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Crescita ed integrazione restano al centro dell’agenda norvegese

L’appoggio esterno di Cristianodemocratici e Liberali al governo di minoranza formato dai Conservatori (“Høyre”) e dai populisti (“Fremskrittspartiet”) costa molto a questi ultimi, che hanno dovuto modificare la stesura iniziale del programma per assicurarsi l'appoggio parziale dei due partiti minori, su richiesta dei quali il bilancio originario è stato incrementato di due miliardi e duecento milioni di corone. Sono stati aumentati sostegni alle famiglie, fondi per i trasporti, deduzioni a favore delle coppie a basso reddito.

 

 

Liberali e Cristianodemocratici hanno avuto la meglio anche sull’accoglimento delle richieste delle categorie: i pescatori avranno maggiore sostegno e l'innovazione a favore dell'agricoltura risulterà potenziata. Altre novità sono l'introduzione di più ricercatori nelle università e di fondi per migliorare l'ambiente dove avviene l'apprendimento scolastico. Saranno previsti maggiori finanziamenti per le famiglie a basso reddito (ma nello stesso tempo vengono diminuiti i fondi per l'assistenza attraverso personale esterno che si occupa dei figli) in tutto la quota di aiuti sociali aumenta dell'uno per cento. I Liberali hanno ottenuto fondi per l'integrazione degli stranieri minorenni e ci sono poi buone notizie per i progetti ecosostenibili e le organizzazioni di volontariato - che vedono aumentare, sia pure leggermente, i fondi pubblici a loro disposizione. La tassazione su petrolio ed elettricità salirà.

I nuovi ministri dell'Høyre (oltre alla Premier Erna Solberg) sono Børge Brende (Esteri), Torbjørn Røe-Isaksen(Istruzione), Bent Høye (Salute), Ine Marie Eriksen Søreide (Difesa), Thorild Widvey (Cultura), Elisabeth Asparker (Pesca), Monica Mæland (Industria), Vidar Helgesen (ufficio della premier), Tine Sundtoft (Ambiente), Jan Tore Sanner (Municipi e modernizzazione). I nuovi ministri del Fremskrittspartiet sono invece Siv Jensen (Finanze), Anders Anundsen (Giustizia), Ketil Solvik Olsen (Trasporti), Sylvi Listhaug (Agricoltura), Robert Eriksson (Lavoro e Affari Sociali),Tord Lien (Petrolio ed Energia), Solveig Horne (Infanzia ed uguaglianza).

Attualmente nelle rilevazioni tutte le forze politiche - inclusi i Laburisti che (considerati come singola lista) sono rimasti primi nei consensi - sono in crescita, tranne i populisti (Fremskrittspartiet), che hanno continuato da un lato a cedere elettori ai partiti centristi, sulla scia della tendenza iniziata dopo i drammatici eventi del 2011, dall’altro a perdere mordente, nello smussare le loro proposte per giungere all’alleanza con Conservatori e liste liberali.

E’ ormai evidente che il nuovo governo norvegese  mantiene un approccio costruttivo in materia di integrazione: a novembre la nuova premier Erna Solberg (Høyre), incontrando in Germania un'altra leader conservatrice, Angela Merkel, ha sottolineato la necessità di incrementare l'occupazione in Europa, l’esecutivo norvegese promuove una politica economica espansiva ma teme i rischi dell'estremismo, non solo quelli riferibili agli ex sostenitori del partito populista - tagliati completamente fuori dalla nuova politica di Siv Jensen - ma pure al radicalismo islamico, che in modo simile a quanto avvenuto nel contesto inglese ha iniziato a dare concrete preoccupazioni anche nel nord Europa.

Erna Solberg ha affermato che la prevenzione attraverso la sicurezza ha il suo ruolo, ma che è ancora più importante assicurare ai cittadini, immigrati inclusi, un senso di appartenenza attraverso l'occupazione. Per quanto riguarda i populisti (Fremskrittspartiet), questi si sono ormai liberati degli esponenti anti-immigrazione, ai quali non è stato assegnato nessun posto di primo piano e che (come nel caso di Per Sandberg) infine sono semmai andati via.

Difatti il Fremskrittspartiet, nato come movimento anti-tasse, non ha mai condiviso interamente la piattaforma più conservatrice che lo caratterizzò negli anni novanta ed ora l'ala meno conservatrice, guidata da Siv Jensen, ha approfittato del calo di consensi seguito ai tremendi fatti di Utoya del 2011 (crimini compiuti da un estremista di destra) per riprendere il controllo del partito, riportando al centro i temi economici, al posto dell'opposizione all'immigrazione.

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