Elmortada Iamrachen, il salafita laico

Ha ventisette anni ed è nato in Marocco, ad Al Hoceima, dove ha studiato la scienza islamica nelle scuole religiose e sui libri conservati nella biblioteca del padre. Poi l’incontro con Internet e i social network gli ha aperto un mondo nuovo, che ha sfruttato per capire meglio l’Islam e il mondo che lo circonda. Elmortada Iamrachen oggi continua a studiare l’Islam mentre sogna di perfezionarsi ad Harvard.

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Nel 2010 predicava come imam in una piccola moschea sulla strada costiera tra Nador e Oujda, poi fu assegnato a una moschea più grande ad Al Hoceima, oggi vive in Arabia Saudita. Lo considerano un laico quando sostiene che il Corano non impone alle donne di indossare l’hijab  o quando dice che il Ramadan dovrebbe essere una scelta autonoma e individuale. C’è chi lo apprezza e ne condivide l’apertura mentale e c’è chi per lo stesso motivo lo contesta. La sua laicità gli è valsa un’ aggressione e una minaccia di morte.

In Marocco ti considerano un  “salafita laico”, perché?

Mi dicono che sono un moderato, ma io sono un semplice cittadino marocchino. I miei genitori mi hanno dato un’educazione religiosa salafita, basata sui testi sacri e su nozioni di teologia. Crescendo la mia curiosità per l’Islam è aumentata, così ho iniziato a seguire corsi e convegni. Entrai nel mondo virtuale per la prima volta nel 2003 durante la guerra in Iraq e da allora la mia visione dei musulmani e del mondo che mi circonda è cambiata. Mi confrontavo con altri salafiti sui forum e ho notato grandi differenze tra me e gli altri. Ma è stato soprattutto studiando che ho imparato a capire le altre culture e le differenze tra i popoli. Così ho riletto il Corano  e vi ho scorto significati nuovi. Allah ci ha donato un cervello per ragionare e un cuore per amare e amore è anche tolleranza per gli altri.

Qual è stata la tua formazione?

Ho lasciato la scuola, nonostante fossi molto bravo, a soli dodici anni per aiutare i miei genitori nel commercio, mio padre aveva una forma di paralisi e non poteva lavorare più e in casa c’erano altri sette figli da mantenere. Ma il mio amore per lo studio e per la lettura non si sono arresi e nel tempo libero ho continuato a studiare. Ho imparato il Corano e alcuni Hadith del Profeta, che mi hanno aiutato a comprendere le regole della giurisprudenza islamica.

Dal Marocco sono partiti 1500 combattenti per l’Iraq e la Siria, come te lo spieghi?

Noi marocchini siamo musulmani e tra musulmani siamo tutti fratelli. Migliaia di miei fratelli sono andati a combattere contro i russi e gli americani in Afghanistan, poi nei Balcani, in Somalia, in Iraq. Oggi, ognuno di noi, vedendo le sofferenze dei siriani a causa del regime e il comportamento deludente degli altri paesi, ha cercato un modo per aiutarli. I marocchini all’inizio sono partiti con l’obiettivo di aiutare i siriani a sbarazzarsi di Bashar al-Assad, ma poi la situazione si è complicata. C’è chi il nemico lo vede solo in Assad e chi lo vede in chiunque indirettamente sostenga Assad. E così molti religiosi hanno scagliato le loro fatwa contro più nemici, basandosi su concetti male interpretati del Corano e sugli Hadith del Profeta.

Come si può arginare il fenomeno dei combattenti stranieri?

Questo fenomeno si fermerà solo quando tutti i popoli musulmani avranno fatto il loro dovere nei confronti dei siriani per proteggerli dalla dittatura di Assad. Chiunque abbia una coscienza non può non soffrire per quello che sta succedendo in Siria tra massacri e omicidi. Ma se il mondo resta in silenzio davanti ai terrorismi del regime, allora non può scandalizzarsi  davanti al terrorismo di chi combatte contro una dittatura che ha già ucciso centinaia di migliaia di persone. Tutti questi morti non li ha fatti Daesh e i milioni di profughi siriani sono scappati dai bombardamenti di Assad, non da quelli di Daesh.

In Occidente si parla di un Islam moderato e di uno radicale. Perché esistono  interpretazioni così diverse del Corano?

Perché gli stati non accordano alla libertà di culto il giusto rispetto. Il Marocco è un paese moderato, ufficialmente riconosce la libertà di religione, ma poi la polizia arresta i cristiani e gli sciiti con l’accusa di diffondere il Cristianesimo e lo Sciismo. Però Rabat contemporaneamente vorrebbe diffondere l’Islam nei paesi non musulmani. Così facendo il potere incassa il rispetto dei conservatori e si mostra come il guardiano a difesa della fede islamica. Il Corano nel corso dei secoli è stato esposto ai capricci dei governanti che lo hanno sfruttato secondo interessi personali. Nella sura Ar-Rum, versetto trenta, il Corano dice che la libertà di coscienza è la vera essenza della religione. Lapidare le adultere o uccidere gli apostati non sono prescrizioni coraniche ma abusi dei governanti.

Lo spirito di proselitismo dell’Islam è così rigido o consente la convivenza con altre religioni?

Io vivo in Arabia Saudita per motivi di lavoro  e ho amici cristiani e buddisti, gente venuta qui per lavorare. Non sono esposti a discriminazioni per la loro religione, ma non possono costruire luoghi di culto dove pregare. Ma anche questa è una falsa interpretazione del Corano, perché nella sura Al-Hajj, versetto quaranta, si invitano i fedeli a proteggere e a rispettare i luoghi di culto delle altre religioni.

Che cosa è il jihad per un musulmano?

La parola jihad è stata e continua a essere una dottrina islamica radicata nella nostra mente perché il Corano parla chiaramente di jihad in molti versetti. Il significato cambia tra i popoli e le persone e si considera come una protezione, una forma di autodifesa. Io aderisco alla corrente di pensiero dominante che considera il jihad una forma di resistenza contro l’occupazione.

Le vignette di Charlie Hebdo ti hanno offeso? Cosa pensi di questo tipo di pubblicazioni?

Sarei un ipocrita se dicessi che non mi hanno offeso. Ogni verso del Corano inizia con le parole “Nel nome del Dio misericordioso” e il Profeta viveva nella misericordia. A me non piace l’ironia che provoca i sentimenti dei musulmani, ma sono contrario a qualsiasi tentativo di impedirla. Nel versetto centoquaranta della sura  An-Nisa e ne versetto sessantotto della Sura Al-An’am è scritto di non partecipare all’ironia contro la propria fede, ma non è scritto di impedirla.

Quale può essere l’effetto dell’esistenza dello Stato islamico sui fedeli musulmani?

Se parli di Daesh, il suo effetto per ora è limitato e i fedeli lo contrastano. Ma se Daesh un giorno si rivolgerà contro Israele sono sicuro che allora farà proseliti. Per cui è necessario che il mondo realizzi in fretta quali crimini si stanno perpetrando contro i palestinesi. Il futuro di Daesh non lo determineranno i musulmani.

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