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Egitto: tra repressione dei movimenti studenteschi e il sogno del raddoppio del Canale di Suez

Il Cairo - Gli studenti egiziani hanno segnato con diffuse proteste l'inizio dell'anno accademico. Contestazioni alle porte degli atenei si sono registrate in tutte le principali università egiziane. Negli scorsi mesi sono state approvate leggi che impediscono l'attivismo politico universitario e impongono la sicurezza privata all'ingresso degli atenei.

Le università del Cairo, in particolare al-Azhar, sono state il centro delle contestazioni dopo il colpo di stato militare del 3 luglio 2013. All'Università di Al Azhar il movimento Studenti contro il golpe ha organizzato una marcia per chiedere il rilascio degli studenti detenuti nelle carceri. All'Università del Cairo gli studenti hanno organizzato una marcia intorno all'enorme edificio per protestare contro il governo militare. Secondo Human Rights Watch sono 110 gli studenti arrestati negli ultimi giorni. Molti degli arrestati sono stati prelevati con la forza dalle loro case da ufficiali in borghese.

 REUTERS/Amr Abdallah Dalsh

Fervono i lavori per il raddoppio del Canale di Suez

Ma l'esercito punta tutto sulle grandi opere. E così sono in corso senza freni i lavori per la realizzazione della controversa opera pubblica, già voluta dagli ex presidenti Hosni Mubarak e Mohammed Morsi, ma mai realizzata. Il secondo canale sarà lungo 72 chilometri, parallelo al Canale attuale, nazionalizzato dall’ex presidente Gamal Abdel Nasser, il 26 luglio 1956. Secondo le autorità egiziane, il nuovo progetto sarà dato in appalto a imprese gestite dall’esercito e permetterà la creazione di «un milione di posti di lavoro». Il progetto costerà 12 miliardi di dollari. L’ex generale Sisi ha assicurato che l’esercito «supervisionerà» i lavori dell’imponente opera pubblica che dovrebbe essere realizzata «entro un anno».

Il canale di Suez ha una funzione centrale per i commerci marittimi in Africa e nel Mar rosso. Inaugurato nel 1869, dopo i lavori di allargamento del 2010, il canale è lungo 193 chilometri. Suez è una delle maggiori fonti di valuta straniera per l’Egitto: nel 2013, il Canale ha registrato i più alti incassi della sua storia raccogliendo oltre 5,3 miliardi di dollari. E la stampa locale, non ha potuto far altro che tessere le lodi del progetto. Con il nuovo canale i tempi di attesa saranno annullati e la tratta completa richiederà solo 11 ore. In questo modo, quando nel 2023 dovrebbe essere raggiunta la piena operatività, ogni giorno, 97 navi attraverseranno il Canale contro le 49 odierne e le entrate per lo stato egiziano triplicheranno.

I rischi del nuovo Canale

Il governo egiziano ha affidato a quattro banche la vendita pubblica di titoli cartolarizzati a 5 anni, con un tasso di interesse del 12%. La regola è che i titoli siano venduti solo a egiziani, anche in quote minime. La vendita è cominciata il 5 settembre e i risultati, stando ai dati ufficiali, sono oltre le aspettative. Il governatore della Banca centrale egiziana, Hisham Ramez, ha annunciato che in pochi giorni di offerta pubblica gli egiziani hanno comprato 6,8 miliardi di dollari di titoli. Il costo totale dell’opera è di otto miliardi di dollari (quattro per il Canale e quattro per i tunnel che collegheranno le due rive e per altre infrastrutture). Finanziamenti russi sono già pronti poi per creare, in prossimità del Canale, una sua zona industriale, soprattutto nei settori di petrolio, gas, miniere e assemblaggio di auto e macchine industriali.

La stampa locale ha però già denunciato gravi abusi e rischi idro-geologici nel caso l’opera venisse completata. Sarebbero già 1.500 le case distrutte per far spazio ai cantieri ed è annunciato l’imminente abbattimento di altre 5 mila sul luogo dello scavo. Gli abitanti dei villaggi di Abtal e Qantara sono le prime vittime dell’opera. Ibrahim Sayed, 25 anni, è stato cacciato dalla sua abitazione dall’esercito. La sua casa è stata distrutta. Per il momento, nessuna ricompensa è prevista per chi è obbligato a lasciare la sua abitazione. Non solo, chi si è rifiutato di lasciare la sua casa è stato tacciato di mancanza di patriottismo e molti denunciano di aver subito arresti e fermi.

Mancano poi studi tecnici esaustivi sull’impatto ambientale e la funzionalità dell’opera. Secondo molti analisti, tra cui Neil Davidson e Hatham Mamdouh, ci sono vari punti interrogativi sulla fattibilità del secondo canale. Il primo sostiene che non è chiaro se il nuovo canale avrà un impatto così significativo sui traffici marittimi, come sostengono le autorità egiziane. Mamdouh ha aggiunto che la costruzione del secondo canale è pericolosamente vicina al primo (750 metri). E così, durante i lavori sono emerse già quantità eccessive di acqua, il cui drenaggio farà lievitare i costi di costruzione.

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