Kim e Moon entrano nella storia mano nella mano

L’atteso vertice è in corso al confine tra le due Coree. Un confine varcato insieme dai due leader, uno dei tanti dettagli analizzati in queste ore nel tentativo di completare un puzzle che ancora ci sfugge. In attesa di una dichiarazione che può sancire l’inizio di una nuova era

Il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in e il leader nordcoreano Kim Jong Un si incontrano a Panmunjom all'interno della zona smilitarizzata che separa le due Coree e scavalcano lo storico gradino del confine 27 aprile 2018. Korea Summit Press Pool / Pool via Reuters
Il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in e il leader nordcoreano Kim Jong Un si incontrano a Panmunjom all'interno della zona smilitarizzata che separa le due Coree e scavalcano lo storico gradino del confine 27 aprile 2018. Korea Summit Press Pool / Pool via Reuters

Kim Jong-un è arrivato, Moon era lì ad aspettarlo. Uno di qua e uno al di là, separati solo da uno scalino, infimo confine – a guardarlo – a segnare quel grande dolore che è stata una guerra mai sancita da un trattato di pace. Kim ha parlato, a volte sembrava non guardare Moon, come per l'emozione. Poi si sono stretti la mano. Poi ancora foto e infine, una volta scavalcato quel gradino, Kim sembra improvvisare: dice qualcosa a Moon. Il sudocoreano allarga leggermente le braccia, ma pare pensare: “perché no?”. E si lascia prendere la mano da Kim che lo porta, per pochi secondi, in Corea del Nord.

Il primo leader nordcoreano nella storia aveva già varcato quella barriera. E Moon, per altro, al Nord era già stato nel 2004, in missione per l'allora presidente sudcoreano fautore della sunshine policy, quella politica di apertura che oggi Moon sembra voler replicare.

Secondo il Korea Herald, invece, sarebbe stato Moon a chiedere a Kim: «E io potrò mai visitare il Nord?» E Kim avrebbe compiuto il gesto. Siamo già qui: all'esegesi di ogni minimo dettaglio, come fosse necessario completare un puzzle che ancora ci sfugge.

Si va ben oltre il lavoro in questo caso, si vive un'emozione pura, dopo aver scritto così tante volte di scontri, di distanze, di famiglie ancora oggi separate. Per un armistizio che non hanno neanche sottoscritto i coreani del sud, in questo caso, ma gli alleati. Ci si emoziona quindi a guardare i due camminare a lungo, Kim a tratti sembra affaticato o forse lo percepiamo noi così. Ancora passi e piccole risate: vera rilassatezza o sintomo tutto asiatico, teso a nascondere un grande imbarazzo?

Poi ancora foto, coreografie, prima era toccato alle strade che hanno accompagnato i leader e poi alla firma di Kim sul libro degli ospiti: «Una nuova storia comincia ora: dal punto di partenza della storia e dell'era di pace». Questo il testo completo del messaggio lasciato dal leader nordcoreano sul registro degli ospiti della Peace House.

Una frase in cui Kim sembra voler sottolineare che da Panmunjom, dove fu firmato l'armistizio nel 1953, si riparte per costruire nuovi rapporti tra Nord e Sud con il traguardo della pace, di fatto mai firmata dopo la fine della guerra di Corea. Il summit tra le due Coree, il terzo dopo quelli del 2000 e del 2007, è il primo a tenersi in territorio sud-coreano.

Dopo la pausa pranzo, il summit seguirà: «Sono giunto qui con la determinazione a recuperare gli 11 anni che abbiamo perduto e andare avanti» ha raccontato il leader nordcoreano, con un chiaro riferimento all'ultimo summit inter-coreano, tenutosi a Pyongyang nel 2007. Le due Coree, ha ricordato Kim, sono giunte più volte a un passo dalla guerra. «Spero che non torneremo ancora una volta al punto di partenza» ha detto il leader nordcoreano.

Moon ha replicato a Kim esprimendo la necessità di «decisioni coraggiose» per conseguire la pace nella penisola. «Nel corso delle ultime sette decadi non siamo stati in grado di comunicare» ha detto Moon riferendosi alle due Coree. «Oggi abbiamo l'intero giorno per farlo. La primavera è al suo culmine e il mondo intero guarda alla primavera che si sta aprendo per la Corea» ha aggiunto il presidente.

E infine: «Un peso enorme grava sulle nostre spalle, una grandissima responsabilità. Conseguendo la pace possiamo tributare un regalo all'intera umanità». 

E questo peso potrebbe essere condiviso: per chiudere un eventuale trattato di pace Seul avrebbe bisogno dell'ok da parte degli Usa, che nel 1953 conclusero l'armistizio. E, mentre i due leader piroettavano sulla storia, da Washington sembra essere arrivato l'ennesimo semaforo verde. Gli Stati Uniti, infatti, hanno lodato l'inizio dei colloqui inter-coreani alla frontiera: “Siamo fiduciosi che i colloqui realizzeranno progressi verso un futuro di pace e prosperità per l'intera penisola coreana”.

Gli Stati Uniti “apprezzano lo stretto coordinamento” con la Corea del Sud, si legge in una nota, aggiungendo che Washington non vede l'ora di “discussioni solide” in vista dell'incontro del presidente Donald Trump con Kim Jong-un, previsto nelle prossime settimane.

@simopieranni

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