Combatto per la mia famiglia e per l’umanità. L’ultima lettera di Kader Ortakaya

Solo poche settimane prima di essere abbattuta dall’esercito turco in prossimità di Kobanê, Kader Ortakaya, 28 anni, studentessa dell’Università di Marmara e attivista del Partito dell’Iniziativa per la Libertà sociale (Töpg), aveva scritto una lettera in cui spiegava ai genitori il perché del suo impegno per difendere la città di Kobanê. Ecco il testo integrale della lettera.




«Cara famiglia,

sono a Kobanê. Questa guerra non è solamente la guerre del popolo di Kobanê ma un guerra che concerne tutti.

Ho deciso di combattere per la mia amata famiglia e per l’umanità. Se non capiamo oggi che questa guerra è anche la nostra, allora, domani, saremo soli quando le bombe colpiranno anche le nostre case.

Vincere questa guerra significa una vittoria dei poveri e degli sfruttati. Credo di poter essere più utile combattendo per questa guerra che diventando un’impiegata d’ufficio.

Forse ce l’avrete con me per avervi reso tristi ma presto o tardi capirete che ho ragione.

Mi auguro che tutti i popoli vivano liberi ed uguali. Non auguro a nessuno d’essere sfruttato durante tutta la propria vita soltanto per ricevere un tozzo di pane o per assicurarsi un tetto. Affinché questi auspici diventino realtà occorre battersi, occorre lottare.

Tornerò quando la guerra sarà terminata e Kobanê riconquistata. Quando tornerò, per favore, accogliete anche i miei amici. Non cercate di trovarmi. E’ impossibile farlo adesso.

Una delle ragioni principali per le quali vi scrivo questa lettera è che non voglio che facciate sforzi per ritrovarmi  e che dobbiate soffrire per questo. Se dovesse succedermi qualcosa state sicuri che ne sarete informati.

Se non volete che io sia imprigionata o torturata non avvertite la polizia, né alcuna istituzione dello stato. Se voi faceste questo io ed i miei amici ne soffriremmo molto. Non dite a nessuno, neanche ai parenti, che sono andata a Kobanê così eviterò di essere gettata in prigione al mio ritorno.

Stracciate questa lettera dopo averla letta.

Se volete fare qualcosa per me, sostenete la mia lotta. Siete rimasti silenziosi davanti ai disfunzionamenti dello stato. Dite “basta!” al fatto che delle persone siano uccise per strada, che siano bombardate come è successo a Roboski (il massacro di Uludere in cui hanno perso la vita 34 persone ndr).

Sappiate che io continuerei a partecipare alle manifestazioni e alle attività delle associazioni anche se vivessi ancora con voi. Vi affido la mia lotta fino al mio ritorno.

Vi abbraccio tutti, mamma, papà, Ada, Deniz, Zelal e Mahir che nascerà presto. Un pensiero particolare và al mio fratello Kadri. Lui agirà come crede. Vi abbraccio tutti con sentimenti rivoluzionari. Il telefono era un regalo di mio fratello. C’è una foto di noi due dentro. Spedisco anche la mia carta studenti a mamma.

Vi adoro tutti. Arrivederci, per ora». 


Kader

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