Dopo una vittoria schiacciante, la transizione sarà delicata e non solo in Venezuela

Indistruttibile, la canzone del salsero Ray Barreto scelta dal chavismo per la campagna, ha rimbombato fino alla stessa domenica del voto, il 6 dicembre 2015. Una irregolarità elettorale, come ce ne sono state tante altre, ma anche così le elezioni legislative hanno regalato all'opposizione al governo di Nicolás Maduro una vittoria schiacciante.

Lilian Tintori (centre L), wife of jailed Venezuelan opposition leader Leopoldo Lopez, celebrates next to candidates of the Venezuelan coalition of opposition parties (MUD) during a news conference on the election in Caracas early December 7, 2015. REUTERS/Carlos Garcia Rawlins

Uno dei fattori decisivi ha nome e cognome. Jesús “Chuo” Torrealba è l'artefice dell'unione dei 18 partiti dell'opposizione dietro un unico simbolo ed è stato estremamente conciliante con gli sconfitti: "Ai nostri fratelli delle Forze Armate Nazionali l'apprezzamento e il riconoscimento (…)".

I commenti di Torrealba alla stampa dopo il voto sintetizzano perfettamente i rischi e la dimensione delle sfide della transizione che sono innanzitutto politiche. Il partito fondato dal militare in carriera Hugo Chávez ha governato senza alternanza per 17 anni. Per portare avanti la "rivoluzione bolivariana", che con il tempo non ha più salvato i poveri ma colpito tutti con un'economia messa in ginocchio e una corruzione ai peggiori livelli al mondo, controllare tutti e tre i poteri è stato fondamentale.

Con l'incalzare di sondaggi sempre più negativi, l'establishment chavista ha vissuto settimane di passione. Secondo un rapporto ottenuto dal giornale statunitense Nuevo Herald e confermato loro da tre diverse fonti, una settimana prima del 6 dicembre, al ministero della Difesa che coincide con il comando delle Forze Armate, si sarebbe tenuta una riunione tra la cupola del regime militare e non, gli alti ranghi dell'intelligence e almeno un rappresentante del governo cubano. Ordine del giorno: il da farsi per i sondaggi in picchiata e, soprattutto, il risultato di un sondaggio interno secondo il quale nelle caserme il sostegno andava in maggioranza all'opposizione.

I più presi dal panico, secondo il rapporto, sarebbero stati il presidente Maduro e quello del Parlamento, Diosdado Cabello, perché il gioco sarebbero state "il futuro della rivoluzione e la testa dei presenti" (Cabello è indagato per traffico di droga da un tribunale di New York che conta sulla testimonianza e collaborazione del suo ex capo della sicurezza).

Il giorno delle elezioni, fino all'ultimo, il regime avrebbe tentato di rovesciare il risultato, riferiscono fonti al giornale spagnolo Abc. Molti centri sono rimasti aperti contro le norme per un'altra ora. L'affluenza a un ben 74%, tuttavia, non avrebbe permesso di "generare" sufficienti voti per colmare la differenza.

A mettere fine a possibili frodi è stato l'altro protagonista della giornata, il ministro della Difesa, generale Vladimir Padrino, dichiarando pubblicamente che non sarebbero state ammesse "manifestazioni di strada" proprio per impedire, secondo le reti sociali e il giornale spagnolo, che gruppi chavisti violenti scendessero per strada.

Il comportamento corretto delle Forze armate ha sorpreso "perché è senza precedenti negli ultimi anni", ha commentato l'avvocata Rocío San Miguel, direttrice dell'Ong Control Ciudadano, e confermerebbe che solo una parte dei militari vuole tenersi stretto il potere o, per dirla con Maduro, " costi quel che costi, non consegnerà la Rivoluzione". Maduro e Cabello non hanno perso tempo e hanno annunciato la nomina di 12 giudici della Corte suprema e la consegna della tv di Stato, feudo dichiarato del loro partito, ai suoi lavoratori per mantenerla sotto la propria egida, il tutto prima dell'insediamento del nuovo Congresso.

La transizione si annuncia come una trattativa continua e delicata – anche all'interno dell'opposizione che va dai neoliberali ai progressisti. Tutto ciò che il Maduro vuole fare – tra cui continuare con le nazionalizzazioni e destinare introiti del petrolio ai sussidi – è esattamente l'opposto di ciò che il nuovo Congresso considera necessario per salvare l'economia in picchiata.

Non è dato sapere se il Maduro che oggi a beneficio della sua base definisce i vincitori dei "parassiti borghesi" sceglierà alla fine la strada di Deng Xiaoping, ma lo sviluppo sarà interessante perché altri paesi dell'America Latina si trovano in un momento di transizione del ciclo neoliberalismo-nuovo socialismo-neoliberalismo inclusivo. È il caso dell'Argentina e del Brasile.

Per il presidente della Repubblica Plurinazionale della Bolivia, il 2° paese per crescita del continente e ultimo vero bastione del neo socialismo latinoamericano, i risultati venezuelani esigono "una profonda riflessione su come difendere le rivoluzioni democratiche". E ciò, si potrebbe aggiungere, in un momento di cambiamento che va oltre la dimensione nazionale. L'equilibrio geopolitico del continente esportatore di materie prime si sta modificando in maniera sottile e non necessariamente seguendo la tradizionale retorica "anti-impero" come quella di Evo Morales. In Ecuador, per esempio, il "Yankees go home" è stato sostituito dal "Fuori la China" e la politica e i nuovi governi dovranno imparare a gestire fattori come questo.

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