Con le municipali, la Tunisia vara uno storico decentramento del potere. E la legge elettorale prevede posti riservati a giovani e portatori d’handicap. Occhi puntati sugli (ex?) islamisti di Ennahda, a un test cruciale della loro evoluzione laica. Alcune nubi però si addensano sul voto

La gente fa acquisti in un mercato di Tadamun alla periferia di Tunisi, in Tunisia, il 15 gennaio 2018. REUTERS / Youssef Boudlal
La gente fa acquisti in un mercato di Tadamun alla periferia di Tunisi, in Tunisia, il 15 gennaio 2018. REUTERS / Youssef Boudlal

Dopo tre scadenze posticipate la Tunisia si appresta a realizzare un altro capitolo della nuova Costituzione e della sua esperienza democratica. È quello relativo ai poteri locali e al decentramento, forse il passaggio più delicato per una serie di ragioni storiche e politiche.


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Le elezioni comunali si disputeranno il 6 maggio in 350 municipalità insediando sindaci e consigli che istituzionalizzeranno la dialettica politica al livello più prossimo alla cittadinanza, adoperando l'"autonomia amministrativa e finanziaria" concessa dall'articolo 132 per moltiplicare gli sforzi in campo economico e sociale dove le performance del Paese sono risultate ad oggi ampiamente deficitarie. E dove la fragile democrazia tunisina rischia di deragliare. Complessivamente sono state depositate 2.173 liste (1.099 di partito, 177 di coalizione e 897 civiche) per un totale di 57.020 candidati.

Storicamente è un cambiamento epocale per la Tunisia che ha conosciuto – dal protettorato francese ai regimi post-coloniali di Bourguiba e Ben Ali – una conduzione del potere rigidamente centralizzata finendo con il gonfiare e cristallizzare le disuguaglianze tra le regioni costiere e quelle rurali. Il decentramento risponde, dunque, all'idea di trasferire agli enti locali una parte degli strumenti di governo per costruire politiche dal basso che offrano soluzioni radicali e, dall'altro, distribuire il potere per eludere derive autoritarie. Molte delle attenzioni sono focalizzate sugli islamisti di Ennahda perché le consultazioni locali sono un ulteriore test sulla loro evoluzione in senso democratico. Ma non solo. Il partito guidato da Rachid Ghannouchi è considerato il movimento più radicato sul territorio e le elezioni di maggio sono, da questo punto di vista, il crocevia per affermare una nuova classe dirigente locale e per ramificare il consenso in vista delle elezioni politiche e presidenziali del 2019.

Per accreditarsi Ennahda ha differenziato la sua strategia, mantenendo un forte presidio identitario nell'elettorato musulmano e aprendo le liste a candidature esterne. Uno degli obiettivi è contendere all'alleato di governo, Nidaa Tounes, l'elettorato del disciolto Raggruppamento costituzionale democratico, il partito che fu dell'autocrate deposto del 2011 Ben Alì. Un esempio? A Kondar, una città nel governatorato di Sousse, la lista di Ennahda sarà guidata dall'ex presidente dell'ufficio regionale del Raggruppamento costituzionale democratico. Ma molti altri sono gli ex esponenti di Rcd assoldati nelle file della “Rinascita”.

Ancora più significativa a Monastir è la candidatura come capolista di Simon Slama, un tunisino di fede ebraica. Ennahda l'ha motivata ricordando che l'ultimo congresso del 2016 ha sancito la separazione tra politica e religione e che il partito sta evolvendo in senso laico. Altre candidature dello stesso segno sono state annunciate per le elezioni politiche del 2019, quasi a voler smentire che si tratti solamente di un'operazione di maquillage politico. Nidaa Tounes e le opposizioni ne hanno però contestato il carattere di diversivo per coprire le ambiguità del movimento e i rapporti che la sua ala più intransigente continua a intrattenere con la costellazione salafita.

Peraltro il recente anniversario dell'assassinio di Chokri Belaid - deputato dell'opposizione ucciso a colpi di arma da fuoco sotto casa il 6 febbraio 2013 - ha riacceso una polemica che definisce con precisione i pericoli della fragile transizione tunisina. La famiglia di Belaid e il Fronte popolare sono tornati ad accusare Ennahda di essere il mandante dell'omicidio. Un deputato della sinistra ne ha reclamato addirittura la messa al bando, Ghannouchi ha evocato la “guerra civile” con finalità di deterrenza. «Tutti coloro che accusano il movimento Ennahda dell'omicidio di Chokri Belaid e di terrorismo sono seguaci dell'esclusione e l'esclusione può portare solo alla guerra civile» ha affermato il leader islamico, disegnando scenari di violenza.

