Ecco come Colonia ha riacceso lo scontro sulla sessualità nell’Islam

Maram al-Masri, poetessa siriana, vive dal 1982 in Francia, il Paese in cui è scoppiata la polemica contro Kamel Daoud, scrittore algerino, autore acclamato di un’ardita operazione letteraria – una sorta di riscrittura dello Straniero di Camus, questa volta dalla parte della vittima araba – ma contestato per un paio di editoriali scritti all’indomani dei fatti di Colonia.

REUTERS/Dylan Martinez

Come si ricorda, dopo la notte di Capodanno nella città renana – e in altre località tedesche – furono circa un migliaio le denunce di aggressioni, anche di natura sessuale, contro le donne, e nel mirino finirono immigrati e rifugiati, in particolare quelli di origine islamica.
Su Colonia non si è fatta ancora piena luce, ma la discussione sull’onda lunga della disgregazione politica araba e sull’impatto dell’emigrazione massiccia in Europa - che per l’Occidente è l’espressione più tangibile di questo processo storico - non si è fermata. Daoud, pur sostenendo che un giudizio sui fatti specifici deve essere sospeso – “Cosa è accaduto a Colonia? Leggendo i resoconti si fa fatica a comprenderlo con chiarezza” – traccia un parallelo con le violenze sessuali avvenute a piazza Tahrir, all’epoca della rivolta egiziana contro Mohammed Morsi, nel 2013, e parla di “una miseria sessuale” del mondo arabo, prodotta da una cultura patriarcale e conservatrice, che considera la donna una proprietà dell’uomo.
Diciannove intellettuali francesi hanno pubblicato un intervento su Le Monde accusando Daoud di riciclare i più triti cliché orientalisti e di rappresentare il classico alfiere dell’islamofobia. Maram sembra schierarsi con loro. La poetessa, conversando con Eastonline, parte anzitutto dal presunto fallimento delle primavere arabe: “Non so se abbiamo il diritto di dire che le primavere arabe hanno fallito. È stata una rivoluzione, tutto è stato sconvolto, distrutto. Sicuramente a un certo punto abbiamo pensato che questo processo di cambiamento sarebbe stato più rapido, ma i suoi avversari, a partire dal dittatore Assad, si sono dimostrati temibili, hanno risposto con barbarie e oppressione, sostenuti da alcune forze internazionali. Non dimentichiamo, però, che la rivoluzione francese ha dovuto aspettare cent’anni prima di vedere installata la democrazia. Le primavere sono nate in maniera spontanea, non preparata, il che spiega il loro attuale ritardo. Le dittature hanno allevato le persone nella paura. Adesso la primavera araba non ha ancora vinto sull’inverno, non è ancora fiorita, ma questo accadrà, un giorno o l’altro”. La repressione siriana ha alimentato il flusso di rifugiati verso l’Europa, ma Maram non vede uno scontro tra culture: “La miseria sessuale è dappertutto. Purtroppo, violenze e stupri si trovano ad ogni latitudine. Le ultime statistiche dicono che ogni giorno nel mondo vengono commessi 903 stupri. In un anno fanno 329.708 – parlo di quelli dichiarati, ovviamente – di cui 95.136 negli Stati Uniti, 52.425 in Sudafrica e 24.350 in Canada. La violenza sessuale è espressione di psicopatia, ma solo quando l’autore è musulmano viene chiamata in causa la religione”.
Daoud, in realtà, non parla solo di religione, ma, più in generale, di una cultura che ha un rapporto “malato” nei confronti della donna e della sessualità. Nel mondo musulmano il sesso, scrive l’autore algerino, è un tabù e un enorme paradosso (“si fa come se non esistesse, ma condiziona tutto il non-detto, è dappertutto, soprattutto dopo la morte. L’orgasmo è accettato solo dopo il matrimonio, o dopo la morte”). La donna è colpevole di un crimine spaventoso, la vita, e il suo corpo appartiene a tutti, tranne che a lei. Maram, che pure è donna e vive in Occidente, contesta questa analisi: “Comincio a pensare che Daoud voglia piacere agli occidentali. Attaccare l’Islam va di moda. Le donne, in tutte le religioni, sono più o meno oppresse. Non amo prendere questo ruolo di difesa dell’Islam, ma questa accusa mi tocca. Si possono attaccare tutte le religioni e vedere che la condizione della donna è inferiore a quella dell’uomo”.
Quanto alla questione dei rifugiati in Europa, Daoud trae una conseguenza da quella che considera una “trappola culturale” in grado di deformare, nei loro Paesi di origine, il rapporto con Dio e la donna: per chi arriva in Occidente offrire asilo al corpo non basta, bisogna “convincere l’animo a cambiare”. In alcuni Stati – ad esempio, la Norvegia – ci sono corsi sulla parità di genere e sull’educazione sessuale, destinati in maniera specifica ai migranti. Maram, pur contestando le premesse dello scrittore algerino, sostiene che “gli immigrati che arrivano in Europa sono molto fragili, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico. Hanno perso tutti i loro beni, a volte i loro figli e parenti, hanno visto la morte in faccia. E i Paesi d’accoglienza hanno il dovere di accompagnare in tutto e per tutto queste persone, perché possano vivere di nuovo in sicurezza e ritrovare la loro dignità. Dobbiamo fare in modo di rendere la loro presenza positiva per le nostre società”.
Dal caso Daoud, e dalla fatwa intellettuale nei suoi confronti - che ha spinto lo scrittore a rinunciare temporaneamente al giornalismo e a sospendere la rubrica sul Journal d’Oran – qualcuno ha tratto una lezione: spesso in Occidente, soprattutto a sinistra, si ha paura a denunciare la sessuofobia nel mondo islamico per non essere accusati di islamofobia. Maram è di parere opposto: “Non credo che sia così, anzi. Non ci sono leggi che puniscono gli islamofobi, e oggi per essere famosi si attacca l’Islam. Bisogna distinguere: ci sono alcuni attacchi odiosi contro l’Islam ed altri che, invece, possono essere utili”.

@vannuccidavide

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