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Ecco qual è il maggiore ostacolo alla pace in Iran

Questa settimana, a dieci mesi di distanza dal suo arresto, si è aperto a Teheran il processo per spionaggio nei confronti del corrispondente del Washington Post, Jason Reizan, una mossa dei falchi, secondo molti esegeti della politica persiana, per boicottare l’accordo con gli Stati Uniti sul programma nucleare. L’ambasciatore Gerard Araud,  in un intervento davanti all’Atlantic Council, si è detto scettico sulle possibilità di raggiungere un’intesa. Alex Vatanka, invece, iranologo presso il Middle East Institute, è molto più ottimista: “L’accordo non è ancora certo al cento per cento. La scadenza del 30 giugno si avvicina, ma è vero che non siamo mai stati così vicini alla conclusione delle trattative. Siamo più vicini all’intesa adesso di quanto non lo fossimo il 2 aprile, quando è stato raggiunto l’accordo-quadro di Losanna”.

Photo credits www.rferl.org

Vatanka spiega che ci sono ancora alcuni punti che restano controversi: “La principale preoccupazione per l’Iran riguarda, da una parte, l’estensione, e dall’altra, la velocità, con cui saranno rimosse le sanzioni. Inoltre, un motivo di dissidio è relativo alle ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Qual è la natura di queste ispezioni? A quali siti avranno accesso? C’è un nodo, non da poco, da risolvere, quello sui siti militari. Comunque, credo che sia più facile concludere un accordo su questo punto rispetto all’estensione e alla velocità di rimozione delle sanzioni, che rimangono l’ostacolo maggiore”.

Il pieno rientro dell’Iran nella comunità economica internazionale avrebbe un peso notevole e molte aziende occidentali si stanno già preparando a questa ipotesi. Dal 6 al 9 maggio a Teheran si è tenuta la ventesima fiera annuale del gas e del petrolio: mancavano gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, l’arcinemico sunnita, ma tra le 1.800 compagnie presenti ce n’erano 600 straniere. Una trentina di Paesi, tra cui Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia. “La rimozione delle sanzioni”, prosegue Alex, “avrebbe un enorme impatto sull’economia globale, in primo luogo sul mercato dell’energia. L’Iran ha le quarte riserve di petrolio del mondo ed è al secondo posto per quanto riguarda il gas. Negli ultimi tempi si sono intensificati gli incontri tra il ministro per il Petrolio, Bijan Zanganeh, e i rappresentanti delle compagnie energetiche occidentali, e l’Iran sta lavorando a modifiche legislative per attirare gli investimenti stranieri. Quello finanziario, poi, è un altro settore che riceverebbe un grandissimo impulso dalla fine del regime delle sanzioni”.

L’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi , è già volato a Teheran per sbloccare i crediti commerciali del cane a sei zampe, circa 800 milioni di euro, e per l’Italia, in generale, il disgelo aprirebbe prospettive decisamente interessanti. “Il vostro Paese”, spiega Vatanka, “è storicamente un grande partner commerciale dell’Iran. Credo che l’Italia, nel processo di riconquista del mercato iraniano, sia ben posizionata. È stata tra le prime nazioni a muoversi, ed è probabile che riprenda il posto che ha sempre occupato in Iran, nel campo energetico, ma non solo”. “Teheran”, conclude l’analista del Middle East Institute, “ha un grandissimo bisogno di investimenti stranieri. Il settore chiave è quello dell’energia, ma ce ne sono altri che vengono trascurati, come quello dell’aviazione – a cui mira Finmeccanica, ndr – perché la flotta civile è piuttosto vecchia. Ci sono l’industria automobilistica e quella dei macchinari. C’è il packaging. Per non parlare del turismo: anche in questo caso i capitali stranieri sarebbero più che benvenuti”.

 

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