A contendere la primazia di Ennahda alle prossime municipali ci sarà Nidaa Tounes, in un dualismo che rischia di polarizzare nettamente le espressioni di voto. Entrambi sono gli unici ad aver presentato liste in tutte le 350 municipalità, mentre il Fronte popolare si è fermato a 132, Machrou3 Tounes a 84 e Coalition civile (alleanza di 11 partiti) a 80. Il movimento fondato dal presidente della repubblica Essebsi ha schierato tutti i suoi ministri per coordinare la campagna elettorale e tessere i fili delle candidature, proponendo figure radicate nelle regioni, imprenditori, funzionari pubblici e dirigenti sportivi.

La competizione - che ha come punto di caduta le elezioni legislative e presidenziali del prossimo anno - sta mettendo sotto stress l'alleanza di governo con Nidaa Tounes che, come nel 2014, proverà a sollecitare le leve dell'anti-islamismo radicale per assicurarsi le preferenze dell'elettorato laico, moderato e femminile.

Una sfida innovativa è contenuta invece nella legge elettorale che, recependo le disposizioni della Costituzione, prevede l'alternanza di genere nelle liste - già sperimentata nelle elezioni per l'assemblea costituente e nelle legislative del 2014 - e posti riservati agli under 35 e ai portatori di handicap. Nello specifico un candidato giovane dovrà trovare collocazione nei primi sei posti - pena l'esclusione della lista -, un disabile nei primi dieci (la mancata osservanza, in questo caso, viene punita con la perdita delle sovvenzioni pubbliche).

Un primo esito affiora nelle pieghe dei numeri: il 48,5% dei candidati ha meno di 35 anni (l'8,5% meno di 23 anni) mentre i portatori di handicap in lista sono 1.812. L'intento della norma, combinato alla nuova organizzazione dei poteri, è quello di promuovere l'inclusione delle nuove generazioni all'interno della politica e delle istituzioni al fine di rafforzare l'approdo democratico, creare un inedito protagonismo dei territori e ricercare nuove soluzioni ai nodi delle disoccupazione e del disagio sociale. Sul fronte dell'alternanza di genere, Ennahda è invece il movimento che è stato più fedele ai dettami della legge: 176 liste sono presiedute da uomini e 174 da donne contro i 189 e 161 di Nidaa Tounes.

Le incognite che si addensano sul voto sono infine almeno due. L'antagonismo tra Ennahda e Nidaa Tounes ha già suggerito il posticipo a giugno della relazione sulla parità tra uomini e donne che la Commissione istituita da Essebsi e presieduta da Bochra Bel Haj Hamida doveva presentare il 20 febbraio. Tra i punti della riforma vi è anche la nuova disciplina dell'eredità - attualmente alla donna spetta la metà dell'erede maschio come da prescrizione coranica -, argomento divisivo che rischiava di essere strumentalizzato nell'agone elettorale.

Più in generale l'azione del governo potrebbe subire ulteriori rallentamenti in uno scenario politico-sociale sempre tormentato - l'iscrizione della Tunisia nella lista nera del riciclaggio e il terrorismo da parte del parlamento europeo, lo sciopero di insegnanti e medici di pochi giorni fa, la richiesta del sindacato Ugtt di procedere con un rimpasto di governo, proposta respinta dal premier Chahed - anche se con qualche segnale di ripresa sul fronte turistico visto che, a distanza di tre anni dall'attentato di Sousse, sono atterrati i primi due voli di gitanti dalla Gran Bretagna e che il flusso complessivo dei visitatori nel 2018 dovrebbe attestarsi a 8 milioni.

La seconda incognita è il tasso di astensionismo che i sondaggi rilevano con preoccupazione. Un'affluenza modesta ai seggi produrrebbe l'effetto di indebolire il percorso democratico alimentando la protesta e la disillusione. La presenza di 897 liste autonome potrebbe offrire comunque un'alternativa per convogliare il dissenso anti-partitico e anti-governativo.

@simonecasalini

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