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La pacificazione delle favelas di Rio è fallita?

Dopo 10 anni si è dimesso José Mariano Beltrame, il creatore delle Unità di Polizia Pacificatrice (Upp), e Rio torna a interrogarsi sui risultati della pacificazione contro la violenza generata dal narcotraffico.

Un agente delle UPP bacia la mano di una anziana signora. Photo credits UPP.
Un agente delle UPP bacia la mano di una anziana signora. Photo credits UPP.

«Le Upp non sono la pace», ha ammesso José Mariano Beltrame, ex segretario per la sicurezza pubblica dello Stato di Rio de Janeiro, dopo aver rassegnato le proprie dimissioni. Dopo circa 10 anni, Beltrame lascia una delle segreterie più controverse, aprendo il dibattito sul futuro del programma delle Upp da lui stesso creato. Le Upp (Unidades de Polícia Pacificadora) sono delle Unità di Polizia Pacificatrice create nel 2008 dallo Stato di Rio per combattere la violenza e presidiare le favelas. Un modello ispirato a quello della polizia comunitaria di Medellin. Attualmente, secondo i dati ufficiali, esistono 38 Upp. L’obiettivo delle Upp dovrebbe essere quello di “pacificare” le zone comandate dal narcotraffico e riaffermare la presenza dello Stato tramite l’installazione di stazioni di polizia. La cosiddetta “polizia di prossimità”, che fa della presenza sul territorio il suo punto forte.

Il progetto, voluto da Beltrame e dall’ex governatore Cabral, è stato sempre molto discusso per la relazione della polizia con gli abitanti delle favelas. Alcuni analisti sostengono che si tratti del miglior programma di sicurezza pubblica mai realizzato in Brasile, mentre altri denunciano la collusione delle autorità con il narcotraffico e la sistematica violazione dei diritti umani nelle Upp. Le statistiche, che dovrebbero permettere di avere un quadro più oggettivo dei risultati, sono invece criticate per la metodologia. «Fra il 2008 e il 2009 c’è stata una diminuzione del 22% degli omicidi, ma anche un aumento significativo del 73,2% delle morti per causa esterna non determinata - ovvero quando non è possibile stabilire se si tratta di omicidio, suicidio o incidente. E nel 2007 c’è stato un aumento delle sparizioni nelle aree Upp», scrive The Intercept, il sito guidato, fra gli altri, dal premio Pulitzer Glenn Greenwald. Il sospetto è che le statistiche non rispecchino la realtà dei fatti. I numeri ufficiali, invece, evidenziano una netta contrazione della criminalità. «Le Upp hanno salvato 21.000 vite», ama ripetere Beltrame. Nel 2007, l’anno precedente alla prima installazione, si registravano 37,8 omicidi ogni 100.000 abitanti della capitale fluminense. Nel 2015, dopo un’altalena di risultati, si registrano 18,6 omicidi ogni 100.000 abitanti di Rio. Una diminuzione del 51,8%.

Le Upp, ad oggi, contano con un contingente di 9543 poliziotti in 264 territori, per un totale di 9.446.047 m² controllati e 1,5 milioni di persone beneficiate dal programma, secondo le fonti ufficiali. La “retomada” delle favelas, però, non è mai stata pacifica. Molti brasiliani hanno stampata in mente l’invasione militare del Complexo do Alemão, trasmessa in diretta televisiva: 2700 agenti, a bordo di elicotteri, carri armati o a piedi, misero in fuga i trafficanti del quartiere. Fu definita la più grande operazione nella lotta al narcotraffico del Brasile. Le dimissioni dell’ex segretario Beltrame, però, riaprono il dibattito sull’effettiva pacificazione delle favelas carioca.

Bambini giocano a calcio per strada sotto lo sguardo degli uomini delle UPP. Photo credits UPPBambini giocano a calcio per strada sotto lo sguardo degli uomini delle UPP. Photo credits UPP

La maggior parte dei residenti vive la presenza della polizia come una minaccia piuttosto che come un ausilio, questo perché lo Stato si limita alla militarizzazione dei territori, dimenticandosi delle politiche pubbliche. «Le Upp - sostiene Beltrame - in realtà hanno sfidato lo Stato e mostrato luoghi in cui esistono problemi di cittadinanza. La verità è che la Polizia è costretta a remare da sola. Perché non creano un sistema fognario a Rocinha (la favela più grande dell’America del Sud, ndr)? Perché non limitano la crescita disordinata?». Sono domande legittime, poiché il progetto iniziale prevedeva che all’occupazione delle favelas seguissero iniziative educative (asili, scuole, sostegni per l’occupazione). Luiz Fernando Pezão, attuale governatore di Rio ora in aspettativa per problemi di salute, aveva promesso durante la campagna elettorale che sarebbe arrivato a 50 unità di polizia pacificatrice. «La pace non si può ridurre agli interventi della polizia», ha insistito Beltrame. E sì, perché la violenza, soprattutto in Brasile, non si può risolvere solamente con la polizia. Serve un respiro politico. Serve, ad esempio, che si apra un dibattito serio sulla legalizzazione delle droghe. È un tema che non può essere ignorato nella lotta al narcotraffico. «Il nostro obiettivo non è mai stato la droga, bensì le armi», ha sostenuto Beltrame. Il contrabbando di armi illegali attraverso la frontiera con il Paraguay è un altro punto strettamente legato alla violenza, così come la connivenza di agenti che formano milizie parallele e pregiudicano l’immagine dello Stato piuttosto che salvaguardarla.

Gli altri due punti riguardano gli sforzi economici e le decisioni giudiziarie. Le Upp sono costose e lo Stato di Rio è praticamente fallito; gli agenti non ricevono lo stipendio con regolarità e per pattugliare i territori servirebbero rinforzi che al momento non sono praticabili. I segnali del Governo Temer vanno verso un congelamento della spesa pubblica ed i problemi di bilancio hanno inciso pesantemente sull’abbandono di Beltrame. L’ultimo punto, quello sulla rilevanza delle decisioni giudiziarie, è stato sollevato dopo le recenti sparatorie nella favela Pavão-Pavãozinho, a cui avrebbe partecipato il narcotrafficante Samuca, a cui era stata concessa unuscita premio per la festa della mamma e non aveva mai fatto ritorno in carcere. L’attacco all’Upp si è concluso con la morte di 3 sospetti, 3 poliziotti feriti e 8 arresti. Quest’ultimo episodio, avvenuto a ridosso della benestante zona Sud, ha convinto Beltrame a compiere il passo decisivo e rinunciare alla segreteria. Il progetto di pacificazione, intanto, sembra essere arrivato a un inevitabile punto di svolta: o si investe per migliorarlo o lo si lascia morire fra le mani di Roberto Sá, il nuovo segretario.

@AlfredoSpalla

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