Capire i conflitti di Ghardaia

La prima settimana di Luglio risulta essere un’agenda piena di eventi per l’Algeria, sia perché il 5 Luglio si festeggia la giornata nazionale dell’indipendenza del Paese - importante data per ricordare la lunghissima lotta per la liberazione dalla Francia -, sia perché i tanto attesi risultati del bac (equivalente del nostro diploma di maturità) vengono resi noti.

Ma la prima settimana di Luglio quest’anno é stata carica di significato anche per altri motivi, purtroppo meno legati a toni di festeggiamenti e successi accademici.

Ormai da tempo, i conflitti tra berberi e arabi - così etichettati - a Ghardaia, nella valle dello M’zab, sconvolgono l’Algeria, ma non sempre vengono coperti dai media locali ed internazionali con l’attenzione politica che questo conflitto interno meriterebbe in realtà.

Gli scontri della prima settimana di Luglio, però, si sono fatti più accesi, tanto da non passare più in secondo piano, e finalmente ottenere una prima analisi dei fatti, anche se non sempre particolarmente esauriente.

Ciò che maggiormente sconvolge, infatti, è che il conflitto sia stato spesso banalizzato come un semplice scontro etnico tra arabi e berberi. Nonostante le tensioni di tipo etnico siano comuni in tutto il Nord Africa dovuti agli attriti tra popolazioni di origine araba e tribù berbere, spesso diversi per cultura, strutture sociali e aspetto fisico, nel caso di Ghardaia le ragioni degli scontri vanno ricollegate ad una natura diversa, principalmente connesse a fattori religiosi ed economici.

Come il blogger francese Jean-Cristophe Marti ha espresso in un suo recente articolo, bisogna quindi rifiutare totalmente la fraseologia etnica nel caso di Ghardaia.

Nuovi fattori dovrebbero invece interessare l’analisi mediatica; come ad esempio il fatto che gli abitanti di Ghardaia siano di religione ibadi (ceppo minore dell’Islam), mentre la stragrande maggioranza algerina é maliki (una delle cinque scuole di pensiero - o madhab - principali della branca sunnita).

Ma la religione non è l’unica ragione, che sicuramente ha aggiunto il suo peso nell’aggravare una situazione già volatile; ciò che poco viene divulgato, anche a causa del governo di Bouteflika che preferisce tacere sul divario economico del Paese dando l’impressione di uno Stato uniforme, è che le regioni desertiche del Sahara danno molto all’Algeria in quanto a risorse energetiche, ma il governo di Algeri torna poco, o quasi nulla, in cambio a queste regioni, inclusa la zona di Ghardaia. Per questo il governo centrale non ha mai contemplato l’opzione di fare dell’Algeria una repubblica federale: il paese piomberebbe nel caos, e non solo economico.

Considerando il basso tasso dell’istruzione universitaria e l’altissimo livello di disoccupazione, il governo centrale ha cercato da anni di far sviluppare il Sud del Paese, ma è rimasto decisamente indietro nei progetti relativi a Ghardaia, strategia che gli abitanti di Ghardaia hanno interpretato come una forma di razzismo istituzionale; le genti di Ghardaia, che un tempo avevano aiutato a cacciare il colonizzatore francese combattendo fianco a fianco con il resto degli algerini, si sentono adesso traditi dal governo di Algeri, così quei popoli che pochi decenni fa combattevano insieme un nemico comune adesso si combattono a vicenda.

Lo scopo attuale del governo di Bouteflika é, a partire dai rischi di contagio ISIS nella zona MENA, quello di creare una maggiore stabilità sociale in un’epoca in cui tutti i regimi arabi autoritari non godono della stessa continuità del potere politico di un tempo.

Nonostante visite ministeriali nella zona per cercare di domare gli scontri, la situazione a Ghardaia rimane molto instabile, e si sconsiglia a qualunque turista, anche locale, di recarsi in queste zone, facendo di Ghardaia una delle situazioni geopolitiche attuali più delicate in Algeria.

Intanto ad inizi Luglio, l’Algeria ha comunque applaudito i suoi studenti più bravi ma anche pianto molte vittime nella zona di Ghardaia, i cui abitanti, nonostante il basso tasso di alfabetizzazione rispetto alle altre regioni, avrebbero dovuto celebrare i neo-diplomati come il resto del Paese. Da qui la vignetta più virale sui profili Facebook algerini - in cui una madre non può neanche godere del risultato accademico del figlio che le giunge già voce del suo assassinio durante gli scontri - “Risultati del diploma tra gioia e tristezza”.

@ninacalle

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