Il caso Huawei e la sfida Cina-Usa per il primato tecnologico

Dietro l’arresto di Meng Wanzhou, c’è il timore Usa che il gigante Huawei possa essere usato dall’intelligence cinese.  E qualcosa in più: la corsa per il 5G,  motore dell’iperconnesso “Internet delle cose”, può determinare l'esito della sfida per la leadership globale. E la Cina è in testa

Un uomo parla al telefono accanto al cartellone pubblicitario di Huawei con tecnologia 5G al PT Expo di Pechino, in Cina, 26 settembre 2018. Foto scattata il 26 settembre 2018. REUTERS / Traversa
Un uomo parla al telefono accanto al cartellone pubblicitario di Huawei con tecnologia 5G al PT Expo di Pechino, in Cina, 26 settembre 2018. Foto scattata il 26 settembre 2018. REUTERS / Traversa

L’arresto della super-manager Huawei Meng Wanzhou, figlia del fondatore dell'azienda cinese, sta animando un duro scontro diplomatico tra Cina e Stati Uniti. Per quanto sottolinei di non temere un confronto diretto fra i due Paesi e abbia dato segnali di voler continuare il negoziato commerciale, Pechino mostra di essere molto irritata dalla vicenda giudiziaria, che media e opinione pubblica considerano un affronto.

L'arresto è arrivato proprio mentre Trump e Xi Jinping cenavano a Buenos Aires al G20, arrivando a una tregua che congela il previsto aumento dei dazi americani sui prodotti cinesi. È stata la seconda cena indigesta per il presidente cinese con l'omologo statunitense: durante il loro primo faccia a faccia in Florida, Trump aveva fatto partire i missili contro la Siria di Assad, creando non pochi imbarazzi a Pechino.

A seguito dell'arresto della boss di Huawei, la Cina ha convocato l'ambasciatore statunitense a Pechino, Terry Branstad. La Cina, secondo quanto si legge in una nota del ministero degli Esteri cinese, ha chiesto agli Usa di ritirare la richiesta di estradizione. Secondo il viceministro Le Yucheng, gli Stati Uniti - che hanno chiesto l'arresto della dirigente mentre faceva scalo nella città canadese -  “hanno seriamente violato i legittimi diritti e interessi dei cittadini cinesi”. Ed è stato convocato anche l'ambasciatore del Canada, cui è stata comunicata una “dura protesta” per quanto accaduto nel suo Paese.

Non sono stati da meno i media cinesi. Il più scatenato è il Quotidiano del popolo, organo ufficiale del partito comunista, che in un editoriale avverte il Canada che pagherà un “prezzo salato” se non “emenderà il suo errore”. Il quotidiano specifica inoltre che la Cina “non intende causare problemi” ma “non li teme”: “Nessuno dovrebbe sottovalutare la sicurezza, la volontà e la forza della Cina”, conclude. 

I media filo governativi di Pechino accusano il Canada di aver violato i diritti umani della dirigente del colosso delle telecomunicazioni cinese. Alle autorità canadesi viene contestato di aver trattato Meng come una “pericolosa criminale”, ammanettandole mani e caviglie durante l’udienza di venerdì per la concessione del rilascio su cauzione.

Nello scontro diplomatico in corso affiorano diverse questioni irrisolte, cruciali per la definizione della futura governance globale. Del resto, già nel 2012, a seguito di accuse lanciate dal Congresso statunitense, l'Economist titolava in copertina: “Chi ha paura della Huawei?”. La principale preoccupazione provocata dal gigante tecnologico è legata alla sicurezza. Washington sospetta che attraverso le infrastrutture di telecomunicazione Huawei possa registrare dati e comunicazioni importanti per la sicurezza degli Stati esteri e passarli al proprio governo. Da qui l’importanza strategica della corsa verso le reti 5G, che saranno in grado di gestire tutto, dai trasporti, alla sanità, alle amministrazioni cittadine, fino ad arrivare all'automazione delle industrie manifatturiere.

Anche se Hauwei è una azienda privata, in Cina i privati sono utilizzati dal Partito comunista anche per attività di intelligence. Si teme dunque che, nell'attuale mondo in cui ogni cosa è connessa, usare una infrastruttura cinese sarebbe una minaccia per la sicurezza. Gli Usa e la stessa Ue hanno più volte denunciato questo rischio ma, ad oggi, di prove non ce ne sono.

Stati UnitiAustralia e Nuova Zelanda hanno già bloccato le tecnologie delle cinesi Huawei e Zte - azienda più organica allo Stato - per tutto quanto riguarda lo sviluppo delle infrastrutture per le reti 5G di prossima generazione. Gli Stati Uniti, lo scorso aprile, hanno inoltre vietato l'acquisto di apparecchiature di rete da qualsiasi impresa su cui grava il sospetto di minacciare la sicurezza nazionale.

Dietro questo scontro c'è quindi innanzitutto l’evoluzione dell'internet delle cose, un mondo iperconnesso grazie alla rete di nuova generazione, ovvero il 5G. Una corsa nella quale la Cina è favorita, seguita da Corea del Sud e, solo dopo, dagli States. Dire 5G significa dire punti di Pil, posti di lavoro e un ambiente che favorirà la produzione di app, software e non solo, in grado di affermarsi sul mercato mondiale.

Più  in generale, nel mirino degli Usa c’è il progetto Made in China 2025, con il quale Pechino punta a diventare leader globale nella tecnologia, sbalzando gli Usa dalla posizione di capofila. Colpire la Huawei può essere un primo segnale su tutti i rischi che Washington (non) è disposta a correre per evitare che la Cina si prenda in mano il mondo multipolare.

 @simopieranni

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA