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May sanziona Mosca ma (per ora) risparmia gli oligarchi di Londongrad

Le misure decise dal premier ottengono l’appoggio dei partner atlantici. Ma per essere efficaci, avverte il Guardian, avrebbero dovuto colpire i portafogli dei tanti russi stra-ricchi, alcuni vicini al Cremlino, che hanno trovato sul Tamigi ospitalità per sé stessi e i loro soldi

Theresa May parla con agenti di sicurezza nella città in cui Sergei Skripal è stato ucciso da gas nervino. REUTERS/Toby Melville/Pool
Theresa May parla con agenti di sicurezza nella città in cui Sergei Skripal è stato ucciso da gas nervino. REUTERS/Toby Melville/Pool

Le misure decise dal governo di Theresa May contro la Russia, considerata responsabile dell’avvelenamento, il 4 marzo, dell’ex spia russa Sergei Skripal con un agente nervino in territorio britannico, sono stata accolte in modo abbastanza positivo dalla stampa inglese.

Eccole, in rapida sintesi: espulsione, entro una settimana, di 23 diplomatici russi “coinvolti in operazioni di intelligence”, cioè agenti dei servizi sotto copertura diplomatica. È la prima espulsione di massa in 30 anni; aumento dei controlli su persone e merci provenienti dalla Russia, arresti più facili alle frontiere, blocco di beni russi se ci siano prove che vengano usati per mettere a rischio la sicurezza britannica, possibili ulteriori sanzioni, nuove leggi contro le attività di potenze ostili, nuovi poteri al contro-spionaggio, sospensione di ogni attività diplomatica bilaterale ad alto livello, compreso il boicottaggio della Coppa del Mondo di Calcio da parte di funzionari governativi e membri della famiglia reale, revoca della prevista visita di Stato nel Regno Unito del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.

Fra le eccezioni autorevoli, quella del giornalista investigativo Luke Harding, che si occupa da tempo in modo approfondito della Russia di Putin e delle sue interferenze nella politica e nell’economia di Paesi occidentali, in particolare Stati Uniti e Regno Unito.

In un editoriale pubblicato mercoledì sul Guardian, Harding ha definito queste misure “modeste”, concludendo: “Nessuna della misure annunciate farà da deterrente per Putin […] che le interpreterà come prova di quanto ha concluso tempo fa: che il Regno Unito non ha veri alleati ed è debole”. La comune dichiarazione di condanna della Russia pronunciata giovedì da Thresa May con Trump, Merkel e Macron, almeno dal punto di vista diplomatico attenua il timore dell’isolamento.

Ma secondo Harding, per essere davvero efficace la May avrebbe dovuto attaccare direttamente il cash, i soldi, le montagne di soldi degli oligarchi e super ricchi russi residenti a Kensington, Chelsea e Mayfair.

Soldi che le elite russe preferiscono tenere, o portare, in Occidente, grazie alla disponibilità di una intera classe di professionisti britannici senza troppi dilemmi etici. Avvocati, banchieri, agenti immobiliari, presidi di esclusive scuole private, commercialisti. «Professionisti in grado, per esempio, di creare complesse strutture off-shore per il riciclaggio di vaste somme di denaro sporco. La May non ne ha fatto menzione». Così come è rimasta vaga su come agire su criminali e corruttori: la polizia è già dotata di strumenti di indagini, ma le inchieste su personaggi con denaro sufficiente a pagarsi i migliori avvocati sono lunghe e difficili.

"La May avrebbe potuto confiscare le lussuose proprietà di tycoon come Alisher Usmanov o del vice primo ministro Igor Shuvalov, dal cui splendido appartamento si gode la vista del ministero della Difesa. Non lo ha fatto. Gli oligarchi, naturalmente, non sono alti funzionari. Ma sono utili intermediari la cui fortuna è alla merce di Putin".

È possibile che, se la crisi diplomatica dovesse subire una ulteriore escalation, la May ricorra anche agli strumenti suggeriti da Harding. Ma finora, come accade per gli esponenti ricchi e potenti, in esilio o no, di altri regimi come l’Arabia Saudita o le repubbliche centro-asiatiche, il governo britannico ha, nei fatti, una tolleranza molto maggiore di quanto risulti sulla carta.

Londra presenta molte attrattive per i russi in cerca di libertà, sicurezza e garanzie economiche per sé e per i propri figli: la prima, cruciale, la possibilità di comprare facilmente la residenza in cambio di un investimento relativamente basso.

È il programma Uk Investor Visa, che consente la residenza temporanea per 3 anni e 4 mesi, estendibili di altri 2, a chi possa investire almeno 2 milioni di sterline in beni inglesi (società o proprietà). Residenza estesa alla famiglia. Dopo 5 anni, secondo la legge inglese, si può fare richiesta per la residenza permanente. Dopo 6, per la cittadinanza.

Il programma prevede dei controlli sulla identità degli aspiranti investitori e sulla provenienza del loro denaro, ma questo non sembra impedire che la piccola Mosca sul Tamigi, o Londograd, come è stata ribattezzata in Gran Bretagna, sia popolata di personaggi equivoci. Conviene a tutti: non solo il tesoro incassa denaro sotto forma di tasse corporate e immobiliari, ma attorno ai russi londinesi si muove una galassia di servizi di lusso fra i più eccentrici, perché la prima generazione di immigrati russi è nata prima del disfacimento dell’ex Unione Sovietica, ha origini umili e considera il denaro lo strumento per ottenere qualsiasi cosa.

Compresa la rispettabilità, non tanto per sé quanto per i propri figli. Le élite tradizionali britanniche sono troppo snob per riconciliarsi con i russi arricchiti, ma in cambio di donazioni milionarie aprono l’accesso alle loro migliori scuole private ai rampolli degli oligarchi. Il miglior biglietto da visita per trasformarli in esponenti di una elite stavolta globale, con inglese e maniere impeccabili e accesso ad un network professionale ai massimi livelli.

@permorgana

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