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Brasile: furti e giustizia fai da te, guerra civile sotto il sole di Copacabana

Addio al glamour della zona sud di Rio de Janeiro, resa immortale dalle composizioni di artisti come Tom Jobim, Vinicius de Moraes e Nelson Rodrigues. Oggi, le spiagge di Copacabana, Ipanema e Leblon - le più conosciute e frequentate della capitale carioca - sono diventate l’emblema della subdola guerra civile che cuoce gli animi dei brasiliani.

 Alla base di tutto c’è un atavico problema di ordine pubblico, di sicurezza: l’arrastão. Una serie di furti repentini e di poco valore compiuti sotto gli ombrelloni. Generalmente è opera di adolescenti, che agiscono in gruppo, correndo fra i bagnanti e impadronendosi di cellulari, soldi, scarpe e altri oggetti. Accade soprattutto nei fine settimana, quando i ragazzi delle favelas, approfittando della confusione, si muovono in gruppo e si dileguano senza lasciare troppe tracce. È un fenomeno noto alle autorità, che da anni cercano di trovare una soluzione adeguata. I risultati, però, scarseggiano e gli abitanti della zona sud, la più ricca della città, hanno la misura colma. Il dito viene puntato, dalla maggior parte, contro i ragazzi provenienti dalla zona nord, quella meno benestante e spesso trascurata dalle politiche pubbliche.

La polizia ammette i propri limiti: non è possibile militarizzare tutte le spiagge turistiche di Rio de Janeiro. E, dunque, si è preferito lasciare spazio a una drastica soluzione del conflitto sud-nord. Ma come? Semplice, fermando, tramite check point improvvisati, i mezzi pubblici che collegano i due quartieri della metropoli. Gli autobus vengono stoppati, la polizia identifica i giovani senza soldi in tasca ed è autorizzata a rimandarli a casa senza flagranza di reato. Il solo sospetto è sufficiente per negare una giornata di sole.

Il Brasile, però, è un paese in cui il razzismo ha radice ben forti, e così ad andarci di mezzo, secondo molti, sono sempre i giovani di colore e poveri. José Mariano Beltrame, responsabile del dipartimento della Sicurezza pubblica dello Stato, l’ha detto senza troppa diplomazia: «Com’è possibile che un giovane vada da Nuova Iguaçu (zona nord, ndr) fino a una spiaggia a 30 km di distanza, senza soldi per mangiare, bere, pagare il biglietto e solo in costume? Come passa tutta la domenica sotto il sole?».

I recenti episodi di furti hanno riacceso la fiamma della “giustizia fai da te”, una tendenza sempre più pericolosa del Brasile contemporaneo. Gruppi di ragazzi “palestrati”, amanti delle arti marziali e residenti della zona nobile, hanno deciso di organizzarsi in ronde nel week end. Fermano gli autobus provenienti dalla zona nord, individuano i sospetti e non risparmiano percosse. «Portate mazze da baseball, tirapugni, taser elettrici, spray al peperoncino, è tutto benvenuto! Ripuliamo la zona sud!», si legge in uno degli inviti dei gruppi autogestiti sui social network.

Gli episodi di linciaggio sono cresciuti insieme ai furti. Cazzotti, risse, vetri rotti negli autobus. Le autorità, invece, insistono sul fatto che il blocco degli autobus sia necessario anche per impedire nuovi linciaggi nei confronti degli adolescenti. Il sindaco, Eduardo Paes, ha chiesto di «non trattare i delinquenti, che creano il caos in strada, come un problema sociale», ma come un «problema di sicurezza pubblica».

Ad alcuni non è permesso andare in spiaggia, ad altri non è consentito poterci permanere in sicurezza. Il Brasile rischia di perdere uno dei pochissimi spazi in cui le classi sociali riescono ancora a incontrarsi. La spiaggia - l’ultimo baluardo contro la crescente segregazione sociale dei meno abbienti - smette di essere il luogo democratico per eccellenza. Una spia accesa per tutta la classe politica brasiliana: la mancata integrazione degenera in conflitti sociali. E talvolta in guerre civili da ombrellone.

 

 

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