Più figli per tutti: la Cina prepara la svolta

L'abolizione della legge del figlio unico non ha avuto gli effetti sperati, Niente baby boom, troppi anziani, e una clamorosa disparità di genere preoccupano Pechino. Così il governo sta pensando di lasciare libertà di scelta alle famiglie. E non esclude incentivi

Bambini cinesi che vanno a scuola. REUTERS/Bobby Yip
Bambini cinesi che vanno a scuola. REUTERS/Bobby Yip

Dopo quarant'anni di stretto controllo delle nascite, nel 2015 la Cina aveva deciso di abolire per sempre la legge del figlio unico, consentendo alle famiglie cinesi di avere anche due figli. E ora pare stia pensando di lasciare totale libertà alle famiglie: il Paese ha un tasso di nascita tra i più bassi al mondo, ci sono ormai troppi anziani che pesano sul sistema sanitario nazionale, c'è una clamorosa disparità di genere (dovuta alla preferenza del maschio in epoca di figlio unico) e manca forza lavoro.

La libertà totale – tra l'altro – potrebbe anche non bastare per invertire la tendenza in Cina; potrebbero essere addirittura previsti degli incentivi per invitare le coppie a procreare. In soli 40 anni la Cina passerebbe dal divieto di avere più di un figlio, al supporto monetario per averne di più.

L'evoluzione della legge del figlio unico, dunque, costituisce un'ottima prospettiva attraverso la quale osservare l'evoluzione della potenza cinese.

Il cambiamento del 2015 non ha apportato i risultati sperati: il baby boom dopo l'abolizione della legge non c'è stato, a confermare i critici nei confronti del governo, che da tempo denunciavano il ritardo con il quale si era ovviato alla precedente legge.

Il tasso di nascita in Cina è rimasto basso e i motivi sono facilmente intuibili. La Cina è ormai un Paese dalla classe media ampia e desiderosa di godersi i propri successi in modo isolato: il tempo maggiore viene dedicato alla propria carriera; un'altra motivazione risiede poi nei costi per allevare un figlio – o un figlio in più: dagli asili all'università i costi per le famiglie sono altissimi.

L'iscrizione a un asilo di Pechino può costare anche qualche migliaio di euro all'anno, sempre non si scelgano quelle poche strutture pubbliche che però solitamente vengono evitate per i modelli di educazione statali considerati desueti e fuori dai tempi. Iscrivere poi il figlio o la figlia all'università, una mediamente prestigiosa, sempre che l'esame di ammissione sia stato superato, può costare anche 10mila euro all'anno.

Risultato: nonostante l'estensione al secondo figlio, i cinesi hanno continuato a farne molto pochi.

La legge del figlio unico era stata imposta nel 1980 e pur con alcune eccezioni (le minoranze etniche e le famiglie di alcune città "pilota" potevano avere più di un figlio) ha finito per creare una serie di problematiche attuali, oltre a tante difficoltà per uomini e donne cinesi (sterilizzazioni, aborti forzati, figli abbandonati per non pagare la multa).

Si tratta in assoluto di una delle leggi decise del Pcc tra le più odiate, visto anche l'attaccamento storico che in Cina si ha nei riguardi dei figli. Le conseguenze di questa legge - inoltre- sarebbero state inutili per quanto riguarda lo scopo principale. Negli anni '60 e '70, infatti, si temeva un po' in tutto il pianeta il rischio di una sovrapopolazione dovuto soprattutto ai due Paesi più popolosi, Cina e India.

Il ragionamento che fecero i pianificatori cinesi, insieme al partito comunista, fu davvero basilare: l'unico modo per assicurarsi una crescita economica senza intoppi, era diminuire le bocche da sfamare. Vennero avviate così ricerche demografiche e statistiche – che 40 anni dopo sono state messe in discussione in quanto basate su dati e metodi antiquati – e venne deciso che senza un rigido controllo delle nascite, la popolazione cinese sarebbe aumentata in 30 anni circa di 400 milioni di persone.

Un numero così alto di nuove bocche da sfamare sarebbe stato insopportabile per la crescita della Cina. Venne così decisa la legge del figlio unico, applicata poi con metodi terribili e strazianti dai responsabili della pianificazione, specie nelle regioni più periferiche e nei villaggi più sperduti. La carriera di queste persone dipendeva proprio dai numeri: per questo spesso la loro attività era durissima per molte delle famiglie che osavano sfidare l'autorità centrale mettendo al mondo più di un figlio.

La legge del figlio unico seguiva un'indicazione che da anni il partito dava alla propria popolazione, invitando a figliare di meno: probabilmente – secondo studi recenti riportati anche dal libro Figlio unico di Mei Fong, dell'editore Carbonio – sarebbe bastato mantenere quelle indicazioni generiche, perché il trend cinese era già rivolto a una minore nascita di bambini.

Il limite alle nascite, in pochi anni, è diventato un ricordo: dopo la sua abolizione oggi si ragiona per dare totale libertà alle famiglie. Le conseguenze positive potrebbero riguardare aziende e istituzioni impegnate a lavorare con l'infanzia. Ma c'è chi avvisa: potrebbe essere troppo tardi. E per questo in una giravolta completa, il governo potrebbe pensare addirittura ai incentivi per le nascite.

La nuova era di Xi Jinping ha bisogno di nuovi, tanti, soldati e soldatesse.

@simopieranni

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