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Brasile: il disastro ambientale di Mariana, travolta dal fango tossico

All’entrata di tanti supermercati del Brasile non si raccolgono le solite donazioni di alimenti per il Natale. Nelle grandi ceste, quest’anno, si trovano solo bottiglie d’acqua da destinare ai cittadini di Mariana, rimasti senza acqua potabile dopo il disastro ambientale. È il gesto minimo che i brasiliani possono compiere per essere solidali con la regione di Minas Gerais che il 5 novembre ha subito uno dei disastri ambientali più gravi di tutto il Sud America, probabilmente il peggiore nella storia del Brasile.

A poco più di un mese dalla tragedia è possibile ricostruire cos’è successo e quale sarà il futuro degli abitanti travolti da un’ondata di fango tossico senza precedenti. La cittadina è stata scossa dal cedimento di una barriera per il contenimento dei residui di un’impresa d’estrazione mineraria: la Samarco, controllata dalla società anglo-australiana BHP Billiton e dalla brasiliana Vale. Inizialmente si pensava che avessero ceduto due dighe: quella di Fundão e quella di Santarém. Solo successivamente si è compreso che il disastro è stato causato solo dal crollo della prima, che ha poi travolto la seconda. Le dighe erano costruite per stoccare i detriti provenienti dall’estrazione di ferro della Samarco. Il fiume di fango tossico è sceso fino a Bento Rodrigues, 35 chilometri da Mariana, distruggendo un paesino di 600 anime portando con sé la vita di 15 persone. Al momento ci sono 4 corpi non identificati e 8 dispersi. Il fango e i detriti tossici hanno coinvolto altre comunità che si trovano sul corso del Rio Doce, a sua volta contaminato e ingrossatosi di 1,5 metri. Il danno ambientale, però, è arrivato fino all’Oceano Atlantico riversando in mare aperto enormi quantitàdi ferro e di metalli pesanti, arsenico, cromo e piombo, utilizzate nel processo di estrazione dei minerali dall’impresa. Un mese dopo l’incidente, una delle priorità è capire il livello di tossicità delle sostanze che hanno inquinato le acque del fiume e dell’oceano, impedendo inoltre l’approvvigionamento di acqua potabile per lungo tempo. Secondo l’Ibama, l’Istiuto brasiliano per l’ambiente e le risorse naturali, il fango è composto prevalentemente da ossido di ferro e sabbia. Il volume totale del “fango tossico”stimato dall’Ibama è di 50 milioni di metri cubi, una quantità equivalente a 20.000 piscine olimpiche. Il distretto di Bento Rodrigues è stato raso al suolo e sarà ricostruito in un’altra area.

Cosa ha causato il cedimento delle dighe della Samarco?

Questa è la domanda che si pongono analisti e abitanti. L’Università di San Paolo (USP) e quella di Brasilia (UnB) hanno confermato di aver rilevato piccole scosse sismiche: fra 2,5 e 2,7 di magnitudo quasi due ore prima del disastro. Secondo alcuni studiosi, però, certe opere d’ingegneria dovrebbero essere progettate per resistere a eventi del doppio dell’intensità. La Samarco ha ammesso che al momento del cedimento erano in corso dei lavori per l’ampliamento della diga, ovvero per poter accumulare una maggior quantità di residui. I 13 operai al lavoro sono tutti deceduti. Le cause del cedimento rimangono ancora sconosciute, ma s’indaga su possibili irregolarità. La diga di Fundão, l’unica a cedere, aveva una licenza valida fino al 2019, mentre quella di Germano e quella d’acqua di Santarém, travolta dal crollo della prima, avevano l’autorizzazione scaduta nella primavera 2013.

Un aspetto, però, mette d’accordo quasi tutti: il piano d’emergenza era al limite dell’inesistenza. Nessuna evacuazione, nessuna lista di persone con deficienza fisica che avrebbero avuto bisogno d’aiuto e nemmeno una sirena d’avvertimento, il minimo richiesto per evitare tragedie di questo tipo. Gran parte degli abitanti è sopravvissuto fuggendo verso i boschi circostanti o allontanandosi nella direzione opposta al mare di fango. Per ristabilire la normalità ambientale e sociale serviranno un piano a lungo termine di almeno 10 anni. La Samarco ha ricevuto una multa preliminare di 250 milioni di reais, che potrà essere ridotta del 30% se pagata entro 20 giorni dalla notifica. Dilma Rousseff ha confermato che si tratta di una prima sanzione, dimostrando di voler effettuare una punizione esemplare. «Nessuna diga si rompe per caso, non è una fatalità», ha detto il PM Carlos Eduardo Ferreira Pinto, ma a un mese dalla tragedia l’unica certezza è che non si conoscono né le cause e né i responsabili.

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