Non solo Brexit e Trump, anche in Africa il gruppo Scl, che controlla Cambridge Analytica, opera da tempo nelle campagne elettorali. A partire dal voto in Sudafrica del 1994, che premiò Mandela. E in Nigeria e Kenya, recenti rivelazioni fanno salire la tensione politica

Elettori durante le elezioni in Nigeria del 2015. Elettori durante le elezioni del 2015 in Nigeria. REUTERS/Akintunde Akinleye
Elettori durante le elezioni in Nigeria del 2015. Elettori durante le elezioni del 2015 in Nigeria. REUTERS/Akintunde Akinleye

Le inchieste del New York Times e del Guardian, che hanno scoperto l’utilizzo improprio dei dati di oltre cinquanta milioni di utenti di Facebook da parte della società di consulenza Cambridge Analytica, hanno innescato una serie di reazioni negative, tra le quali il crollo del social network sul listino Nasdaq 100 della Borsa di New York.


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La reazione di Wall Street è alquanto indicativa del duro colpo inflitto alla reputazione e all’affidabilità dell’azienda di data mining che, secondo quanto pubblicato nei giorni scorsi dagli organi di stampa africani, avrebbe svolto un ruolo anche nelle ultime due elezioni in Kenya e in quelle del maggio 2015 in Nigeria.

Ma il primo coinvolgimento della società londinese nell’influenzare l’esito del voto in Africa risale al 1994, nelle elezioni che segnarono la fine dell’apartheid in Sudafrica e l’ascesa di Nelson Mandela alla presidenza.

Ad intervenire all’epoca, però, non fu direttamente Cambridge Analytica, fondata nel 2013 da Alexander Nix, ma il gruppo Strategic Communication Laboratories (Slc) di proprietà del miliardario americano Robert Mercer, che controlla la società finita al centro dello scandalo per le ingerenze nelle elezioni in vari Paesi del mondo.

La testimonianza dell’intervento della Slc nelle storiche votazioni sudafricane del 1994, arriva da Martin Plaut, giornalista e ricercatore presso l’Institute of Commonwealth Studies dell'Università di Londra. Secondo Plaut, le diffuse violenze e le profonde fratture sociali rischiavano di mettere a repentaglio le prime elezioni multirazziali della storia del Sudafrica.

Il Partito Inkata per la Libertà (Inkatha Freedom Party), che rappresenta le istanze della popolazione Zulu, il più grande gruppo etnico del Paese, nel 1994 era in aperto conflitto con l’African National Congress (Anc) in gran parte per questioni risalenti al vecchio regime dell’apartheid.

Così, come riporta il sito web di Cambridge Analytica, un partito politico non specificato - molto probabilmente l’Anc - si avvalse della consulenza dell’azienda, il cui esatto ruolo nel determinare l’esito finale del voto non è mai stato verificato in modo chiaro. Fatto sta, che le violenze cessarono prima, durante e dopo lo storico risultato che assegnò la vittoria a Nelson Mandela e all’Anc.

Il ruolo nelle ultime due elezioni in Kenya

Cambridge Analytica avrebbe anche prestato la sua consulenza nelle elezioni in Kenya del 2013, quando era stata assunta dal partito di governo Giubileo del presidente Uhuru Kenyatta, per cui ha lavorato anche durante le ultime controverse elezioni dello scorso anno.

La circostanza è stata confermata dal presidente Kenyatta, che ha minimizzato il ruolo avuto dalla compagnia, dicendo di aver assunto in realtà la Slc, che controlla di fatto Cambridge Analytica. Ma l’intento non era di manipolare il voto, bensì di sviluppare l’immagine del partito Giubileo, mentre un membro della formazione di governo, il senatore Kipchumba Murkomen, ha osservato che, data l’esigua diffusione dei social media in Kenya, l’influenza del lavoro della Slc non può essere stata rilevante.

Tuttavia, alti funzionari della Cambridge Analytica sarebbero stati segretamente filmati mentre si vantavano dell’influenza avuta nelle elezioni keniane, fin dal 2013. Lunedì scorso, il canale televisivo inglese Channel 4 ha trasmesso un video in cui dopo 9 minuti e 7 secondi il direttore manageriale della sezione politica della compagnia, Mark Turnbull, rispondendo al quesito sul lavoro svolto in Kenya, afferma di «aver architettato tutto, ricostruendo l’intera immagine del partito due volte, scritto il programma elettorale, fatte ricerche, analisi ed elaborato i messaggi da lanciare».

L’attività svolta dalla società in Kenya è riportata come un caso studio di successo nel sito web di Cambridge Analytica, dove si legge che avrebbero condotto una estesa ricerca ed elaborato un profilo molto dettagliato di 47mila elettori, riportando anche i loro orientamenti su questioni politiche di importanza locale e nazionale.

Il coinvolgimento della compagnia di analisi dati nelle elezioni keniane ha riaperto i problemi, appena apparentemente risolti, tra i due sfidanti alle scorse elezioni: Uhuru Kenyatta e Raila Odinga, candidato della principale coalizione d’opposizione Super alleanza nazionale (National Super Alliance – Nasa).

Un esponente di spicco della Nasa, Norman Magaya, ha chiesto l’apertura di un’indagine completa sul ruolo avuto nelle ultime elezioni dalla società londinese, accusandola di aver complottato insieme al Partito Giubileo nel sovvertire la volontà popolare. Magaya ha poi aggiunto che quello che è stato orchestrato nella scorsa campagna elettorale potrebbe avere effetti negativi di lungo periodo in un Paese già diviso come il Kenya.

Il primo turno delle elezioni presidenziali in Kenya si era tenuto l’8 agosto 2017 ma il risultato, che aveva decretato la vittoria del presidente uscente Uhuru Kenyatta, è stato annullato dalla Corte suprema che ha ordinato la ripetizione delle elezioni, vinte sempre da Kenyatta lo scorso 26 ottobre.

L’influenza nelle ultime elezioni in Nigeria

Cambridge Analytica avrebbe avuto un ruolo controverso anche nelle elezioni presidenziali del 2015 in Nigeria. Un’indagine del Guardian ha rivelato che la società specializzata nella raccolta di enormi quantità di dati dai social network, è stata ingaggiata per circa due milioni di sterline da un miliardario nigeriano, rimasto anonimo, per orchestrare una campagna diffamatoria contro Muhammadu Buhari.

Le accuse chiamano in causa hacker israeliani che avrebbero violato l’indirizzo e-mail del futuro presidente, cercando informazioni riguardo il suo precario stato di salute, reso poi pubblico nel 2017. In questo modo, il principale candidato dell’opposizione sarebbe stato vulnerabile ad attacchi personali per favorire la rielezione dell’allora presidente Goodluck Jonathan.

Da parte sua, la Slc, la controllante di Cambridge Analytica, conferma di essere stata ingaggiata per fornire servizi pubblicitari e di marketing per la campagna di Jonathan ma ha seccamente smentito di aver ricevuto o utilizzato informazioni compromettenti durante il periodo pre-elettorale.

Ad oggi, non è comunque stato chiarito, l’operato svolto da Cambridge Analytica nelle ultime elezioni in Nigeria, la nazione che detiene il maggior numero di utenti attivi su Facebook di tutto il continente. È invece chiaro, che la crescita dei social media in tutta l’Africa presenterà nuove opportunità per orchestrare campagne sempre più sofisticate per influenzare non solo gli elettori ma anche i politici e i governi.

@afrofocus

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