Venezuela: oggi al voto fra speranza e possibili brogli. Intervista a Vanessa Ledezma

Negli ultimi dodici mesi la discesa del Venezuela verso l'abisso ha subito un'accelerazione spaventosa. Con il petrolio a quaranta dollari al barile, le conseguenze, per un'economia che ne è totalmente dipendente, sono tanto inevitabili quanto disastrose. L'inflazione sfiora il duecento per cento, domina il mercato nero, come in tempo di guerra. Per conservare il potere, il presidente Maduro, l'erede scelto da Hugo Chavez, usa il pugno di ferro: i principali leader delle opposizioni sono in carcere (come Leopoldo Lopez, condannato a tredici anni e nove mesi) o ai domiciliari (come l'ex sindaco di Caracas, Antonio Ledezma), con accuse generiche e complottistiche.

Caracas, Venezuela - An opposition supporter holds a flag that reads "Justice" during a campaign rally with candidates for the National Assembly from the Venezuelan coalition of opposition parties (MUD) in Caracas December 3, 2015. REUTERS/Nacho Doce

Oggi, però, si vota per le elezioni legislative e il fronte eterogeneo delle opposizioni, riunite nel Tavolo per l'Unita' Democratica, è il favorito secondo i sondaggi, considerato che la popolarità di Maduro è solo al 22 per cento.

Vanessa Ledezma è la figlia di Antonio e vive in Italia. Assieme alla seconda moglie di Ledezma, Mitzy Capriles, ed a quella di Lopez, Lilian Tintori, è una delle voci più importanti della campagna per la liberazione dei prigionieri politici.

Vanessa, tuo padre è stato arrestato a febbraio con l'accusa di avere pianificato un colpo di Stato. Poi ha ottenuto i domiciliari per motivi di salute.

Mio padre sta meglio, anche se si trova in una situazione assurda. La sua udienza viene costantemente rimandata, ogni mese, senza alcun motivo. La prossima data prevista è quella del dieci di dicembre. Credo che il suo destino personale sia legato al risultato delle elezioni.

Il voto può segnare la fine del chavismo?

Bisogna essere chiari su questo punto e chiamare le cose con il loro nome: in Venezuela c’è una dittatura, e il futuro del Paese dipende dall'esito del voto. Queste elezioni sono lo strumento attraverso cui il mio Paese può recuperare libertà e democrazia. Ci sono più di ottanta prigionieri politici. Non hanno compiuto alcun reato, sono in carcere senza motivo, salvo il fatto che sono oppositori di Maduro. Mio padre è il sindaco di Caracas, e il sindaco di Caracas è il secondo personaggio più importante del Venezuela, dopo il presidente della Repubblica. Il secondo politico più importante del Paese è agli arresti domiciliari senza alcuna ragione e solo la vittoria delle opposizioni potrà fermare questa ed altre violazioni dei diritti fondamentali.

Come sarà possibile far convivere il presidente Maduro con un Parlamento in mano alle opposizioni?

Maduro dovrà capire che non si può portare avanti un Paese solo con prove di forza, dovrà fare delle aperture e dovrà accettare l’esito del voto. Non è così scontato che questo avverrà, anzi. Il presidente ha detto recentemente che vincerà le elezioni ad ogni costo. Non è escluso che, in caso di sconfitta, ci sia un vero e proprio colpo di Stato.

Il segretario generale dell'Osa ha espresso dubbi sulla regolarità del voto. Gli osservatori internazionali (ONU, Unione Europea, la stessa Osa) non sono stati ammessi.

Saranno sicuramente delle elezioni truccate. Però questa volta la differenza tra il governo e le opposizioni è così ampia che a Maduro non basterà neppure truccare i risultati per garantirsi la vittoria. Il momento fondamentale, però, sarà la reazione del governo di fronte alla sconfitta.

Alcuni leader europei, come Cameron e Rajoy, hanno chiesto pubblicamente la liberazione dei prigionieri politici.

Molti Paesi europei hanno espresso solidarietà politica alle vittime del regime venezuelano, ma si può certamente fare di più. Ad esempio, l’Italia non ha ancora fatto conoscere ufficialmente la propria posizione riguardo ai detenuti politici del mio Paese.

Credi che l'Europa debba imporre delle sanzioni nei confronti del Venezuela?

A me, personalmente, le sanzioni, come strumento di pressione, non piacciono. Però è vero che molti Paesi non si sono schierati pubblicamente contro Maduro e le incarcerazioni dei suoi oppositori. La loro paura è quella di perdere le relazioni commerciali, in alcuni casi molto proficue, che hanno con il regime venezuelano. La soluzione è politica. Ecco perché sono così importanti le elezioni di domenica. Possono cambiare tutto. In gioco non c’è solo il destino di una persona, come mio padre, ma quello dell’intero Paese.

Qual è il modello alternativo al chavismo che proponete? Manterrete i programmi sociali che hanno contribuito a rendere popolare Chavez, soprattutto nelle aree rurali?

I programmi sociali c’erano anche prima dell’arrivo di Chavez. Il chavismo non ha reso più ricco il Paese, anzi. Ha creato più corruzione, ha avuto un effetto negativo sul sistema sanitario e su quello educativo. La qualità della vita in Venezuela è stata distrutta: adesso mancano i prodotti di base, il popolo deve fare lunghe code per comprare beni di prima necessità, che scarseggiano. Il paradosso è che il Venezuela avrebbe tutte le caratteristiche per essere un Paese ricco. Potremmo essere una potenza mondiale e invece siamo poverissimi. L’opposizione porterà avanti un modello vero di sviluppo, riporterà la democrazia e la libertà. Considerato il disastro dell’economia venezuelana di oggi, sarà molto difficile uscire dalla crisi, ma ci riusciremo.

@vannuccidavide

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA