Egitto: Sisi e la riforma dell'islam

In Egitto va in onda un programma televisivo che si intitola "Con l'islam", trasmesso da un'emittente privata, al Qaherah wal Nas, e che ospita teologi che discutono sui grandi temi religiosi dell'islam. La settimana scorsa, il programma è stato cancellato su richiesta dell'Università di al Azhar, centro nevralgico di tutto il medio oriente sunnita per l'interpretazione teologica del libro sacro del Corano.

Cairo, Egypt - Egypt's President Abdel Fattah al-Sisi speaks during a news conference with Greek President Prokopis Pavlopoulos (not pictured) after their summit at the presidential palace in Cairo, April 23, 2015. REUTERS/Amr Abdallah Dalsh

Il programma è stato sospeso perché in una puntata di qualche settimana prima aveva ospitato uno studioso dell'islam, Islam al Beheiry, insieme con altri due intellettuali più tradizionalisti, uno dei quali insegnante ad al Azhar. La discussione era sull'interpretazione teologica degli hadith del Profeta (i detti e le azioni compiute da Maometto e riportate nei secoli per via orale), trascritti dall'imam al Bukhari nellVIII secolo. Gli hadith (oltre 7,500) sono tradizionalmente inclusi nella sunna, il corpus dei testi sacri. Al Beheiry, nel corso della trasmissione, ne ha contestato il valore religioso riconoscendone un mero valore storico e culturale. Gli altri due ospiti, sostenitori di un'interpretazione più letterale dei testi sacri, hanno invece definito gli hadith di Maometto "religiosamente scientifici". Il punto non è secondario, dato che buona parte degli hadith di Bukhari vengono usati dai militanti dello Stato islamico per giustificare violenze e abusi.
In Egitto, l'interpretazione del diritto islamico (fiqh) è un argomento di assoluta rilevanza da quando lo scorso gennaio il presidente Abdel Fattah al Sisi ha rivolto un discorso storico all'Università di al Azhar. In quell’occasione, Sisi ha invocato una "rivoluzione religiosa" dell'islam, definita una religione divenuta ormai "fonte di preoccupazione" per tutto il mondo. A cominciare proprio dall’Egitto, dove i combattenti di Ansar Bayt al Maqdis, affiliati allo Stato islamico, combattono l'esercito nel Sinai; più a ovest, oltre il confine con l'Egitto, forze moderate libiche (sostenute proprio dal Cairo) continuano a combattere contro gli islamisti. Il presidente egiziano si è dimostrato l'alleato ideale per l'Occidente proprio per il ruolo di leader che si è ritagliato nel blocco dei paesi arabi che si oppongono all'estremismo islamico e per la sua volontà di riformare l'islam. Nelle intenzioni, l’Università di al Azhar ha dichiarato più volte la propria disponibilità a riformare il fiqh. In occasione del secondo forum per la Promozione della pace nella società musulmane tenuto ad Abu Dhabi alla presenza dei più importanti studiosi islamici, il Grand imam dell’Università, Ahmed al Tayyeb, ha ammesso che la giurisprudenza islamica va rivista per arginare l’estremismo islamico e ha riconosciuto che “le fatwa devono adeguarsi al contesto storico in cui sono emanate”. Nella pratica, le cose si sono dimostrate più complesse.
Poco dopo la sospensione del programma televisivo "Con l'islam", Sisi è intervenuto con estrema cautela, ricordando che le "riforme religiose" devono essere guidate dalle istituzioni dello Stato e da “studiosi qualificati”, riferendosi così proprio a quelli di al Azhar. Il messaggio del presidente, insomma, è stato che qualunque "riforma del pensiero islamico" debba partire dal dialogo con le istituzioni più tradizionaliste come al Azhar. Di fatto, Sisi è rimasto in posizione defilata, evitando di entrare in conflitto con i più tradizionalisti su una questione che, tuttavia, riguarda da vicino la lotta al pensiero islamico più radicale.
Lo sforzo di Sisi di mantenere aperte le porte agli interlocutori più tradizionalisti è messo alla prova dal gradimento che al Azhar talvolta dimostra nei confronti di studiosi più radicali. E' il caso dello studioso salafita Mahmoud al Masry, il quale ha recentemente ribadito che da un'attenta lettura degli hadith si può desumere come Maometto fosse talmente forte da essere superiore agli altri esseri umani (per essere precisi, secondo l'interpretazione di Masry, il Profeta sarebbe forte come 4,000 uomini) e che avesse una "abilità speciale", essendo in grado di fare sesso con tutte le sue "9" mogli in una notte. Non si tratta di mere disquisizioni teoriche: il caso delle violenze sulle yazide in Iraq dimostra come simili interpretazioni degli hadith possano finire per avallare gesti efferati.



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