Birmania: l’ascesa politica del Ma ba tha, il comitato che protegge la razza e la fede

“Non sono nemmeno dei veri monaci, i monaci buddisti sono le persone più tolleranti al mondo,” dice Tin, un attivista sociale musulmano, mentre sediamo nel caffè di un albergo in centro a Yangon, l'ex capitale del Myanmar. Si riferisce al Comitato per la protezione della razza e della fede, meglio noto come Ma Ba Tha, una organizzazione di monaci radicali sorta ufficialmente nel 2014.

Negli ultimi tempi il Ma Ba Tha ha assunto un ruolo sempre più rilevante nella politica del Paese, organizzando varie manifestazioni xenofobe contro la comunità musulmana condite da dichiarazioni a dir poco incendiarie, come quella rilasciata da Wirathu – un monaco diventato per certi versi il “volto” del Ma Ba Tha - l'anno scorso, quando affermò che Yanghee Lee, rappresentante speciale delle Nazioni Unite, sarebbe una “cagna” e una “puttana” perché aveva criticato la sua organizzazione. In altre occasioni, ha sostenuto che i musulmani sono “cani impazziti” e li ha accusati di stuprare donne buddiste.

Nella loro ascesa i monaci radicali hanno tratto giovamento dalle tensioni latenti fra musulmani e buddisti. Questo potrebbe sembrare difficile da credere a Yangon, dove le principali religioni del mondo convivono una accanto all'altra: nel raggio di un chilometro dal centro si trovano moschee, chiese, templi indù, templi cinesi e, naturalmente, pagode buddiste.

Ma sotto la quiete apparente fermenta una intolleranza che, secondo il Dottor Maung Zarni, attivista birmano in esilio e ricercatore presso lo Sleuk Rith Center in Cambogia, è il frutto di decenni di propaganda della dittatura militare (nota: i militari presero il potere nel 1962 e secondo molti hanno sempre cercato di usare un gruppo etnico contro l'altro.).

“I pregiudizi religiosi e razziali sono comuni in tutto il mondo, ma la trasformazione di questi pregiudizi in una forma di genocidio è il risultato della mobilitazione di politici, leaders e demagoghi,” ha affermato Zarni in una mail a East, riferendosi innanzitutto al caso dei Rohingya, una piccola minoranza musulmana dello Stato del Rakhine che è stata la principale vittima delle tensioni religiose del Paese.

 

Ai Rohingya venne tolto il diritto di cittadinanza nel 1982 e vari episodi di violenza – quali gli scontri interetnici del 2012 – hanno costretto centinaia di migliaia di loro a rifugiarsi in centri per sfollati. Si tratta di ciò che il Dr. Zarni definisce un “genocidio al rallentatore” (una definizione che alcuni giudicano eccessiva.)

Il Ma Ba Tha, pur dicendosi interessato alla pace, ha confrontato questi problemi ergendosi a protettore della fede buddista e dell’unità nazionale. Secondo quanto detto a East da Chris Lewa di Arakan Project, una ong che si occupa di Rohingya, “un radicato pregiudizio anti-musulmano è diffuso, non è una novità. E il Ma Ba Tha ha sfruttato tale sentimento soprattutto in questo momento di grandi cambiamenti.”

 

Oggi questa organizzazione detiene un potere politico notevole e, pochi mesi or sono, ha avuto successo nella campagna per l’approvazione di quattro leggi “per la protezione della religione e della razza” ampiamente condannate da vari gruppi umanitari perché discriminatorie sia contro le minoranze religiose che contro i diritti delle donne.

 

Il fatto che il messaggio del Ma Ba Tha sia simile alla propaganda dell'ex giunta militare - nazionalismo, unità sono vecchi slogan - fa anche sorgere dei dubbi sulle reali motivazioni del movimento. Per dirla in breve: sono in molti a pensare che il Ma Ba Tha sia al servizio dello Union Solidarity Development Party (Usdp), partito in buona parte composto da ex ufficiali attualmente al governo.

“Vengono usati dalla élite militare, fa parte del loro piano per rimanere al potere,” spiega a East Khin Ohmar, coordinatrice dell’organizzazione umanitaria Burma Partnership, secondo la quale l'esercito vuole rimanere in prima linea, seppur nascosto dietro a una democrazia di facciata. “Quando l'esercito era direttamente al potere non avevano bisogno di nessuno. Ora è diverso, hanno bisogno di una qualche forma di supporto popolare e la cosa più semplice è concentrarsi sulla minoranza musulmana: è facile organizzare una campagna islamofoba.”

Questo spiega perché eminenti membri del Ma Ba Tha hanno più volte criticato la National League for Democracy (Nld), il partito di Aung San Suu Kyi e principale avversario dello Usdp, sostenendo che si tratta di un 'partito islamico' e chiamando gli elettori a votare il governo uscente.

“Dovremmo dimenticare quello che hanno fatto in passato,” disse a giugno Bhaddamta Vimala, segretario del Ma Ba Tha, riferendosi allo Usdp. “Voglio che questo governo abbia una seconda legislatura perché non voglio che la nostra immatura democrazia venga danneggiata.”

Questi messaggi hanno trovato il favore di una parte della popolazione e hanno calato Aung San Suu Kyi in un imbroglio di difficile soluzione. Se parlasse apertamente in difesa dei Rohingya o dei musulmani in genere rischierebbe di perdere voti alle elezioni di Novembre. Non dicendo nulla, sta perdendo quell'aureola di santità che si era creata in anni e anni di arresti domiciliari sotto il controllo della giunta militare.

Sembra comunque che fra i due mali la Signora preferisca il secondo: a settembre, quando si è trattato di presentare le liste elettorali, l'Nld ha escluso molti dei candidati di fede musulmana. Una decisione che ha portato molte critiche. E forse qualche voto in più.

@Mick887

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