Egitto: gli ultras come i terroristi

  Celebrati a lungo come protagonisti delle rivolte di piazza Tahrir, gli ultras egiziani da oggi sono fuori legge, assimilati a una qualunque organizzazione terroristica. La sentenza è arrivata sabato scorso, pronunciata da un tribunale del Cairo. Nelle stesse ore in cui, in un’altra corte della capitale, veniva condannato a morte Mohamed Morsi, leader dei Fratellanza musulmana e primo presidente democraticamente eletto dell’Egitto.

REUTERS/Amr Abdallah Dalsh
REUTERS/Amr Abdallah Dalsh

Due decisioni che rientrano a pieno nella nuova linea repressiva contro ogni forma di opposizione, inaugurata dall'attuale presidente, l’ex generale, Abd al-Fattah al-Sisi al momento del suo insediamento, esattamente un anno fa. L’attacco ai componenti del tifo organizzato - considerati non a caso da molti uno dei movimenti egiziani più rappresentativi e meglio organizzati, assieme alla Fratelli musulmani, messi al bando dopo il golpe militare del 2013 - rappresenta solo l’ultimo capitolo.

Come stabilito nella sentenza riportata dai media egiziani, d’ora in avanti i gruppi ultras, accusati di complicità in rivolte e vandalismo, vanno considerati alla stregua di “organizzazioni terroristiche” e sarà loro proibita ogni attività su tutto il territorio nazionale.

Guerra aperta

La decisione della giustizia egiziana nasce a seguito di una denuncia sporta un anno fa dal presidente della squadra di calcio dello Zamalek, Mortada Mansour. Dal momento stesso della sua nomina, nel marzo del 2014, il dirigente di quello che, assieme all’Ahly, è da sempre il più seguito club egiziano ha ingaggiato una guerra aperta contro gli ultras del suo club, e in particolare il loro gruppo più rappresentativo, gli Ultras White Knights (UWK), definiti “non tifosi ma criminali”. Questi ultimi, dal canto loro, hanno contestato da subito il presidente, in quanto “uomo del regime”, oltre che presunto stratega della cosiddetta “Battaglia dei cammelli”, in cui le forze leali a Mubarak irruppero in piazza Tahrir, il 2 febbraio del 2011, attaccando i manifestanti e lasciando sul campo una decina di morti e centinaia di feriti.

Tra le varie accuse mosse da Mansour agli ultras, c’è anche quella di tentato omicidio, che ha portato al pronunciamento di sabato.Il fatto risale allo scorso agosto: nella ricostruzione di Mansourun gruppo di fan del club gli avrebbe teso un agguato nei pressi della sede societaria, colpendolo con acido nitrico. Molto differente la versione degli ultras, comunicata in un video postato sulla propria pagina Facebook. Pur confermando l’aggressione contro quello che definiscono “un burattino del sistema”, gli UWK respingono le accuse di tentato omicidio, affermando che il liquido gettato addosso al presidente dello Zamalek non fosse acido, ma urina.

Ciò nonostante, a seguito della denuncia di Mansour le autorità egiziane hanno arrestano una cinquantina di persone riconducibili agli UWK, tra cui Said Moshagheb, considerato il leader del gruppo, accusato di aver preso parte al raid contro la sede dello Zamalek.

Alleanza con i fratelli musulmani

A pesare sul capo degli ultras dello Zamalek c’è anche l’accusa di essere diventati, in tempi recenti, un tutt’uno con la Fratellanza musulmana, e di avere portato avanti per conto di questa la lotta al regime di al-Sisi.

Sempre secondo le denunce di Mansour, gli ultras sarebbero stati ingaggiati proprio dal partito dell’ex presidente Morsi per causare gli incidenti all’esterno dell’Air Defence Stadium del Cairo dell’8 febbraio scorso, in cui sono rimasti uccisi una ventina di tifosi dello Zamalek. Di recente il procuratore generale Hisham Barakatha ottenuto,per quell’episodio, la condanna di 16 persone, ritenute vicine sia alla Fratellanza musulmana che agli UWK. Nella ricostruzione della accusa i Fratelli musulmani avrebbero sostenuto attivamente gli ultras dello Zamalek, fornendo loro denaro e materiale esplosivo.

Ultimo baluardo

Di sicuro, dopo la messa al bando della Fratellanza musulmana alla fine del 2013, gli ultras rappresentano una delle poche forme di opposizione organizzata riuscita a far fronte alla restaurazione avviata durante il governo di al-Sisi.

Dal rovesciamento del regime Mubarak in poi, gli Uwk, così come gli Ahlawy (i supporter dell’Ahly, l’altra squadra cairota), sono diventati un vero e proprio attore politico, fungendo da motore e spina dorsale per molte proteste antigovernative. Proprio il ruolo attivo svolto nelle manifestazioni di piazza del 2011, dopo il golpe del luglio 2013, così come nelle più recenti proteste nelle università, rende gli ultras, agli occhi del regime, un serio ostacolo alla normalizzazione e spiega dunque la decisione con cui il movimento è stato preso di mira.

La sentenza di sabato, che sancisce la criminalizzazione dei gruppi del tifo organizzato e la loro esclusione per legge dalla scena politica nazionale, rischia di ridurre ulteriormente il ruolo dell’opposizione in Egitto, ma anche di inasprire un conflitto già drammatico.

@carlomariamiele  

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