Chi è il successore di El Chapo Guzmán? In Messico è guerra nel cartello di Sinaloa

Il 19 gennaio scorso, un giorno prima dell’insediamento di Donald Trump, Joaquín Guzmán Loera è stato estradato negli Stati Uniti d’America. Meglio conosciuto con il soprannome di El Chapo, Guzmán ha fondato e guidato per oltre venticinque anni il Cartello di Sinaloa, probabilmente l’organizzazione criminale più importante al mondo, dominatrice del mercato globale del narcotraffico. L’influenza del Cartello di Sinaloa è particolarmente forte in Messico e negli Stati Uniti, ma anche in Asia, Europa ed Australia. In virtù di tutto questo, gli USA consideravano El Chapo «il narcotrafficante più potente del mondo», e hanno sempre esercitato una forte pressione sulle istituzioni messicane per ottenerne l’estradizione.

Un ragazzo con un cartello in sostegno del signore della droga Joaquin "El Chapo" Guzman con scritto "Io amo El Chapo". Messico, 1 aprile 2016. REUTERS / Henry Romero
Un ragazzo con un cartello in sostegno del signore della droga Joaquin "El Chapo" Guzman con scritto "Io amo El Chapo". Messico, 1 aprile 2016. REUTERS / Henry Romero

E il 19 gennaio, finalmente, l’hanno ottenuta. Guzmán si trova ora a New York, dove – secondo le autorità americane – trascorre il tempo nella sua cella imparando l’inglese. El Chapo era stato ricatturato (per la terza volta) un anno prima, dopo i sei mesi di latitanza che sono seguiti alla plateale evasione dell’11 luglio 2015 dal carcere di massima sicurezza in cui era rinchiuso in Messico.

Supposizioni di una guerra «generazionale» interna al Cartello di Sinaloa avevano iniziato a circolare con sempre più insistenza proprio dal luglio 2015. Il quotidiano spagnolo El País, ad esempio, scriveva di contrasti tra la “vecchia guardia” del cartello (El Mayo Zambada e El Azul Esparragoza, gli altri due storici leader che dividevano il vertice col Chapo) e la nuova, quella dei narcojúniors, che amano ostentare il lusso tanto quanto la violenza. Iván Archivaldo e Jesús Alfredo, figli di Joaquín Guzmán, appartengono a questo secondo blocco. Stando però ad altre ipotesi, pareva che El Chapo avesse deciso di affidare il comando del Cartello di Sinaloa non ai suoi due figli maggiori e nemmeno a El Mayo, ma a Dámaso López Núñez.

Soprannominato El Licenciado, Dámaso López Núñez figura tra i fedelissimi del Chapo già dalla fine degli anni Novanta. Tuttavia, nonostante l’enorme importanza, El Licenciado è un personaggio poco conosciuto e spesso trascurato. Nato nel 1966 nello stato di Sinaloa, il caso ha voluto che nel 1999 fosse il vice-direttore della prigione di massima sicurezza di Puente Grande, nello stesso periodo in cui El Chapo vi era recluso dopo l’arresto nel 1993. Fu proprio grazie all’alleanza con López Núñez – e alla vasta rete interna di corruzione e complicità che questi lo aiutò a tessere grazie alla sua posizione – se gli anni a Puente Grande si rivelarono per Guzmán estremamente produttivi: nel 2001, quando evase, il suo potere (e quello del Cartello di Sinaloa) era maggiore che nel 1995.

Lasciato il suo posto da vice-direttore circa quattro mesi prima della fuga del Chapo (ma continuò a fargli visita praticamente fino alla fine), Dámaso López Núñez passò ad occuparsi a tempo pieno dei rapporti con i fornitori colombiani di cocaina e della gestione dei traffici di droghe e denaro da e per il Messico. Nel gennaio 2013 il Dipartimento del Tesoro statunitense indicava El Licenciado come una delle figure chiave del Cartello di Sinaloa. E dal febbraio 2014, a seguito del secondo arresto di Joaquín Guzmán, il suo potere crebbe ancora di più. Ciononostante, El Chapo deve aver continuato a mantenere una forte presa sulle redini del Cartello di Sinaloa: in caso contrario, la sua ultima evasione – complicatissima e curata fin nei minimi dettagli – non sarebbe mai avvenuta.

