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La Colombia al voto con il fantasma di Uribe (e di Chavez) nelle urne

Sono le elezioni più polarizzate della storia, dicono a Bogotà. I conservatori agitano lo spauracchio chavista per screditare Petro, il primo candidato di sinistra che arriva al ballottaggio. Ma il grande favorito è Duque, l’uomo di Uribe che minaccia un ritorno della destra più dura

Le prime pagine dei giornali dedicate a Gustavo Petro e Ivan Duque. REUTERS/Jaime Saldarriaga
Le prime pagine dei giornali dedicate a Gustavo Petro e Ivan Duque. REUTERS/Jaime Saldarriaga

La corsa verso la Casa de Nariño è una questione a due fra la destra di Ivan Duque e la sinistra di Gustavo Petro, ma l’agenda politica colombiana non sembra poter prescindere dalla presenza di Álvaro Uribe, presidente dal 2002 al 2010. Duque, avvocato di 41 anni e candidato del Centro Democrático, è considerato l’erede dell’uribismo e, secondo gli ultimi sondaggi, ci sono consistenti probabilità che vinca il secondo turno. Al primo, Duque ha sfiorato il 40%, Petro invece si è fermato al 25%, superando di circa 300.000 voti il centrista Sergio Fajardo (23,78%). Secondo l’istituto Invamer, il candidato uribista è al 57,2%, mentre Colombia Humana di Petro è al 37,3%. Duque è in testa per tutti gli istituti di ricerca, sebbene il suo vantaggio oscilli fra il 20% e il 6%.

“Sono le elezioni più polarizzate della storia”, scrivono i media locali per rimarcare come la paura giochi un ruolo fondamentale nella scelta del prossimo presidente. Da una parte, c’è chi teme il ritorno di Uribe e delle sue politiche da uomo forte; dall’altra, c’è una parte della popolazione che vede in Petro un candidato troppo di sinistra che potrebbe “trasformare la Colombia in una nuova Venezuela”.

Nell’ultimo mandato di Juan Manuel Santos, che nel 2010 aveva cominciato il suo percorso proprio come delfino di Uribe, la Colombia è apparsa agli occhi del mondo come più inclusiva e pacificata. Ma gli accordi di pace con le Farc, seppur storici, non sono in cima agli interessi degli elettori, che oggi chiedono attenzione su educazione, sanità, disoccupazione e interventi strutturati contro la corruzione.

Cosa accadrebbe, quindi, se Duque vincesse e l’uribismo tornasse di moda? La risposta emerge chiara dal programma elettorale del Centro Democrático: «Ci colpisce vedere che la giustizia ricompensa coloro che hanno commesso i peggiori crimini della nostra storia, sotto l'abuso della parola “pace”», si legge già nell’introduzione del documento. La prima proposta, su 203 totali (https://s3.amazonaws.com/ivanduquewebsite/static/propuestas.pdf), è quella di rafforzare «la capacità reattiva delle forze militari e della polizia», mentre nella seconda Duque promette di modernizzare il controllo territoriale «per affrontare le minacce asimmetriche come l’Eln (Esercito di Liberazione Nazionale)». In tema di pace, è manifesta l’intenzione Duque-Uribe di modificare l’accordo esistente (soprattutto sulle pene agli ex-guerriglieri) e trattare con l’Eln solo dopo una completa smobilitazione.

Oggi, seppur il tempo sia al limite, l’Eln discute una resa definitiva con Santos. La mano dura dell’uribismo si esplicita anche tramite proposte come il carcere a vita per gli stupratori e gli assassini di bambini. Duque, rispetto a Petro, ha una visione più liberale in materia economica: vuole diminuire la pressione fiscale e aiutare le imprese con maggiori sgravi. Non condivide l’eradicazione volontaria delle piante di coca, messa in atto dal governo Santos per riconvertire le terre a lungo termine, spingendo per un ritorno all’eradicazione forzata. Una stretta sul narcotraffico che ricorda i metodi del suo mentore.

«La pensione del caudillo- scrive il New York Times su Uribe - sembra lontana e forse la ragione è nei duecento processi aperti contro di lui per presunti legami con il paramilitarismo, gli insulti e le indagini sullo scandalo de las chuzadas, una serie di intercettazioni illegali di leader dell'opposizione, giornalisti e magistrati. La sua capacità di rimanere al potere lo ha protetto dalle conseguenze legali». C’è infine la crisi del vicino Venezuela che attende Duque, che da tempo sollecita lintervento dellOnu contro «un Paese che ospita gruppi terroristi». Non è scontato, però, che un eventuale elezione di Duque segni una polarizzazione nella società o “un ritorno alla guerra nel Paese” (come accusa Petro). Il candidato uribista, tramite riforme inclusive per le zone rurali, potrebbe rafforzare la presenza dello Stato senza innescare divisioni. Una politica più “alla Santos” anziché “alla Uribe”.

Petro, invece, dopo le accuse di profeta colombiano del castro-chavismo, ha cercato di ammorbidirsi, mettendo da parte idee come la convocazione di un’assemblea costituente. Il suo avvicinamento al centro, però, potrebbe richiedere un periodo più lungo rispetto a quello dell’avversario, seppur entrambi partano da posizioni equamente radicali. Secondo gli analisti, il fatto che per la prima volta un candidato di sinistra sia in corsa al ballottaggio è frutto delle nuove conquiste colombiane nel campo dei diritti civili.

Nel Paese, la sinistra è sempre stata pregiudicata da una sovrapposizione d’immagine con i gruppi di guerriglia, oltreché da omicidi di leader come Jorge Eliécer Gaitán nel 1948 e Luis Carlos Galán nel 1989. «Sono più simile a Pepe Mujica, ma Mujica non fa paura a nessuno e quindi si sono inventati i paragoni con Chávez e Fidel Castro», ha detto Petro riferendosi al suo passato da guerrigliero nell’M-19. «Il partito deve sostenere il candidato che ha garantito il proseguimento degli accordi firmati a L’Avana. Penso che l’opinione pubblica sappia chi è questo candidato», ha detto Rodrigo Londoño, il leader delle Farc conosciuto come Timochenko, in un endorsment che per Petro potrebbe rivelarsi deleterio, soprattutto alla luce dell’esiguo 0,34% ottenuto dalle Farc alle legislative. Inoltre, l’arresto dell’ex Farc, Jesus Santrich, per traffico di stupefacenti e le recenti 16 morti dei dissidenti in seguito agli scontri con l’esercito non rendono la vita facile a coloro che difendono pubblicamente l’accordo di pace.

@AlfredoSpalla

 

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