I tassi di mortalità per overdose si impennano anche in Canada. Ma a differenza degli Usa, i vicini adottano politiche di riduzione del danno. A Vancouver spuntano distributori automatici di oppioidi sintetici. E da ottobre sarà legale il consumo di marijuana a scopo ricreativo

Una siringa usata abbandonata in un parco. REUTERS/Brian Snyder
Una siringa usata abbandonata in un parco. REUTERS/Brian Snyder

L’epidemia degli oppioidi è una crisi che interessa tutto il Nordamerica. Negli Stati Uniti l’abuso di eroina e di farmaci antidolorifici è così grave da aver contribuito all’abbassamento dell’aspettativa di vita nel 2015 e nel 2016. In Messico, che l’eroina e gli oppioidi sintetici li produce e contrabbanda, l’altissima domanda americana ha portato invece ad un aumento della violenza nelle regioni cruciali per la coltivazione dell’oppio o per il traffico di droghe sintetiche. In Canada, infine, si manifesta in forme simili a quelle statunitensi – migliaia di morti per overdose –, anche se meno acute.


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Secondo un rapporto ufficiale pubblicato dal governo canadese lo scorso giugno, nel 2017 ci sono state 3987 morti per overdose da oppioidi, ben il 34% in più rispetto al 2016, quando i decessi ammontavano a 2978. È un numero certamente molto più basso di quello registrato negli Stati Uniti nello stesso anno – circa 49.000 –, ma in alcune regioni del Canada il tasso di mortalità per overdose non è così distante da quello americano. Ad esempio nella Columbia britannica  (British Columbia), nell’estremo occidente del Paese, si è registrato un livello di morti paragonabile al Rhode Island o al Delaware, due degli Stati americani in cui l’epidemia ha colpito più duramente. La Columbia britannica ha proclamato lo stato di emergenza sanitaria già nel 2016, e la crisi è seria anche nella vicina provincia dell’Alberta.

Dopo gli Stati Uniti, il Canada è il secondo maggiore consumatore di oppioidi pro capite. E proprio come negli Stati Uniti, anche in Canada sta crescendo il consumo illegale di fentanyl, un oppioide sintetico utilizzato in medicina per il trattamento del dolore cronico, specie nei malati terminali di cancro: è cento volte più potente della morfina, e dunque anche una quantità minima – due milligrammi possono bastare – può rivelarsi letale per un uomo. Essendo non solo molto forte ma anche facile da produrre, il fentanyl viene usato per tagliare l’eroina e sta iniziando a soppiantarla del tutto: un’analisi condotta quest’estate su dell’eroina sequestrata a Vancouver, nella Columbia britannica, ha rivelato che quasi tutto il campione conteneva o era direttamente fentanyl. Il rapporto del governo canadese evidenzia che il fentanyl o sostanze analoghe sono state responsabili del 72% delle morti accidentali causate dagli oppioidi nel 2017, contro il 55% nell’anno prima.

Se pure la crisi canadese degli oppioidi assomiglia a quella statunitense, i due Paesi hanno dato risposte completamente diverse. Anche avendo parlato di emergenza sanitaria nazionale, Donald Trump ha voluto concentrarsi sulle misure punitive e di contenimento del narcotraffico: aveva pensato di introdurre la pena di morte per i grandi spacciatori e intende costruire un muro lungo il Messico per bloccare il contrabbando di droghe, che però difficilmente sarà utile allo scopo. In Canada, invece, la provincia della Columbia britannica ha deciso di valutare una politica di riduzione del danno: installare distributori automatici che forniscono oppioidi sintetici ai tossicodipendenti.

La strategia – radicale se paragonata al tradizionale approccio punitivo delle politiche in materia di droga – è stata annunciata lo scorso dicembre dal Centro per il controllo delle malattie della Columbia britannica (Bccdc), e si è attirata diverse critiche. L’obiettivo, comunque, è quello di “contenere il danno” fornendo narcotici sicuri alle persone dipendenti dagli oppioidi in modo da cercare di ridurre il numero delle morti per overdose. Gli apparecchi sono in grado di leggere le impronte digitali degli utenti e distribuiranno pillole di idromorfone (un potente farmaco analgesico derivato dalla morfina) esclusivamente a quelli registrati. La quantità giornaliera di pillole erogata per paziente sarà limitata e dovrebbe riuscire a restringere il consumo delle droghe spacciate nelle strade, estremamente pericolose perché tagliate con il fentanyl. L’idromorfone, inoltre, sembrerebbe funzionare bene nelle terapie sostitutive degli oppioidi pesanti. L’iniziativa riceverà finanziamenti per 1 milione di dollari canadesi da Health Canada, il dipartimento governativo che si occupa di salute pubblica, ma la spesa per i contribuenti, dice il Bccdc, non sarà alta: ogni utente costerà all’incirca tre dollari canadesi al giorno, una cifra decisamente inferiore ai 25mila dollari canadesi a paziente per un anno di riabilitazione in clinica.

Il Canada non è nuovo a politiche sulla droga di questo tipo, che trattano il problema come una questione di salute pubblica piuttosto che penale. Solo nella Columbia britannica ci sono ad esempio una ventina di strutture che offrono ai tossicodipendenti un posto al chiuso dove consumare droghe sotto la supervisione di volontari pronti ad intervenire in caso di malori. Alcuni centri invece si offrono di esaminare la composizione della droga in modo da mettere al corrente i consumatori di ciò che stanno per assumere, limitando così il rischio di overdose da fentanyl. La Providence Crosstown Clinic di Vancouver, raccontava il Washington Post, offre addirittura eroina e idromorfone ai tossicodipendenti in un ambiente controllato: lo fa per evitare che rubino o si prostituiscano per ottenere denaro da spendere in sostanze, ma anche per aiutarli a superare lo stigma sociale, trattandoli come pazienti in cura e non come criminali. È l’unica clinica in tutto il Nordamerica ad offrire un servizio del genere.

I critici delle strategie di riduzione del danno sostengono però che non siano realmente efficaci, citando le statistiche che riportano un aumento delle morti per overdose in Canada in questi ultimi anni: nella Columbia britannica si è passati da 974 decessi nel 2016 a 1399 nel 2017.

A luglio Eileen de Villa, la dottoressa a capo del dipartimento di Salute pubblica di Toronto, ha invitato il governo federale di Ottawa a decriminalizzare il possesso di tutte le droghe e concentrare gli sforzi nel potenziamento dei servizi di prevenzione e trattamento. «La criminalizzazione delle persone che assumono droghe sta contribuendo all’emergenza delle overdose da oppioidi nella nostra città», ha detto, «perché costringe le persone ad abitudini rischiose e rappresenta una barriera per coloro che potrebbero essere interessati a cercare aiuto».

Dal prossimo 17 ottobre in Canada sarà legale consumare marijuana a scopo ricreativo. Il primo ministro Justin Trudeau ha ripetuto però di non voler adottare lo stesso approccio anche con le altre droghe.

@marcodellaguzzo

Terza parte dell'inchiesta sull'epidemia degli oppioidi che fa strage di nordamericani. La prima parte si può leggere qui la seconda  qui

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