L’ex guerriglia entra al congresso solo grazie ai seggi garantiti dall’accordo di pace. Una disfatta resa più amara dal successo della destra uribista, sostenitrice della linea dura, che ora punta a riconquistare la presidenza. Ma la sinistra di Petro può ancora sperare

Ivan Marquez del partito delle Farc parla con la stampa durante le legislative a Bogotà. REUTERS/Jaime Saldarriaga
Ivan Marquez del partito delle Farc parla con la stampa durante le legislative a Bogotà. REUTERS/Jaime Saldarriaga

“Sono le elezioni più pacifiche degli ultimi 50 anni”, “le elezioni in cui le Farc hanno abbandonato le armi per i voti”, un appuntamento “storico” per la democrazia del Paese.


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Le ultime elezioni legislative sono state raccontate in diversi modi, ma quasi tutti i leader politici sono sembrati concordi nel sottolineare gli aspetti positivi di un'ex guerriglia, le Farc, che per la prima volta partecipa attivamente al processo democratico anziché provare a sabotarlo.

I risultati delle elezioni per Camera, Senato e per le primarie delle coalizioni di destra e di sinistra, però, hanno fornito indicazioni strategiche per le presidenziali di maggio più che sulla metabolizzazione delle ex forze rivoluzionarie nell’opinione pubblica.

Tre punti sono emersi con chiarezza da queste legislative: l’uribismo è vivo e lotta con tenacia per tornare alla Casa de Nariño; il petrismo, come comincia a essere definita la politica di sinistra di Gustavo Petro, non ha risentito delle accuse di castro-chavismo, mentre il progetto delle Farc, come prevedibile, non ha avuto alcun appeal sull’elettorato colombiano.

Le Farc - che hanno cambiato il nome da  Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia in Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común, mantenendo lo stesso acronimo - al Senato hanno ottenuto solo 52.532 voti, ovvero lo 0,34% delle preferenze e zero seggi. Alla Camera, secondo gli scrutini del Consejo Nacional Electoral al 98,96%, l’ex guerriglia è andata addirittura peggio: 32.636 voti, lo 0,21%, e di conseguenza zero seggi.

Le Farc, però,  entreranno comunque al Congresso in virtù degli accordi di pace. Avranno 10 parlamentari: 5 deputati e 5 senatori. Un numero piuttosto consistente sia per portare avanti le proposte care all’ex guerriglia sia per il risultato elettorale nel complesso, che delinea un Congresso frammentato, ma in cui la maggioranza spetta ancora al Centro democratico dell’ex presidente Uribe: 16,41% al Senato, 16,02% alla Camera.

Per rendere idea di quanto siano consistenti i seggi delle Farc, è sufficiente constatare che altri partiti per ottenere 5 seggi al Senato hanno dovuto raccogliere 736.367 voti. È come se gli accordi di pace avessero fruttato 680.000 voti in più alle forze rivoluzionarie rispetto a quelli realmente ottenuti. Un buon punto di partenza su cui i leader dovranno lavorare per creare un vero consenso nel Paese, ma sempre con la sicurezza di altri 10 seggi garantiti nel 2026.

Rodrigo Londoño, il leader della guerriglia conosciuto anche come Timochenko, ha saggiamente abbandonato la campagna elettorale per le presidenziali, unendo le sue difficili condizioni di salute (un recente intervento al cuore) al crescente malcontento degli elettori colombiani, che in più di un’occasione lo hanno contestato violentemente.

Oltre al fallimento delle Farc, le legislative identificano con chiarezza chi saranno i due leader dei principali schieramenti. Ivan Duque guiderà la corsa della destra degli uribisti, essendo legittimato da oltre il 67% dei voti (4.038.101), mentre Martha Lucia Ramirez, sua sfidante alle primarie con un bacino di 1.537.790 voti (il 25,79%), correrà come vice-presidente nello stesso ticket. In totale, Gran consulta por Colombia, ha quasi doppiato in termini di voti assoluti i risultati della sinistra: 5.960.612 cittadini hanno espresso il loro candidato dell’uribismo, mentre 3.364.309 si sono pronunciati su Inclusión social para la paz scegliendo Gustavo Petro, a cui tutti i media colombiani chiedono se trasformerà la Colombia in un nuovo Venezuela, vista la sua visione marcatamente di sinistra e anti-establishment.

Non è detto che il risultato delle primarie sia sovrapponibile alle prossime presidenziali, ma ci sono altri elementi che accreditano l’uribismo come la forza da battere. L’ex presidente Álvaro Uribe Vélez è diventato il senatore più votato della storia della Colombia, ricevendo 875.554 voti, mentre il suo Centro Democrático si è aggiudicato 51 parlamentari, solamente dietro il Partido Liberal, 49, e Cambio Radicalcon 46. Uribe è stato il principale avversario di Santos nel referendum sull’accordo di pace con le Farc.

L’attuale presidente ha annunciato di aver ripreso il dialogo per la pace con l’Eln dopo averne apprezzato il cessate il fuoco unilaterale. Una trattativa che potrebbe far gioco a coloro che vogliono radicalizzare ancora di più il dibattito sulla pace sociale.

Il gioco è soprattutto nelle mani di Duque e Petro, ma l’agenda elettorale passa anche dagli altri 6 candidati: Germán Vargas Lleras, Humberto de la Calle, Juan Carlos Pinzón, Piedad Córdoba, Sergio Fajardo e Viviane Morales. Le loro aperture e posizioni saranno fondamentali in vista del primo turno di fine maggio.

@AlfredoSpalla

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