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Doku Umarov è vivo. No, invece è morto

Le voci sull’uccisione del leader terrorista ceceno Doku Umarov hanno cominciato a circolare già dalla scorsa estate, ma solo oggi le autorità russe hanno confermato la sua morte. L’“Osama bin Laden del Caucaso” è stato il nemico numero uno del Cremlino per anni e ora che è morto un posto vuoto è disponibile nell’“Emirato islamico del Caucaso”.



Doku Umarov nell’ottobre 2007 si proclamò emiro dell’Emirato islamico del Caucaso, un’entità separatista nel sud-ovest della Federazione Russa, un inesistente stato islamico in territorio russo, diventando così uno dei leader della rivolta cecena più ricercati. Umarov era già stato dichiarato morto più volte dall’Fsb, l'intelligence russa, e dal capo della repubblica cecena, Ramzan Kadyrov.

Ma nel dicembre 2013 un video che mostrava Umarov è stato postato su YouTube poche ore dopo che Kadyrov aveva pronunciato queste parole: “Dichiaro ufficialmente che Umarov è morto da tempo”. Questa volta, però, sembra essere per davvero.

Il califfato del Caucaso


Negli ultimi anni Umarov è stato accusato di aver organizzato decine di attentati terroristici, non solo nel Caucaso del Nord ma anche nel cuore della Russia. È stato accusato di aver guidato la presa di ostaggi nella scuola numero 1 di Beslan nel settembre 2004 – in cui morirono in 386 –, di aver ordinato l’attentato sul treno Nevsky Express, da Mosca a San Pietroburgo nel 2009 (26 morti) e l’attacco kamikaze nella metropolitana di Mosca del 2010 (39 morti), così come l’attentato all’aeroporto Domodedovo di Mosca del 2011 (36 morti ) .
In un video pubblicato a luglio su YouTube, Umarov disse che i russi hanno voluto “organizzare le Olimpiadi sulle ossa dei nostri antenati, sulle ossa di molti musulmani morti e sepolti nella nostra terra sul Mar Nero. Noi mujaheddin siamo tenuti a non permettere che accada utilizzando tutti i metodi che Allah ci permette”. Umarov ha anche invitato i suoi mujaheddin a usare “la massima forza per interrompere questi giochi satanici”. Dopo le sue parole le autorità russe hanno usato la mano pesante con i combattenti basati in Dagestan, emesso nuove leggi antiterrorismo e elevato la sicurezza in tutto il Paese.

La pacificazione della Cecenia e del Dagestan è stata l’obiettivo principale del Cremlino per anni. L’importanza di quelle regioni non è solo nella loro posizione geopolitica, con il Dagestan in particolare e la sua lunga costa sul Mar Caspio, ma ancor di più per il valore indiscutibile di qualunque regione quando è in discussione l’integrità della Russia. La “neutralizzazione” di Umarov è quindi un grande colpo per Mosca e Kadyrov.

Un posto vuoto


Secondo alcuni esperti di sicurezza, la mossa di Umarov di proclamare un emirato islamico del Caucaso è stata sostenuta da al-Qaida. Sotto Umarov il movimento separatista del Caucaso settentrionale si è trasformato da un movimento nazionale indipendentista in una jihad contro la Russia cristiana.


L’obiettivo originario dell’indipendenza cecena è stato sostituito da quello della creazione di uno stato multinazionale governato dalla sharia, incarnata da un leader che unisca in sé sia il potere temporale che quello spirituale: il califfato del Caucaso. Ma, secondo molti, posizionandosi come parte del movimento jihadista globale, Umarov ha indebolito la sua leadership nelle alte sfere dell’insorgenza cecena. Questo potrebbe essere all base della sua sconfitta. In ogni caso, il vuoto lasciato dalla morte di Umarov potrebbe tanto trasformarsi in un’opportunità per far emergere un nuovo “emiro” che persegua la causa del califfato, quanto la fine della jihad e il ritorno alla lotta per l’indipendenza delle origini.

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