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Fenomenologia dei droni italiani

“Il diritto di uccidere” ha per la prima volta proiettato i droni (APR – Aereo Pilotaggio Remoto) sul grande schermo, descrivendone le enormi potenzialità in ambito bellico, ma anche i limiti sia tecnici sia, nel caso della pellicola, morali. Tuttavia, l'idea di combattere le battaglie a distanza non è affatto nuova e i droni, per quanto oggi largamente impegnati nei teatri operativi, nascono molto tempo fa: secondo alcuni storici, infatti, già nella 1° Guerra Mondiale esistevano prototipi di velivoli a controllo remoto.

Photo credit: chefuturo.it
Photo credit: chefuturo.it

Anzio 

Ma è con la 2° Guerra Mondiale che tali armi mostrano la propria incisività operativa. Lo scoprono le forze corazzate alleate sbarcate ad Anzio e Nettuno: i carristi incappano in piccolissimi tank radio-comandati i Goliath, di fronte ai quali il primo pensiero è di schiacciarli con i cingoli. Brutta idea, perché il G. è dotato di una carica ad alto potenziale che fa saltare carro ed equipaggio avversari. Malgrado i “micro tank” non abbiano garantito la vittoria tedesca nella guerra, l'idea, sviluppata dall'azienda Borgward è originale e dimostra quanto la scienza bellica si fosse spinta in avanti già nel 1944.

Fronte siriano 

Tornando al 2017, i cieli siriani sono da anni solcati da velivoli con o senza pilota. Nel mese di giugno, l'aviazione statunitense abbatte un aereo siriano, scatenando l'ira di Mosca: il Cremlino, senza mezzi termini, fa sapere che qualsiasi jet o drone intercettato a ovest dell'Eufrate verrà abbattuto dalla contraerea russa. Messaggio che, pare, non sia stato recepito: alcuni giorni dopo aver colpito l'aereo di Damasco, la coalizione anti Isis (a guida americana) afferma di aver distrutto un drone del governo di Assad, probabilmente made in Russia visto che la Federazione dispone di un gran numero di velivoli a comando remoto, dalle fogge (e funzioni) più disparate, come il curioso Korshun (un elicottero lungo un paio di metri e senza pilota), il moderno ZALA 421-08 velivolo a corto raggio per rilevamenti fotografici e video, nonché alcune strumentazioni che risalgono al Patto di Varsavia come il Tu-143, che ricorda più una V1 tedesca che non un APR degli Anni Duemila.

“Aquileia” 

Già, perché malgrado media e cinema ci raccontino che i conflitti del futuro saranno combattute dalla sola tecnologia, USA e Urss si sono osservate per decenni, durante la Guerra fredda, con caccia dalla quota di tangenza elevatissima, satelliti (a loro volta velivoli controllati a distanza) e missili che, anziché esplodere, raccoglievano dati quali, ad esempio, il Tu-143, il Bomardier CL – 89 e il Northrop Ventura Radioplane RP-71 "Falconer", questi ultimi due in servizio presso l'Esercito Italiano nei reparti di artiglieria del 13º Gruppo acquisizione obiettivi "Aquileia", reparto che li ha adottati mezzo secolo fa.

Civile e militare

 Nel 2017, gli APR sono una realtà consolidata in tutte le FFAA italiane e nei corpi dello Stato per missioni molto eterogenee: a Norcia, ad esempio, i rilevamenti dei danni del sisma di agosto e di ottobre 2016 sono stati effettuati con i quadricotteri dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale; o ancora, a Gibuti il 32° Stormo dell'Aeronautica Militare ha schierato Predator A+ per sostenere gli sforzi di EUNAVFOR e di Ocean Shield nel pattugliamento del Golfo di Aden e dello Stretto di Bel el Mandeb, nonché altri del medesimo tipo hanno contribuito a tenere sotto controllo le attività del Daesh. Anche l'Esercito Italiano continua a puntare sui velivoli a pilotaggio remoto: proprio nel mese di giugno, infatti, il 1° Reggimento “Antares” dell'AVES ha organizzato un corso per la guida degli SHADOW 200 da ricognizione tattica.

Amendola 

Altri, i Raven dell'EI, hanno servito nel terremoto in centro Italia al fianco di quelli della Forestale, dei VVF e del 28° Gruppo dell'AM di Amendola, reparto quest'ultimo nel quale il concetto di “aereo senza pilota” trova la sua più alta espressione, coerentemente al compito di tutela e di difesa dello spazio aereo e al concetto di supremazia aerea punti cardine della mission all'Aeronautica Militare italiana.

COTS 

Commercial Off-the-Shelf component termine inglese che, nell'ambito militare, indica l'interesse per quei prodotti civili che vengono acquistati e riconvertiti ad esigenze operative. Prodotti fruibili, dunque, come gli APR ormai in vendita anche negli auto-grill e che, con opportuni adattamenti in termini di autonomia, resistenza e software, possono essere messi in linea da Polizia, Carabinieri e Protezione Civile con spese decisamente contenute. Lo abbiamo visto, d'altronde, con il terremoto e con la caccia al latitante in Emilia: non Predator, non Shadow 200, ma piccoli sistemi ad elica con obiettivi ad altissima risoluzione che coprono quei campi visivi non accessibili all'occhio umano. Tecnologia al servizio della sicurezza, quindi, non difficile da usare e, soprattutto, low cost: qualunque reparto, non solo delle FFAA, può oggi contare sull'ausilio dei droni senza ricorrere a commesse milionarie.

@marco_petrelli 

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