Beirut e Parigi, morti diversi?

Beirut - Una madre tiene in braccio con orgoglio il suo bambino che, nonostante la mano fasciata, con le dita fa ai giornalisti  il segno della vittoria mentre lascia il pronto soccorso del Bahman Hospital, poco distante dal luogo dell’esplosione a Burj al-Barajneh. Dall’altoparlante della vicina Moschea di Al-Hassanein un religioso prega sommessamente: “Dio salvi la nostra gente e la nostra nazione da chiunque lavora per la morte e la distruzione”.

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È tarda notte e sono passate molte ore dalla duplice esplosione che a sud di Beirut ha causato 48 morti e un centinaio di feriti. Nell’area dell’attentato ora regna una calma innaturale. L’odore acre, un misto infernale di carne bruciata e di gomma dei pneumatici e i detriti sparsi ovunque ricordano che qui prima scorreva la vita. Il forno del pane e il supermercato dove le donne con i bambini erano a comprare il necessario per il venerdì, il giorno di festa.

Rania, mamma di due bambini che sono stati curati all’ospedale, racconta: “I miei bambini erano a casa di mia madre, proprio accanto al luogo dell'esplosione. Quando ho sentito le notizie alla televisione sono corsa a casa, ma i bambini erano già qui. Grazie a Dio erano solo feriti leggermente e ora torniamo a casa”. Solleva il piccolo Ahmed, che piange e cerca di togliersi la grande benda che gli copre la testa.

La stessa mano che ha colpito a Beirut, il giorno dopo costruisce una nuova strage a Parigi. “È come se i terroristi avessero voluto uccidere due volte i cittadini di Beirut - dice Maurice Iskandar, giornalista libanese – condannandoli all’oblio dopo la morte.” 

Leggendo i giornali europei di questi giorni le parole di Maurice sono dolorosamente vere. Eppure la mano omicida è la stessa, identici sono gli obiettivi politici, uguale la strategia che a Parigi colpisce i luoghi del divertimento e in Libano attacca chi si prepara a un giorno di riposo e di serenità. “La carne e il sangue delle donne e dei bambini di Burj al-Barajneh non sono diversi da quelle dei morti di Francia. Non riesco a capire cosa cambia. Forse che in Libano siamo più abituati a essere carne da macello per guerre che non ci riguardano, ma che si combattono sulla nostra pelle da tanti, troppi anni.”

Abitudine alla morte e agli attentati, una realtà in Libano. Se sabato Parigi, secondo le cronache, era una città deserta e spaventata, ben diversa era Beirut la sera stessa dell’ultimo attentato. Qui la vita è tornata a scorrere velocemente, i ristoranti non hanno avuto problemi a riempire le loro sale e la mattina dopo abbiamo partecipato con Maurice a un evento pubblico in un altro dei comuni di Beirut sud, già colpito diverse volte da attacchi kamikaze.

“Questa abitudine è la nostra forza, ma rischia di diventare la nostra debolezza.” Dice ancora Maurice. “Sempre più rischiamo di non arrabbiarci e di non combattere chi vuole distruggere la nostra convivenza.”

All’apertura del convegno a Haret Hreik (comune roccaforte di Hezbollah a Beirut Sud), un minuto di silenzio ricorda le vittime di Parigi e Beirut.  “Credi che qualcosa di simile sia accaduto in Francia o in Italia? Trovo molto pericoloso il disinteresse con cui l’occidente ha velocemente rimosso le vittime di Beirut per due motivi. Il primo è la rabbia del mondo mediorientale che sempre di più si convince che l’occidente si interessa solo di se stesso e che la sofferenza e la morte di interi popoli in Siria, in Iraq o in Libano non sia una cosa rilevante per gli europei e gli americani. Una sensazione che contribuisce ad ampliare il fossato tra i due mondi. Il secondo è che riconoscere e onorare vittime comuni è indispensabile per capire che abbiamo nemici comuni da combattere insieme.”

Christina Hamdan, un medico dell'ospedale, esce per fumare dalla porta del pronto soccorso e ci dice “Questa esplosione ha colpito solo i civili. Noi siamo i figli di questa nazione e vogliamo vivere qui in sicurezza. Vogliamo vivere in questo Paese in dignità e libertà”.  Poi getta velocemente la sua sigaretta e rientra di corsa al pronto soccorso;  il bimbo di Rania è riuscito a strapparsi la benda e la sua ferita perde di nuovo sangue.

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