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Dalle montagne siriane Isis vuole scendere verso il Libano

Lungo il confine tra i due paesi da tre anni l’esercito libanese e le milizie di Hezbollah combattono contro gli estremisti che vogliono fare del Libano un emirato fedele al Califfo.

ARSAL, Lebanon - A general view shows the Sunni Muslim border town of Arsal, in eastern Bekaa Valley March 19, 2014. REUTERS/Hassan Abdallah

Il Libano, un Paese da sempre in bilico tra pace e guerra. Da più di tre anni il suo coinvolgimento nel conflitto siriano non è solo una questione politica e umanitaria, ma una faccenda militare, che mette a rischio la fragile stabilità del Paese. Lungo il confine gli scontri armati sono cronaca quotidiana, da un lato l’esercito libanese, più o meno in collaborazione con i combattenti di Hezbollah, dall’altro i miliziani di ISIS, più o meno alleati con quelli del Fronte al-Nusra.

Centrale in questo conflitto è Arsal, nella Valle della Bekaa, ultima cittadina libanese prima della Siria. Vera e propria enclave sunnita in territorio scita, 30.000 libanesi che attualmente convivono con circa 35.000 siriani. In città i rifugiati hanno iniziato ad arrivare nel 2011, e da subito i miliziani hanno iniziato a nascondersi e a infiltrarsi tra i disperati in cerca di asilo. In questi anni Arsal è diventata rifugio e centro di reclutamento per le forze ostili al governo di Bashar al-Assad. “All’inizio erano solo persone in fuga dalla guerra – dice Ranadi Sadek, giornalista libanese - poi hanno iniziato ad arrivare anche molti dei cosiddetti ribelli. Approfittando della frontiera facile da attraversare venivano ad Arsal per riposare, per farsi curare o per incontrare la famiglia al sicuro oltre confine. Passavano qualche giorno ad Arsal e poi tornavano a combattere in Siria.”

Lo scorso agosto qui si è consumata la battaglia più grave di questa strana guerra. L’esercito libanese ha affrontato le forze del Fronte al-Nusra e dello Stato Islamico: 19 morti fra i militari, 60 fra i miliziani, 42 fra i civili e più di 400 feriti. Sconfitti i miliziani si sono ritirati, portando con sé in ostaggio 10 soldati e 17 poliziotti.

Arsal, così, si è trasformata in una trappola per gli abitanti e per i rifugiati. Non può essere raggiunta senza autorizzazioni militari, i residenti libanesi possono uscire dall’area dopo severi controlli e ai profughi siriani è impedito di muoversi.

Negli ultimi due anni le forze governative siriane hanno ripreso il controllo di molte aree strategiche lungo il confine e costretto i miliziani ha ritirarsi sulle montagne verso il Libano. “Nessuno sa con precisione quanti siano – continua Sadek - ma sono molti i terroristi entrati in Libano insieme ai profughi da quella frontiera e si teme che si stiano spandendo per tutto il Paese.”

Altro punto caldo è Tripoli, la seconda città del Paese dei Cedri a pochi chilometri dal confine siriano. Qui Syria street separa due quartieri, al-Tabena e Jabal Moshen, dove le milizie qaediste e quelle alawite, legate a Damasco, sono protagoniste di scontri armati dal 2011. Diverse volte l’esercito libanese è stato costretto a intervenire per riportare l’ordine nella città che era considerata la capitale economica del Paese.

A complicare ulteriormente la situazione la strategia di ISIS, che vede nel Libano un Paese centrale della sua politica di espansione in Medio Oriente. Un’importanza testimoniata dal recente tentativo di conquistare alcuni villaggi sulle montagne del Qalamoun, al confine siriano-libanese. Recentemente il Generale Abbas Ibrahim, responsabile della sicurezza libanese, ha dichiarato che l’esercito è impegnato per evitare che i miliziani entrino nel territorio nazionale.

Secondo la sicurezza ISIS sta approntando piani politici e militari per arrivare in tempi brevi alla proclamazione di un “emirato islamico” in Libano. Per questo ISIS sta cercando la collaborazione degli altri gruppi di militanti e istituendo un comitato organizzativo militare per gli affari libanesi.

La strategia di alleanza del Califfato nell’area, però, non sembra ancora ben definita. Il leader di una brigata ISIS nel Qalamoun è stato ucciso da un alto funzionario del suo gruppo per la sua politica di alleanza con il Fronte al-Nusra. Abu Oussama al-Banyasi, da poco nominato emiro di ISIS nel Qalamoun era favorevole all’unione con il gruppo qaedista. Una posizione che l’ha portato a scontrarsi con Abu al-Maqdisi, giurista ISIS autorizzato a emettere fatwa religiose. Banyasi, accusato di apostasia come il Fronte al-Nusra, è stato giustiziato alla periferia di Arsal.

Nel frattempo, secondo i servizi d’informazione libanesi, ISIS sta reclutando kamikaze per colpire obiettivi sciiti a Beirut e nelle roccaforti di Hezbollah a sud della capitale. Nel mirino dei terroristi ci sarebbero anche obiettivi occidentali.

La strategia di penetrazione di ISIS nel Paese non è solo militare. Sono ormai molte le testimonianze dell’istituzione di un tribunale islamico nella regione di Arsal. L’istituzione di una corte è il segnale che il gruppo sta cercando di consolidare il suo potere offrendo alla popolazione di questi luoghi l’unica cosa di cui ha bisogno: ordine.

ISIS ha istituito posti di blocco mobili. Agli uomini è imposto di lasciar crescere la barba e il divieto di fumare una volta passato l’ultimo check-point dell’esercito libanese.

Fino a oggi si ha notizia di una sola condanna a morte emessa dal tribunale islamico di Arsal: Kayed Ghadadah, un operaio ritenuto colpevole di collaborare con Hezbollah, giustiziato il 3 settembre. Suo cugino Khaled ha raccontato a un giornale libanese che era con lui quando tre uomini lo prelevarono da casa. Dieci giorni dopo il suo corpo è stato trovato abbandonato alla periferia di Arsal.

“Questa è la procedura tipica di ISIS quando in una zona inizia a costruire la sua influenza”, ha detto Hasan Hasan, analista presso l’Istituto Delma. “Cercano di stabilire un sistema giudiziario e attraverso le denunce ricevute creano collegamenti con la comunità.”

In un rapporto del luglio scorso l’Istituto per lo Studio della Guerra ha evidenziato che l’apertura di tribunali religiosi nelle aree non completamente sotto il loro controllo è un elemento fondamentale della strategia di radicamento e di governo dell’ISIS.

In Siria e Iraq, grazie all’anarchia causata dalla guerra, ISIS è riuscita a mantenere una parvenza di legge e ordine nelle zone sotto il suo controllo. “Questa è stata la loro strategia per entrare nei cuori e nelle menti”, dice Hasan.

Il Libano, per affrontare la minaccia, sta cercando anche aiuti internazionali per rafforzare la sua struttura militare. Gli Stati Uniti hanno già fornito all’esercito libanese veicoli blindati, mitragliatrici e munizioni. Ora dovrebbero arrivare anche sei elicotteri Super Cobra. Inoltre, fonti vicine all’establishment militare, dicono che gli USA hanno accettato di vendere alcuni jet da combattimento all’esercito libanese entro i prossimi cinque mesi.

La decisione di avviare queste forniture coincide con i rapporti dei servizi segreti secondo i quali ISIS e il Fronte al-Nusra si apprestano a lanciare attacchi in profondità in territorio libanese, non solo dalla periferia della città di Arsal, ma anche dalla frontiera orientale.

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