La Bolivia ha trovato una soluzione nella lotta al narcotraffico?

Ridurre la coltivazione della coca a 14.000 ettari in tutto il Paese: questo è l’obiettivo del governo Morales. In 6 anni, i terreni di coca sono diminuiti del 34%. Un risultato straordinario se paragonato alla linea dura adottata dalla Colombia con il sostegno Usa.

Fermare la coltivazione prima che diventi traffico. Nella lotta alle droghe illecite esistono approcci molto diversi: alcuni governi prediligono la repressione (fumigazione, eradicazione forzata), mentre altri optano per soluzioni a lungo termine, capaci di creare alternative economiche per i contadini che oggi “cedono” alla coltivazione della cocaina. È un dibattito quasi senza fine. Nonostante ciò, esistono degli esperimenti che gli analisti osservano con interesse. Fra questi c’è quello boliviano. Evo Morales, presidente della Bolivia, è sempre stato molto liberale in relazione alla coltivazione, produzione e vendita della foglia, sottolineando, fin dall’inizio del suo primo mandato, che non ci si dovesse fermare al facile accostamento coca-cocaina. La foglia di coca fa parte della cultura andina; la pasta di cocaina, no. Un discorso poco udibile per i sostenitori della linea dura nella lotta al narcotraffico. La Bolivia, però, è riuscita a ridurre la coltivazione della coca negli ultimi anni. Ci è riuscita basandosi su un semplice concetto: ridurre l’eccedenza della coltivazione rispetto al reale fabbisogno. Gli ettari sono diminuiti senza fumigazioni o interventi delle Forze Armate.

Secondo i dati ufficiali dell’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime), nel 2009 vi erano 30.900 ettari coltivati, mentre nel 2014 sono stati 20.400. Una riduzione del 34% negli ultimi 6 anni, che ha portato La Paz a registrare il dato più basso dal 2003. È accaduto senza fumigare le piante - pratica peraltro potenzialmente dannosa per i suoi possibili risvolti cancerogeni - e senza aver utilizzato l’esercito, richiedendo il supporto di dipartimenti stranieri. Il paragone con la Colombia appare fin troppo scontato. Bogotà ha scelto, da anni, di rispondere usando la forza, ma i risultati non sempre sono stati confortanti. Nel 2014, ultimo anno per il quale esistono dati accertati dell’UNODC, in Colombia sono stati coltivati 69.000 ettari di coca, mentre nei due anni precedenti la quantità si era ridotta a 48.000.

Dal World Drug Report 2016 dell'UNODCDal World Drug Report 2016 dell'UNODC

Nel 2009, anno in cui è cominciata la decrescita boliviana, in Colombia si avevano 73.000 ettari. In sei anni, dunque, non si è andati oltre una riduzione del 5,5%. L’obiettivo boliviano è quello di raggiungere quota 14.000, identificata come la quantità necessaria per soddisfare il fabbisogno di foglie di coca nel Paese. Al momento, tutto ciò che è al di sopra dei 14.000 è destinato ad attività illegali. «L’abbandono delle coltivazioni di coca», scrive Alfredo Luis Somoza, giornalista e presidente dell’Istituto di Cooperazione Economica Internazionale, «è dovuto anche a politiche pubbliche che hanno offerto ai lavoratori concrete alternative, attraverso la costruzione di infrastrutture per il trasporto e la commercializzazione di prodotti agricoli, la formazione tecnica, le nuove industrie di trasformazione alimentare». Gli investimenti hanno superato il miliardo di dollari, consentendo ai contadini boliviani di abbandonare la coca riconvertendo i terreni. Un’«eradicazione concordata», come la definisce il governo Morales. La politica boliviana è stata elogiata anche nel World Drug Report del 2016: «le contrazioni degli ultimi anni sono connesse agli sforzi per uno sviluppo (perseguito con un'assistenza esterna molto limitata) e una forte pressione sociale sui lavoratori di coca da parte delle autorità e dei sindacati per limitare la coltivazione della coca a 1 cato (0,16 ettari) per famiglia».

L’attuale estensione boliviana corrisponde alla metà di quella del periodo 1990-1997, ma è ancora più grande del 40% rispetto al picco del 2000. “Combattere una guerra alla droga su basi militari non è la soluzione, come abbiamo visto in alcuni paesi dove sono gli ufficiali americani a condurre la lotta alla droga”, ha detto Morales facendo un implicito riferimento alla Colombia che dal 1999 ha ricevuto circa 9 miliardi di contributi dagli Stati Uniti. Washington continua a non gradire l’approccio boliviano alla questione, ma a lungo andare potrebbe rendersi conto che le azioni militari non sono sufficienti se non sono abbinate a programmi sociali ed agricoli. La soluzione boliviana rappresenta solo un piccolo passo in avanti nella lotta al narcotraffico, costituito da tanti aspetti diversi, e complessi, rispetto alla coltivazione. Al momento, però, aggiunge elementi nuovi al dibattuto tema. 

@AlfredoSpalla

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