eastwest challenge banner leaderboard

Com’è andata la visita della delegazione governativa indiana in Kashmir

La delegazione formata da 27 membri del governo indiano è tornata a Delhi dopo una visita di due giorni nel tentativo di trovare una soluzione alla crisi kashmiri – si rimanda a questo articolo che ho scritto qualche giorno fa per avere un quadro più chiaro. Domenica, allo Sher-e-Kashmir International Convention Centre di Srinagar, i parlamentari hanno incontrato esponenti dei partiti del Jammu e Kashmir, associazioni di commercianti e organizzazioni varie. Terminato il confronto, alcuni membri della delegazione hanno spontaneamente deciso di staccarsi per visitare i tre principali leader separatisti kashmiri.

Graffiti is painted on shop shutters in Srinagar after an escalation of violence that officials have blamed on separatist protests that have tied down security forces in Kashmir. REUTERS/Cathal McNaughton

Il Mirwaiz Omar Farooq, capo spirituale della regione e segretario della fazione moderata della Hurryat Conference, dall’8 luglio non è autorizzato a recitare il sermone della preghiera del venerdì nella moschea principale di Srinagar. Tre parlamentari indiani hanno raggiunto la prigione dove è detenuto da 10 giorni, e dopo due minuti di confronto, il Mirwaiz li ha invitati ad andarsene.

Yasin Malik, fondatore negli anni ’80 dell’ex gruppo armato Jammu and Kashmir Liberation Front, anch’egli in prigione, ha rifiutato la visita.

Le porte della casa di Syed Ali Shah Geelani non si sono neanche aperte per i delegati. 5 parlamentari hanno aspettato inutilmente per più di dieci minuti di fronte alla residenza dove il leader è confinato dal 2010 – non è autorizzato neanche ad andare in moschea per la preghiera del venerdì. Il ritorno alle vetture parcheggiate sulla via principale è stato accompagnato dalle urla dei sostenitori di Geelani: “go india go back” e l’intramontabile “hum kya chate? Azadi” – cosa vogliamo? Libertà.

 

Nella conferenza stampa di martedì mattina, il ministro degli interni, Rajnath Singh, ha duramente attaccato il comportamento dei separatisti che avrebbero così dimostrato di non credere affatto nella kashmiryat (l’ethos tollerante kashmiri) insaniyat (umanità)e jamhooriyat (democrazia).

“New Delhi aveva intenzione di parlare con chiunque fosse intenzionato a ristabilire la pace – ricordiamo che la volontà di incontrare i separatisti non è stata mai esplicitata, e che i delegati che hanno provato ad incontrarli hanno agito autonomamente, nda” ha commentato Singh, sostenendo che l’iniziativa di Delhi sia stata comunque un successo  e chiudendo la conferenza stampa con quello che potrebbe riassumere la posizione del governo indiano riguardo la questione, un lapidario: “il Jammu e Kashmir era, è e sarà per sempre parte integrante dell’India”

“L’umanità di cui parlano è la stessa con la quale sono stati martirizzati 74 civili, la maggior parte dei quali bambini e adolescenti, accecati più di 200 e feriti quasi 10.000?” è stata la replica del Mirwaiz.

Geelani ha invece detto: “non solo non siamo mai stati ufficialmente invitati, ma oltretutto ci accusano di aver rifiutato il dialogo. Stanno soltanto cercando di screditarci. Non abbiamo bisogno di lezioni o sermoni sulla democrazia e sull’umanità da parte di assassini le cui mani sono sporche del sangue della nostra innocente popolazione”

La chief minister del Jammu e Kashmir, il 3 settembre, aveva scritto una lettera ai leader separatisti invitandoli ad intraprendere insieme un significativo processo politico di dialogo e a partecipare all’incontro con la delegazione.

Come in molti hanno sottolineato – tra gli altri, Omar Abdullah, leader dell’opposizione – la posizione della Mufti è stata piuttosto controversa e ambigua: se davvero era questa l’intenzione, avrebbe dovuto rilasciare i leader sotto arresto.

Negli ultimi giorni è circolata, inoltre, la notizia che il governo centrale starebbe considerando di intervenire pesantemente contro i leader separatisti per aver rifiutato di incontrare la delegazione. A quanto pare le sanzioni prevedono il ritiro dei loro passaporti, la riduzione della loro sicurezza e un controllo più serrato da parte delle istituzioni di Delhi riguardo le passate indagini in cui sono coinvolti e i conti bancari a loro intestati.

Narendra modi sarebbe intenzionato ad usare il pugno di ferro per mandare un chiaro segnale a coloro i quali, secondo il premier, incitano alla violenza nella valle.

Nel pomeriggio di domenica, intanto, fuori dai corridoi della politica, sono esplosi scontri violentissimi in tutta la valle, terminati con 600 feriti e un decesso, segnando uno delle giornate più tragiche dall’inizio dell’insurrezione.

@cam_pasquarelli

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA