Il presidente del Burundi si regala un titolo in stile nordcoreano, ma nel Paese si moltiplicano esecuzioni, sparizioni e torture.Tanto da risultare “il più infelice al mondo” in un rapporto Onu. E costretto ora a votare in un referendum che può dare a Nkurunziza l’incarico a vita

Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza. REUTERS/Evrard Ngendakumana
Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza. REUTERS/Evrard Ngendakumana

Il Burundi sembrava voler ricalcare le orme della Corea del Nord, dopo che la settimana scorsa il presidente Pierre Nkurunziza, che guida il Paese dal 2005, è stato insignito dal Cndd-Fdd”, il partito di governo, del titolo di Imbonezayamaho, che in lingua kirundi significa “guida suprema ed eterna”.


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Una nomina altisonante che ha richiamato alla memoria il generale Kim Il-sung, un altro leader che aveva un culto della personalità particolarmente spiccato, tanto che il suo Paese lo ha immortalato nella costituzione come “presidente eterno”, mentre ogni anno per commemorare la sua nascita si celebra la “Giornata del Sole”.

Forse la nomina è sembrata troppo altisonante e martedì il Cndd-Fdd, attraverso il suo segretario Evariste Ndayishimiye, ha specificato che nell’interpretare la nomina ci sono stati problemi nella traduzione dal kirundi. Ndayishimiye ha spiegato che il partito intendeva elevarlo allo stato di visionario per le sue idee, le sue azioni e i suoi insegnamenti.

I fatti però dimostrano che le sue idee non sono molto illuminanti, gli insegnamenti non proprio fulgidi e le azioni poco edificanti perché, da quando nell’aprile 2015 Nkurunziza si è rifiutato di lasciare la presidenza alla scadenza del suo secondo mandato, la piccola e impoverita nazione dell’Africa centrale è piombata in una spirale di violenza.

Secondo un report pubblicato lo scorso settembre dalla Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Burundi, la ricandidatura per un terzo incostituzionale mandato e la conseguente rielezione hanno prodotto centinaia di esecuzioni extragiudiziali, migliaia di arresti arbitrari, sparizioni, torture.

Mentre, come riporta la Fides, sulle strade o nei pressi dei villaggi si continuano a trovare i corpi abbandonati di persone seviziate e uccise. A volte si trovano anche quaranta corpi in un mese e solo lo scorso febbraio sono stati trovati una quindicina di cadaveri, in diverse zone del Burundi. Inoltre, oltre 400mila burundesi sono stati sfollati nelle vicine Tanzania e Repubblica democratica del Congo e decine di attivisti dell’opposizione sono stati costretti all’esilio.

Intanto, l’economia del Paese è sempre più in difficoltà, come rileva una recente stima del Fondo monetario internazionale, secondo cui l’instabilità politica ha trascinato il Burundi in una pesante crisi economica. Mentre il  World Happiness Report delle Nazioni Unite, due giorni fa gli ha conferito il triste primato di Paese più infelice del mondo.

Il referendum per la presidenza a vita

In tutto questo, a maggio si dovrebbe tenere un referendum per modificare la vigente Costituzione del 2005, estendendo la durata del mandato presidenziale da cinque a sette anni. Le nuove norme introdurrebbero il vincolo di due soli mandati consecutivi, senza tener conto però dei termini precedenti, consentendo potenzialmente a Nkurunziza di restare presidente fino al 2034.

L’opposizione ha invitato la popolazione a boicottare in massa un referendum il cui esito appare scontato. E i burundesi stanchi di assassinii, terrore e vessazioni sembrano intenzionati ad accogliere l’invito delle forze contrarie al regime, che ha intuito il rischio di non arrivare al quorum del 51% di partecipazione necessaria per convalidare l’esito del voto.

Per questo, in vista della consultazione popolare, la polizia e le milizie imbonerakure hanno ricevuto l’ordine di obbligare fisicamente gli aventi diritto al voto di iscriversi alle liste referendarie, in spregio alla natura stessa della consultazione che prevede la partecipazione facoltativa.

Le imbonerakure stanno prendendo nota di ogni iscritto avvertendolo che presidieranno i seggi e le operazioni di spoglio alle urne. E per monitorare la situazione in modo migliore hanno istituito posti di blocco nelle ore di punta del traffico per fermare le macchine e chiedere a conducenti e passeggeri il certificato di iscrizione alle liste elettorali. Naturalmente, è meglio non farsi trovare sprovvisti del documento. Nel frattempo, proseguono gli arresti dei militanti dell’opposizione accusati di fare propaganda per invitare la popolazione a votare no al referendum.

Anche l’Onu ha criticato le modalità di iscrizione alle liste elettorali dei votanti, riportando episodi di costrizione con la minaccia e l’intimidazione, ad esempio, nei confronti di insegnanti e di studenti delle scuole superiori, così come di gruppi di contadini.

In queste condizioni è dunque quasi sicuro che la riforma costituzionale verrà approvata, mentre le prossime elezioni presidenziali del 2020 rischiano di essere un’autentica farsa.

La pericolosa passione per il calcio

E Nkurunziza non finisce di stupire perché oltre al culto della personalità, coltiva anche un’altra grande passione, quella per il calcio, che lo ha spinto a fondare l’Halleluja F.C. e costruire un modernissimo stadio da 10mila posti a sedere nella capitale Bujumbura. Nel suo club, il 54enne presidente riveste il ruolo di attaccante, che solitamente viene lasciato dagli avversari libero di esibirsi e di segnare.

Quando questo non avviene, ci sono serie conseguenze per il malcapitato di turno. Lo testimonia quanto accaduto a Cyriaque Nkezabahizi e Michel Mutuma, l’allenatore e il vice-allenatore di una rappresentativa locale di Kiremba contro cui l’Halleluja F.C. ha disputato il suo ultimo incontro. I due coach sono stati arrestati con l’accusa di oltraggio e cospirazione contro il Capo di Stato, basata sul fatto che non hanno ordinato ai loro giocatori, in buona parte ignari rifugiati congolesi, di farsi da parte quando attaccava il presidente-goleador e di lasciarlo segnare.

@afrofocus

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