Carnevale triste. Perché i brasiliani sono diventati così pessimisti?

Recessione, licenziamenti e inflazione. È finita l’era dei sorrisi, del «tudo joia» e dell’allegria incondizionata dei brasiliani. Probabilmente non è nemmeno mai esistita, se non nei luoghi comuni di stampo europeo. Il Brasile, oggi, è diventato un paese pessimista, in cui il futuro viene affrontato con sfiducia e si ha paura della recessione. E se prima si trattava di semplici sensazioni, ora arrivano alcune statistiche di supporto.

A reveller dances during one of the many pre-carnival parties to take place in the neighbourhoods of Recife, Brazil, January 31, 2016. REUTERS/Ueslei Marcelino

Negli ultimi 24 mesi il pessimismo è più che raddoppiato. Il 32% dei brasiliani, per esempio, è convinto che il 2016 sarà un anno peggiore in confronto al 2015. Dodici mesi fa la pensava così solo il 26%, mentre due anni fa solo il 14% riteneva che il 2014 sarebbe stato più difficile rispetto al 2013. Questi numeri, raccolti dall’Ibope in partnership con il Worldwide Independent Network of Market Research (WIN), offrono una buona panoramica sulla crisi del gigante sudamericano, in recessione da sei mesi e con un’inflazione ben al di sopra delle stime previste.

La questione regina

C’è però un fattore che probabilmente incide più degli altri nel pessimismo verde-oro: il lavoro. Solo nel 2015, come divulgato dal Ministero del Lavoro, sono state licenziate 1,54 milioni di persone che possedevano un regolare contratto. Nelle statistiche, inoltre, non si tiene conto dell’enorme massa di lavoratori informali, sia autonomi che dipendenti. Un’inversione di tendenza spaventosa rispetto al 2014, quando il Brasile aveva registrato un saldo positivo con 420.000 impieghi creati. Si tratta del peggior rendimento dal 1992, anno in cui il governo ha cominciato a registrare la quantità di lavori formali. Il governo di Dilma Rousseff promette di recuperare il prima possibile, ma secondo l’Organizzazione Mondiale del Lavoro (ILO: International Labour Organization, in inglese) la situazione non migliorerà a breve. L’agenzia dell’Onu ritiene che le economie emergenti saranno quelle che più accuseranno la crisi mondiale.  La proiezione dell’ILO èche fra 2016 e 2017 altri 700.000 disoccupati brasiliani si aggregheranno al contingente di 3,4 milioni del pianeta. Ciò significa che quasi un disoccupato su 5, nel Mondo, arriverà dal Brasile.

Sotto controllo

Il comune sentire sembra trovare conferme anche nella visione del Fondo Monetario Internazionale, che ha recentemente stimato un’ulteriore caduta dell’economia brasiliana. Le stime sono state ampiamente riviste al ribasso, con una recessione del 3,5% del Pil, rispetto a quella precedente dell’1% di pochi mesi prima. Secondo l’FMI sarà il secondo anno consecutivo di caduta dell’economia con conseguenze per tutta l’America Latina e parte delle economie emergenti.  Nel 2017 si attende crescita zero. A ottobre dell’anno passato l’FMI attendeva una crescita del 2,3% per lo stesso anno. L’inflazione, invece, è schizzata al 10,67% nel 2015, il peggior risultato da 13 anni a questa parte.

Il carnevale

Le proiezioni tengono molto in considerazione il quadro politico brasiliano, attualmente confusionario e instabile. Dilma Rousseff, presidente rieletta nel 2014, attraversa uno dei momenti più difficili della carriera: il bassissimo tasso d’approvazione, l’impasse della riforma politica e il processo di impeachment accettato da Eduardo Cunha, presidente della Camera sono le preoccupazioni maggiori. Il Carnevale, la festa più famosa del paese, è già stato ribattezzato il «Carnevale della Recessione», una punta d’ironia in un mare di previsioni sfavorevoli. Alla fine, pur con recessioni, licenziamenti, mancanza di riforme ed inflazione, il 50% dei brasiliani rimane ottimista. La media globale è del 54%. Una differenza del solo 4%, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno…

@AlfredoSpalla

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