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Ebola: l’Unione Africana vuole riaprire le frontiere

Mentre la fondazione Bill&Melissa Gates annuncia di voler destinare 50milioni di dollari alla lotta contro Ebola in Africa Occidentale (tramite aiuti alle organizzazioni internazionali, alle ong e ai centri di ricerca, da un lato per combattere l’emergenza e dall’altro per sviluppare la ricerca), l’Unione Africana, a sorpresa, decide a maggioranza di sbloccare le frontiere di quei Paesi – Sierra Leone, Liberia, Guinea Conackry – nei quali la diffusione del virus ha causato più vittime.

Ward physician Thomas Klotzkowski (R) cleans doctor for tropical medicine, Florian Steiner, in a disinfection chamber at the quarantine station for patients with infectious diseases at the Charite hospital in Berlin August 11, 2014. Photo REUTERS/Thomas Peter

I leader dell’Unione Africana si sono appellati ai capi di Stato dell’Africa occidentale invitandoli a riaprire i confini nonostante la World Health Organization abbia avvertito di un possibile deciso aumento nel numero di infezioni nel corso delle prossime settimane. Una decisione che fa discutere, soprattutto per le motivazioni: “gli Stati membri dell’UnioneAfricana dovrebbero togliere ogni blocco alle frontiere, per favorire le attività economiche” ha affermato Nkosazana Dlamini-Zuma, rappresentante dell’UA. Sempre secondo Nkosazana Dlamini Zuma i Paesi dovrebbero dare vita a iniziative di screening e controllo delle persone ai confini così da evitare che soggetti infetti possano entrare in un altro Paese.

Affermazioni alquanto balzane visto che un sistema di controllo efficace è difficile da mettere in pratica sia per la situazione di emergenza che per le poche risorse disponibili. Senza contare che i confini africani sono porosi, poco controllati e i posti di frontiera per lo più caotici. Come sarebbe possibile effettuare uno screening efficace?

A maggior ragione in un momento nel quale l’epidemia sembra aver raggiunto dei picchi considerevoli: secondo il WHO tra Sierra Leone, Liberia e Guinea Conakry sarebbero morte almeno 2mila persone e quasi 4mila sarebbero quelle infettate, con le ultime tre settimane che hanno visto un incremento notevole dei casi di infezione in Liberia.

Secondo gli esperti interpellati dall’Unione Africana la chiusura delle frontiere, la messa in quarantena di intere regioni e il blocco dei voli aerei starebbero contribuendo a ingenti perdite economiche per i Paesi e ha rallentare anche il trasporto degli aiuti medici. Dello stesso parere anche i vertici di alcune aziende minerarie della regione che nei giorni scorsi hanno rilasciato numerose dichiarazioni affermando che esistonoforti rischi che il blocco dei viaggi nei Paesi dell’Africa Occidentale possa aggravare la crisi umanitaria”.

Della serie: va bene Ebola, ma gli affari contano di più.

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