La cancellazione del Columbus Day ferisce la comunità italiana e suscita anche l'interesse della Farnesina, spiega il Console Generale Antonio Verde.

Ragazzi vestiti come l'esploratore italiano Cristoforo Colombo durante la parata del Columbus Day a New York. Ottobre 2012. REUTERS/Keith Bedford
Ragazzi vestiti come l'esploratore italiano Cristoforo Colombo durante la parata del Columbus Day a New York. Ottobre 2012. REUTERS/Keith Bedford

Los Angeles. Nell’estate statunitense segnata dal conflitto sulla memoria che abbatte i simboli dei confederati, tra i caduti c’è anche Cristoforo Colombo. Le statue del navigatore genovese sono finite nel mirino da Detroit a Houston. E  lo scorso mercoledì 30 agosto il consiglio comunale di Los Angeles ha votato a grande maggioranza la cancellazione del Columbus Day, celebrato in tutti gli States sin dagli anni di Roosevelt, per far posto a una commemorazione per gli indigeni vittime della scoperta dell’America.  Una decisione che ha suscitato forte amarezza nella comunità italiana, richiamando anche l’interesse del ministero degli Affari Esteri, come spiega a eastwest.eu il Console Generale a Los Angeles Antonio Verde.


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Los Angeles cancella a larga maggioranza, con 14 voti favorevoli e solo uno contrario, una festività cara ai nostri connazionali. C'è stata una presa di posizione ufficiale da parte dell'Italia?

«Il Ministero degli Affari Esteri segue con attenzione il delicato dibattito in corso su Cristoforo Colombo e sul Columbus Day, anche nella consapevolezza dell'importanza che celebrazioni in onore del nostro esploratore rivestono per gli Italiani d'America. A Los Angeles la questione era in era in discussione già da alcuni anni, ed era nell'aria quanto poi si è verificato la scorsa settimana, con il City Council che ha deciso di cancellare ufficialmente la festività cittadina che tradizionalmente, il secondo lunedì di Ottobre, veniva dedicata ogni anno a Cristoforo Colombo. Al suo posto è stata istituita una giornata commemorativa delle “Popolazioni indigene, aborigene e native”. Decisione assunta nel contesto di un legittimo processo democratico, bisogna ricordare, un dato importante del quale va tenuto conto. La Farnesina ha voluto in ogni caso sottolineare che la scoperta dell’America resta patrimonio dell’umanità, nonostante ogni dibattito volto a voler rileggere oggi eventi di tale grandezza».

Cristoforo Colombo vittima delle polemiche sulle statue e sui simboli del passato che abbiamo visto riesplodere di recente in America?

«Ci sono ovviamente delle dinamiche interne agli Stati Uniti il cui dispiegarsi segue logiche complesse e delicate ma, comunque, come ho già ricordato, il tutto si svolge sempre all'interno di un contesto democratico consolidato. Non ho la possibilità di avventurarmi in un dibattito storico particolarmente approfondito, ma credo ugualmente che sia importante riflettere sull’opportunità di un revisionismo accurato e proficuo, in grado di collocare nella corretta prospettiva i valori e le dinamiche di epoche e fatti diversi. A tale proposito, vorrei ricordare ancora una volta quanto giustamente sottolineato dalla Farnesina: "Colombo rappresenta in tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti, un simbolo fondamentale della storia e dei successi italiani". Egli resta quindi, prima di ogni altra cosa, un esploratore coraggioso. Esprimere un giudizio affrettato e monodimensionale su una figura storica di tale importanza non aiuta a comprendere eventi che vanno ben oltre le contingenze momentanee».

Come l'hanno presa gli Italo-Americani?

«La nostra comunità ha sempre avuto grande simpatia e rispetto per le istanze dei nativi ed era favorevole all’istituzione di una giornata dedicata alle “Popolazioni indigene, aborigene e native”, proponendo di dedicare loro il 9 agosto, la stessa giornata scelta dall’ONU per celebrare le popolazioni indigene. Proprio per questo, le reazioni degli Italiani d’America di fronte alla decisione finale - che non ha tenuto conto di questi tentativi di conciliazione, rimuovendo il “nostro” Cristoforo Colombo per far posto ad una diversa celebrazione - sono state soprattutto improntate ad amarezza. Amarezza per quella che è stata vissuta come privazione di un simbolo identitario molto amato, e per le modalità di una scelta che è stata percepita come divisiva nel suo voler contrapporre nativi ed Italo-americani».

E adesso?

«Il Columbus Day resta in ogni caso, una festività federale e, come ogni anno, Los Angeles continuerà a dedicare ufficialmente all'Italia l'intero mese di ottobre, l’Italian Heritage Month. D'ora in poi, inoltre, contestualmente alla cancellazione del Columbus Day, l'Assemblea Cittadina ha deciso che il 12 ottobre, data associata con la scoperta dell’America, verrà festeggiato a City Hall quale giornata dell’eredità culturale italiana, l'Italian Heritage Day».

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