Dalla scuola all’indipendenza, il sogno dei curdi

In Siria, vicino al confine iracheno, decine di migliaia di alunni per la prima volta studiano in lingua curda. Forse un piccolo passo verso la nascita di uno stato autonomo.

REUTERS/Rodi Said

BEIRUT. Nessuno probabilmente è in grado di prevedere chi uscirà vincitore dalla complicata e dolorosa mini guerra mondiale che si sta combattendo in Siria. Da quasi cinque anni in un Paese relativamente piccolo, la Siria ha una superficie di 186.400 km2 , tutte le potenze regionali e mondiali si stanno dando, direttamente o indirettamente, nella battaglia. Una partita incerta e pericolosa, che porterà sicuramente alla ridefinizione degli equilibri geopolitici ed economici di una regione che va dal Medio Oriente al Caucaso, fino alla Russia e alla Cina, che sembra stia finanziando l’azione militare di Putin.

Tra i tanti attori e i tanti interessi di questo conflitto c’è quello del popolo curdo, che per la prima volta vede concretamente delinearsi all’orizzonte la possibilità di avere una regione autonoma e poi quella di uno stato curdo indipendente.

“Come in tutte le guerre che ha subito il mio popolo sta pagando un prezzo altissimo in Siria e in Iraq. Questa volta, però, alla fine del conflitto la comunità internazionale non potrà ignorare le nostre richieste. L’ISIS è stato arrestato nella sua avanzata dal coraggio delle nostre milizie, i curdi questa volta hanno davvero conquistato con il sangue il diritto a una patria.” A parlare è Jamil Mousa, professore curdo dell’Università di Aleppo da tre anni rifugiato in Libano.

Il professore ci mostra un video che ha ricevuto da un villaggio curdo nel nord-est della Siria, vicino al confine con l’Iraq. Il documentario racconta la giornata di una piccola scuola elementare. Una giornata normale, ma in una scuola davvero particolare dove alunni e insegnanti parlano in lingua curda e l’intero curriculum di studi è in curdo.

“Una cosa impensabile solo sei anni fa, prima dello scoppio della guerra in Siria. Nel Paese l’uso della nostra lingua era vietato nelle scuole e nell'amministrazione pubblica.”

Da poco tempo la lingua dei curdi, che prima del conflitto erano circa il 9% della popolazione siriana, ha iniziato a riemergere nell’uso pubblico in diverse aree del nord-est del Paese.

“Nel 2012, il governo siriano ha deciso di ritirare le sue truppe dalle aree del nord a maggioranza curda. Così, abbiamo iniziato ha stabilire le nostre istituzioni, le forze di sicurezza e le scuole. Da allora hanno iniziato a rinascere le tradizioni curde, in particolare la lingua.”

Il video è girato nella scuola Mausar Nousay, nella città prevalentemente curda di Qamishli. Il programma in lingua è stato introdotto nelle scuole elementari nell’anno 2015-2016, il nuovo corso convive con quello ufficiale in lingua araba.

Le scuole gestite dalla neonata “amministrazione curda” accolgono circa 86.000 studenti con 3.800 insegnanti. Per ora solo gli alunni delle elementari possono scegliere il nuovo curriculum, mentre per le classi successive resta in vigore il vecchio programma di studi.

Questa iniziativa non è stata gradita dal Governo di Damasco, che ha deciso di sospendere gli stipendi agli insegnanti che aderiscono al nuovo programma.

“Purtroppo, anche alcuni del mio popolo . dice Jamil Mousa – non credono in questo cambiamento. Alcuni si rifiutano di mandare i figli alle nostre scuole. Hanno paura perché il curriculum non è riconosciuto dal Governo e temono che gli insegnanti non siano abbastanza preparati.”

Per le famiglie curde, l’apprendimento della lingua rappresenta la realizzazione di un sogno covato a lungo. “Spero che tutti gli studenti possano imparare la loro lingua madre. Finalmente hanno la possibilità di imparare l’alfabeto e la storia del loro popolo.”

Jamil Mousa racconta che il padre gli aveva insegnato a parlare curdo di nascosto, quasi in segreto.

“Ora i miei nipoti a Qamishli la studiano alla luce del sole. La lingua è parte essenziale per la sopravvivenza di una cultura. L’insegnamento della lingua dei padri è un investimento per il futuro di un popolo. Per questo credo che il più grande risultato raggiunto dell’amministrazione autonoma curda sia proprio l’insegnamento a decine di migliaia di suoi figli della loro lingua.”

@MauroPompili

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