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Aspiranti golpisti, vescovi e altri famigli: tutti gli uomini di Bolsonaro

Un vice a favore dell’intervento militare, un economista vicino all’ala pinochetiana della scuola di Chicago, un vescovo miliardario e poi stelle del calcio, dei media e tanti parenti. Figli e famigli alla corte di Bolsonaro che domenica sognano di prendersi Brasilia

Il candidato Jair Bolsonaro con parte del suo staff in attesa di una conferenza stampa. REUTERS/Ricardo Moraes
Il candidato Jair Bolsonaro con parte del suo staff in attesa di una conferenza stampa. REUTERS/Ricardo Moraes

La sinistra, dopo aver recuperato 6 punti nei sondaggi, spera nella virada delle ultime ore, ma Jair Bolsonaro, l’estremista di destra candidato dal Partito social liberale (Psl), sembra essere a un passo dal Planalto di Brasilia. Fernando Haddad, l’uomo scelto dal Partido dos Trabalhadores di Lula, avrebbe il 44% delle preferenze, mentre Bolsonaro sarebbe al 56%. Per capire quali sono le reali intenzioni di Bolsonaro, di cui molti temono una possibile deriva autoritaria una volta al potere, è fondamentale conoscere chi sono gli uomini che lo circondano e consigliano.

È una corte composta da politici, familiari, militari e alcuni personaggi famosi che lavorano per lui dall’esterno. Il più vicino, almeno dal punto di vista istituzionale, è il generale Antônio Hamilton Mourão, esponente del Prtb (Partido Renovador Trabalhista Brasileiro). È entrato nel ticket della presidenza grazie all’alleanza fra il suo partito e quello di Bolsonaro, che però avrebbe gradito un altro profilo. Mourão è un generale dell’esercito in riserva, ma in molti lo ricordano per l’infelice frase, quando era ancora in servizio, in cui non escludeva un possibile intervento militare: «I poteri dovranno trovare una soluzione. Se non ci riusciranno, arriverà un momento in cui dovremo imporre una soluzione. E quest’imposizione non sarà facile, genererà problemi. Potete starne certi», disse in uno dei passaggi più burrascosi della presidenza Temer. È autore di gaffe eccessive perfino per lo stile aggressivo di Bolsonaro. Nel corso della campagna elettorale, ha guardato il nipote, e con l’intento di fargli un complimento, l’ha indicato come «un bell’uomo», essendo il risultato dello «sbiancamento della razza» (branqueamento, ndr). Il rapporto fra Bolsonaro e Mourão non è dei più fluidi, ma è servito al candidato di estrema destra per attrarre l’elettorato ultra-conservatore.

Un altro generale, Augusto Heleno, è invece già stato indicato come un sicuro ministro di un possibile governo. Fra i due, spiega la stampa brasiliana, c’è una “relazione padre-figlio”. Heleno, ex militante del Prp e consigliere fidato, avrebbe dovuto essere il vero vice-presidente, ma le alleanze politiche lo hanno impedito. È stato al comando della missione di pace in Haiti e per lui sarebbe pronto il ministero della Difesa. In economia, un campo nel quale Bolsonaro ha dimostrato di non essere a suo agio, la guida è in mano a Paulo Guedes, banchiere ed economista. Ha ottenuto un Phd all’università di Chicago a metà degli anni Settanta, entrando in stretto contatto con l’ala cilena della Scuola di Chicago e lavorando all’Universidad de Chile,negli anni in cui la politica economica della dittatura Pinochet era vista come “un miracolo” dal Nobel Milton Friedman. C’è poi una folta schiera di generali - eletti a livello locale - dai quali Bolsonaro si aspetta una supporto in fase di mediazione al Congresso.

Ma uno dei veri punti di forza della corte di Bolsonaro è il nucleo familiare. L’ex capitano dell’esercito ha tre figli in politica: il deputato federale Eduardo; il deputato statale Carlos e il consigliere comunale Flavio. Sono lo scudo del padre in tema di fake news, come ricorda El Pais. È stato il figlio Flavio, nel giorno del primo turno, a postare informazioni false su presunti brogli. Ed è stato sempre lo stesso Flavio a dire che per chiudere la Corte Suprema brasiliana basterebbero «un soldato semplice e un caporale».

Nel circolo di Bolsonaro non mancano politici vicini agli ambienti evangelici, come il senatore Magno Malta, Onyx Lorenzoni e il poliziotto Major Olimpio. A livello mediatico, invece, l’emittente Record è diventata il braccio televisivo di Bolsonaro. Edir Macedo, il proprietario miliardario della tv e leader della Igreja Universal do Reino de Deus, ha dichiarato apertamente il suo appoggio al Psl, indirizzando il secondo network del Paese e molti fedeli verso il voto pro-Bolsonaro. Ci sono, infine, tante figure tangenti alla corte di Bolsonaro. Non ne fanno parte, ma lo sostengono con forza. È il caso del sito O Antagonista, che fra le firme conta anche quella di Diogo Mainardi, noto in Italia per aver pubblicato il libro «La caduta», in cui racconta la disabilità del figlio Tito, nato a Venezia con paralisi cerebrale. Dal mondo dello sport è arrivato invece il sostegno di campioni come Ronaldinho e Rivaldo, che ha imbarazzato perfino il Barcellona. In Brasile, c’è chi si chiede come sia possibile che un calciatore con una storia di vita difficile, di origini umili ed espressione della classe popolare, possa schierarsi a favore di un candidato che disprezza le minoranze. Nella risposta c’è il successo di Bolsonaro.

@AlfredoSpalla

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