Amsterdam si è aggiunta per ultima facendo salire a undici le metropoli firmatarie della dichiarazione congiunta sul diritto all’abitare delle fasce più deboli. Il movimento è partito da Barcellona e dal suo sindaco. Ma nessuna città italiana fa parte del network

Veduta aerea di Amsterdam. REUTERS/Cris Toala Olivares
Veduta aerea di Amsterdam. REUTERS/Cris Toala Olivares

L'ultima firma è quella di Amsterdam ma il network globale di metropoli, promosso il sindaco di Barcellona Ada Colau per fronteggiare l’emergenza abitativa, sta facendo negli ultimi mesi enormi progressi. 


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La Municipalist Declaration of Local Governments for the Right to Housing and the Right to the City (Dichiarazione municipale dei Governi locali per il diritto all’Abitare e il diritto alla Città), presentata all’Onu il 16 luglio, si pone l’ambizioso obiettivo di ridurre entro il 2030 le disuguaglianze nelle città mondiali, diventate ormai veri e propri Stati nello Stato, motori economici ma allo stesso tempo ecosistemi basati su disuguaglianze e competizione. I bassi redditi faticano a stare al passo con l'impennata del costo della vita e quello proibitivo degli immobili e cosi se alcuni settori delle città globali salutano start-up, classe impiegatizia internazionale, creativi e turismo di massa come miracoli per il benessere locale, altri lamentano una rapida erosione dei diritti a partire da quello ad un alloggio dignitoso. 

La Dichiarazione, promossa dal rapporto dell’Onu sull'emergenza casa presso il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, intende mettere al centro dell’agenda politica proprio la questione abitativa: per garantire la sopravvivenza delle città, “l’alloggio deve prima di tutto essere considerato un diritto, non una merce” si legge nel testo. Costruita su cinque pilastri, la dichiarazione chiede maggiore regolamentazione per il mercato immobiliare, più fondi per costruire case popolari, più strumenti per favorire la sperimentazione di modelli ibridi pubblico-privato, pianificazione urbana che tenga conto del tessuto sociale e cooperazione tra i comuni per mettere in atto nuove strategie residenziali

Questa Dichiarazione mira soprattutto a smorzare le tensioni sociali alimentate dalla scarsa accessibilità del mercato immobiliare per giovani e persone a basso reddito, con un'inversione di marcia sulle politiche di deregulation avviate un po' ovunque negli anni '90. Anni di rivendicazioni globali per il diritto all’abitare hanno trovato un'improvvisa sintesi, proponendosi come ricette istituzionalizzate agli effetti collaterali della gig economy, di cui gentrificazione, caffetterie bio e Airbnb sono diventati i simboli.

A promuovere il network di città sociali è stata Ada Colau, sindaca di Barcellona con un passato nei movimenti per il diritto all'abitare che ha trovato uno stretto alleato nel sindaco di Londra Sadiq Khan.

Laddove l’attivismo dei movimenti di lotta per la casa non era arrivato, cioè a costruire un movimento mondiale, per paradosso una mano l’ha data proprio la più nota app per il subaffitto turistico: il documento aperto alle firme a luglio e ratificato dalle città di Barcellona, Montreal, Lisbona, Parigi, New York, Strasburgo, Seoul, Berlino, Montevideo, Madrid, e ora anche Amsterdam, chiede più poteri di regolamentazione del settore immobiliare per i comuni, attori globali autonomi spesso antagonisti agli Stati stessi.

In questo elenco, tuttavia, spicca l’assenza delle città italiane, nonostante la questione abitativa del nostro Paese - soprattutto dopo la crisi - sia da considerare un'emergenza a tutti gli effetti: proprio ultimamente, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato il pugno duro contro le occupazioni senza, tuttavia, proferire parola su eventuali soluzioni alla scarsità di alloggi a prezzo calmierato nelle città italiane. 

Segregazione, espulsione dei bassi redditi e speculazione edilizia sono tra le questioni più urgenti che le amministrazioni riunite intorno al documento, chiedono ai governi nazionali di affrontare. Ciò che lamenta, ad esempio, il comune di Amsterdam è di non poter imporre regole locali più rigide sugli affitti, soprattutto su quelli ai turisti, per tutelare i residenti e la vivibilità della città.

Il forum patrocinato dall’agenzia dell’Onu, punta a proseguire sul percorso di riconoscimento della casa come diritto, avviato con la New Urban Agenda of Habitat III di Quito del 2016. 

 @msfregola 

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