soldi dei contribuenti, per omicidi extra giudiziali significa violare la legge. A che serve il nostro sistema legale se le forze dell’ordine se ne vanno in giro a fare giustizia da sole?».

Secondo i dati diffusi dal governo, e riportati da Al Jazeera, le corti speciali della Rab hanno già sentenziato 2.471 persone, 347 delle quali spacciatori, cui si sommano più di 500 arresti ad opera della polizia regolare.

Lo scorso anno, riporta Deutsche Welle, le autorità bangladeshi hanno sequestrato 40 milioni di pasticche di yaba, seppur secondo stime non ufficiali le pasticche entrate nel Paese sarebbero state non meno di 300 milioni. Un funzionario della Dnc, interpellato dal magazine tedesco, ritiene che il giro d’affari della yaba nel Paese valga almeno 600 milioni di dollari.

Non è facile quantificare il numero di dipendenti da yaba in Bangladesh. Le cifre ufficiali della Dnc parlano di almeno sette milioni di tossicodipendenti nel Paese, di cui almeno cinque dipendenti da yaba. Molto diffusa tra i giovani della classe medio-alta, il prezzo per una pasticca di yaba sul mercato bangladeshi oscilla tra gli 8 e i 20 euro.

Le autorità internazionali ritengono che il 90% della produzione globale di metanfetamine provenga dal Myanmar, con cui il Bangladesh divide più di 250 km di confine interessato negli ultimi anni dalla crisi dell’esodo dei rohingya. Secondo questo interessantissimo reportage pubblicato alcuni anni fa sul Dhaka Tribune, il centro dello smercio di yaba in Bangladesh si troverebbe proprio tra Cox’s Bazar e Teknaf, a ridosso del confine birmano, e godrebbe della protezione di membri molto influenti della stessa Awami League, partito espressione del governo guidato da Sheikh Hasina.

La guerra alla droga dichiarata dal governo Hasina al racket della yaba entra a pieno diritto nella campagna elettorale che la premier bangladeshi ha inaugurato all’inizio di quest’anno: le elezioni nazionali in Bangladesh dovrebbero tenersi proprio nel 2018, in data ancora da definire.

@majunteo

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