Per El Chapo le cose hanno iniziato a cambiare dopo l’arresto di gennaio 2016. Percependo la fine dell’influenza del padre sul Cartello di Sinaloa, Iván Archivaldo e Jesús Alfredo, che pure in precedenza avevano accettato di venire esclusi dal comando, hanno iniziato a contestare la leadership di Dámaso López Núñez. Da parte sua, El Licenciado ha approfittato della situazione per rimuovere ogni residuo del nome di Joaquín dal cartello. Per farlo, si è alleato con Alfredo Beltrán Guzmán, figlio di Alfredo Beltrán Leyva (fondatore del Cartello dei Beltrán-Leyva, rivale di quello di Sinaloa seppur non più potente come in passato) e nipote del Chapo.

L’11 giugno 2016 Alfredo Beltrán Guzmán ha guidato un massiccio assalto a La Tuna, il paesino natale di Joaquín, spingendosi fino a saccheggiare la casa dell’anziana madre del narcotrafficante. L’impensabile episodio è stato immediatamente indicato come l’inizio di un brusco mutamento degli equilibri nel mondo criminale messicano, ma per molto tempo non è stato compreso: la confusione nelle analisi è stata tanta, come tanti sono stati i presunti responsabili indicati. Praticamente nessuno aveva pensato a Dámaso López Núñez.

Due mesi dopo, il 15 agosto, Jesús Alfredo e Iván Archivaldo, i due figli di El Chapo, vengono rapiti da un ristorante a Puerto Vallarta, nello stato messicano di Jalisco, e rilasciati poi qualche giorno dopo. La responsabilità venne addossata al Cartello Nuova Generazione di Jalisco (CJNG), l’organizzazione criminale forse più potente attualmente in Messico, ma è probabile che – anche in questo caso – debba invece essere ricondotta a López Núñez. E sarebbe ancora López Núñez il mandante dell’imboscata che il 4 febbraio scorso si è conclusa con il ferimento soltanto dei due figli del Chapo e del Mayo Zambada.

Non solamente il Cartello, ma l’intero Stato di Sinaloa si trova in guerra. Nelle prime sei settimane del 2017 i civili assassinati in questa frazione del Messico ammontavano già a centocinquanta. Questa esplosione di violenza, come dichiara anche la Segreteria della difesa nazionale messicana, è dovuta alla lotta per quel potere che una volta era del Chapo. Jesús Alfredo e Iván Archivaldo Guzmán, alleati con El Mayo, combattono contro El Licenciado e suo figlio El Mini Lic; contemporaneamente, i due figli di Joaquín si stanno scontrando anche con un loro zio, Aureliano Guzmán Loera. Ci sono infine le minacce provenienti dall’esterno: quella rappresentata dal redivivo Cartello dei Beltrán-Leyva e quella ben più seria del CJNG, che guerreggia con il Cartello di Sinaloa per il possesso delle città di Tijuana e di Juárez, poste sul confine statunitense e quindi fondamentali corridoi per il narcotraffico oltre la frontiera, e per lo stato di Colima, che ospita il grande porto di Manzanillo.

Così profondamente diviso, il Cartello di Sinaloa potrebbe non sopravvivere a lungo. La fazione fedele al Licenciado sembrerebbe essere quella più numerosa e potente (López Núñez è pur sempre, per quanto ne sappiamo, il successore designato del Chapo), ma difficilmente riuscirà a sostenere lo scontro con il CJNG. Enorme e attrezzatissimo per la guerra, il Cartello Nuova Generazione di Jalisco ha già mostrato in più occasioni di sapersi approfittare del declino di grosse organizzazioni per conquistare i loro territori. Il Cartello di Sinaloa, se non riuscirà a ricomporsi attorno ad un’unica figura, si trasformerà in qualcosa di simile ad una gang locale, o scomparirà del tutto.

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