Se il Camerun finisce nel pallone

Yaoundé puntava sulla Coppa d’Africa per rilanciare l’economia e l’immagine nazionale. L’evento gli è stato tolto a causa dei ritardi organizzativi, ma soprattutto della rivolta secessionista che scuote il Paese. Un duro colpo per il regime, che conta anche sul calcio per restare in piedi

Tifose della nazionale di calcio del Camerun.  REUTERS/Carl Recine
Tifose della nazionale di calcio del Camerun. REUTERS/Carl Recine

La Caf, la Confederazione calcistica dei Paesi africani, il 30 novembre ha deciso che il Camerun non ospiterà più la Coppa d’Africa (Afcon) 2019 per gravi ritardi nell’organizzazione dell’evento ma, soprattutto, a causa della precaria situazione della sicurezza nel Paese. La notizia è stata data dal presidente della Caf, il malgascio Ahmad Ahmad, il quale attraverso un comunicato ufficiale ha spiegato che “dopo aver preso atto delle conclusioni del team di ispettori inviato in Camerun, ha stabilito che l’Afcon 2019 non può essere esposta a problemi che potrebbero avere un impatto negativo sulla sua buona riuscita”.

Il Camerun ha accumulato un ritardo eccessivo nei lavori necessari per essere in grado di ospitare dal 15 giungo al 13 luglio del prossimo anno una Coppa d’Africa, che rispetti i criteri organizzativi della più prestigiosa competizione sportiva del continente.

Non si può negare che l’organizzazione di un evento sportivo su larga scala abbia dei costi molti elevati, oltre a richiedere anni di pianificazione e investimenti per garantire la realizzazione di impianti adeguati. Un impegno finanziario arduo da sostenere per la quasi totalità delle nazioni e in particolare per il Camerun che nella classifica della ricchezza mondiale, basata sul Prodotto interno lordo (Pil) – Ppa pro capite, occupa la 183esima posizione su 229 paesi.

Tuttavia, è noto che molte nazioni decidono di ospitare eventi sportivi di grande rilievo perché potrebbero costituire un volano per il loro rilancio economico. Ed è evidente che adesso il Camerun non potrà più beneficiare della ricaduta che l’Afcon avrebbe potuto avere sull’immagine internazionale del Paese e di ritorno in termini di turismo e occupazione alberghiera

La decisione della Caf è anche un duro colpo alla reputazione di una nazione che vanta una lunga tradizione calcistica. Fin dalla sua introduzione negli anni venti, il calcio è diventato lo sport nazionale del Camerun. Quando gioca la nazionale, le strade si svuotano e i bar si riempiono di gente. Le partite dei campionati di calcio locali sono uno degli argomenti di conversazione preferiti dai camerunensi, sebbene la maggior parte degli incontri non sia trasmessa in televisione.

La crescita e la popolarità di questo sport nel Paese africano sono dovute in gran parte ai passati successi della nazionale, meglio conosciuta come i Leoni Indomabili, dove ha militato Roger Milla che, con i suoi quattro gol trascinò la rappresentativa del Camerun fino ai quarti di finale di Italia ‘90, dove nessuna squadra africana era mai arrivata prima. Ed entrò di diritto nella storia del calcio per il gol segnato alla Russia che ai Mondiali di Usa ‘94 sconfisse i Leoni per 6 reti a 1. Quando al quarantaseiesimo minuto di gioco Milla scaraventò il pallone nella rete difesa dal portiere russo Stanislav Cherchesov, aveva 42 anni e 39 giorni e diventò l’attaccante e il goleador più longevo della storia dei Mondiali.

Anche la nazionale di calcio femminile, soprannominata “Le leonesse” ha saputo fare meglio di qualunque altra squadra africana, disputando sette gare della Coppa del Mondo e arrivando agli ottavi di finale nell’ultima edizione dei Mondiali disputati in Canada. Memorabile anche l’affermazione della squadra maschile ai Giochi di Sydney del 2000, con la prima medaglia d’oro olimpica nella storia del Camerun.

Tutto questo ha fatto si che il calcio in Camerun abbia assunto anche un ruolo politico, come accadde nel 1990, quando la brillante prestazione dei Leoni Indomabili spense le proteste della popolazione contro il presidente Paul Biya che, da 36 anni, guida il Paese dell’Africa occidentale.

Alcune ricerche hanno dimostrato che il calcio in Camerun svolge un importante ruolo per la costruzione di un senso di nazionalismo e unità. Per questo, Biya decise di dichiarare una festa nazionale per celebrare i successi della nazionale ai Mondiali del ’90.

Ciò nonostante, il Camerun la prossima estate non ospiterà la Coppa d’Africa. Un sogno infranto a causa dei gravi ritardi infrastrutturali registrati dagli ispettori della Caf che, alla fine di ottobre, hanno appurato che erano stati costruiti solo quattro dei sei stadi previsti, mentre tre città su cinque non disponevano di impianti ricettivi.

Ma sulla decisione della Caf ha influito anche l’instabilità del Paese, causata dalla grave crisi in atto nelle due province anglofone, che ha trascinato il Camerun sull’orlo della guerra civile e prodotto un’emergenza umanitaria che, secondo recenti stime dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli affari umanitari, ha provocato 436mila sfollati interni e costretto oltre 30mila civili a cercare rifugio in Nigeria.

La repressione, condotta dai militari durante gli scontri con i diversi gruppi secessionisti, ha provocato la morte di circa 500 civili e di centinaia di insorti mentre negli attacchi armati ad opera dei ribelli hanno perso la vita almeno 185 membri dei servizi di sicurezza.

La Caf avrebbe comunque proposto al Camerun di tenersi pronto, eventualmente, per ospitare l’edizione della Coppa d’Africa 2023. Ma, se nel frattempo il Paese africano non troverà una soluzione alla questione anglofona, è assai probabile che l’importante kermesse sportiva sarà disputata in Guinea Conacry, alla quale è già stata assegnata.

@afrofocus

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