Ispirati da monaci estremisti, gli squadroni del suprematismo sinhala e buddista si scatenano contro i musulmani. A nove anni dalla fine della guerra civile, la convivenza tra le diverse comunità cingalesi è ancora fragile. E nell’isola torna lo stato d’emergenza

Membri dello Special Task Force dello Sri Lanka. REUTERS / Dinuka Liyanawatte
Membri dello Special Task Force dello Sri Lanka. REUTERS / Dinuka Liyanawatte

Per la prima volta dal termine di una guerra civile durata quasi trent’anni, il governo dello Sri Lanka ha deciso di applicare lo stato d’emergenza su scala nazionale nel tentativo di sedare sul nascere le violenze intercomunitarie tra la maggioranza etnica singalese, buddista, e la minoranza musulmana locale.


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La misura, introdotta dall’esecutivo martedì 6 marzo, rimarrà in vigore per dieci giorni, termine entro il quale le autorità sperano di contenere e circoscrivere i riot che hanno infiammato il distretto di Kandy, nota meta turistica dello Sri Lanka situata al centro dell’isola.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale una folla composta da oltre un migliaio di ultranazionalisti buddisti lo scorso weekend si è riversata nei piccoli centri abitati di Teldeniya e Digana, appiccando fuoco a case e negozi della comunità musulmana locale in risposta al pestaggio subìto da un camionista singalese lo scorso 22 febbraio. L’uomo era stato malmenato da un gruppo di musulmani in quello che è stato definito un road rage accident, soccombendo alle proprie ferite sabato 3 marzo.

Residenti e funzionari locali hanno spiegato al New York Times che subito dopo la morte dell’autista «Monaci buddisti estremisti che in passato avevano già incitato a violenze intercomunitarie sono scesi [a Kandy] per dare le loro condoglianze», probabilmente infiammando gli animi della comunità buddista locale e organizzando le ronde dei giorni seguenti. Le autorità locali, messe in allarme da alcuni rappresentanti della comunità musulmana circa il rischio di scontri, hanno prima dispiegato alcune centinaia di poliziotti nell’area e poi intimato alle famiglie musulmane di chiudersi in casa, al riparo dalla minaccia ultrabuddista.

«Il vice ispettore generale ci ha detto di dire ai musulmani di stare in casa e chiudere i propri negozi nella cittadina di Digana» ha dichiarato al quotidiano statunitense Rishad Bathiudeen, ministro del Commercio e dell’Industria cingalese di fede musulmana. «I musulmani si sono barricati in casa e la folla ha razziato e raso al suolo i loro negozi».

Il bilancio provvisorio nel distretto è di quattro moschee, 37 case, 46 negozi, 35 veicoli danneggiati dalla folla e un ragazzo di 24 anni arso vivo nell’incendio appiccato dagli estremisti buddisti a casa sua.

La comunità musulmana locale sostiene che la polizia abbia sostanzialmente lasciato fare agli estremisti. Resoconto confermato anche dal portavoce del governo Dayasiri Jayasekera che, in conferenza stampa, ha giustificato l’imposizione dello stato d’emergenza come «Rassicurazione che le violenze non si diffondano altrove nel Paese».

Le forze dell’ordine, in regime di stato d’emergenza, possono procedere ad arresti e detenzioni di lunga durata non solo dei manifestanti in strada ma anche degli autori di post sui social network che incitano all’odio intercomunitario.

Le tensioni del distretto di Kandy sono lo specchio di una recrudescenza di istanze ultranazionaliste mai sopite, nonostante il Paese abbia di fatto messo alle proprie spalle il trentennio di terrore della guerra civile. Dal 1983 al 2009 l’esercito regolare dello Sri Lanka ha combattuto contro il movimento indipendentista su base etnica delle Tigri del Tamil, che lottava per la secessione della parte nord dell’isola, a maggioranza tamil.

La rappresaglia governativa, specie nell’ultima fase del conflitto sotto la presidenza di Mahinda Rajapaksa, è stata costellata da violazioni dei diritti umani e violenze sommarie sulla popolazione civile di etnia tamil.

Annientata l'insorgenza tamil, il Paese non è ancora riuscito a costruire una convivenza realmente pacifica tra le diverse etnie cingalesi: progetto sistematicamente sabotato da forze estremiste promotrici di una dottrina suprematista su base etnica sinhala e buddista.

Negli ultimi anni, in particolare, gruppi di estremisti sinhala buddisti hanno preso di mira le comunità tamil e musulmana nel nord-est del Paese – rispettivamente il 13 e il 10% della popolazione dello Sri Lanka, contro il 75% di fede buddista ed etnia sinhala - accusandole di proselitismo religioso. Incitati da monaci buddisti ultranazionalisti come Ampitiye Sumana, avvistato a Kandy nelle ore precedenti gli scontri, le fronde estremiste hanno ripetutamente attaccato le minoranze locali in episodi di violenza del tutto simili a quanto occorso in questi giorni a Kandy, senza che le autorità dello Stato siano intervenute energicamente per garantire la sicurezza di musulmani e hindu visti dall’estremismo sinhalese buddista come entità parassitarie in uno Sri Lanka "casa dei sinhala e del buddismo".

Commentando gli episodi di Kandy, il primo ministro cingalese Ranil Wickremesinghe ha twittato: «Come nazione che ha sopportato un conflitto brutale, siamo tutti consci dell’importanza di valori come pace, rispetto, unità e libertà. Il governo condanna gli atti razzisti e violenti occorsi negli ultimi giorni. È stato dichiarato lo stato di emergenza e non esiteremo a prendere ulteriori provvedimenti».

@majunteo

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