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Filippine, l’isola ribelle di Mindanao di nuovo nel mirino dell’Isis

Dopo la caduta di Marawi, Daesh prepara una nuova offensiva, dice il leader della guerriglia che chiede l’autonomia per l’isola, a maggioranza musulmana. E avverte: «I jihadisti usano lo stallo del processo di pace per fare proseliti». Alcuni arresti sembrano dargli ragione

Musulmani in preghiera a Marawi nelle Filippine. REUTERS/Romeo Ranoco
Musulmani in preghiera a Marawi nelle Filippine. REUTERS/Romeo Ranoco

«Lo Stato Islamico ha scelto l'isola di Mindanao come terreno strategico per reclutare combattenti dopo aver perso le roccaforti in Medio Oriente». Ad avvertire il governo di Manila è stato Murad Ebrahim, leader storico del Moro Islamic Liberation Front (Milf), la più grande forza di guerriglia musulmana attiva nelle Filippine meridionali, da anni in lotta per l'autonomia.

L'avvertimento di Murad Ebrahim non è assolutamente privo di fondamento. Il pericolo della crescita dell'estremismo islamico nell'isola ribelle di Mindanao è concreto. Dopo i duri combattimenti per riprendere il controllo di Marawi, tenuta sotto assedio per quasi cinque mesi dai miliziani locali affiliati allo Stato Islamico del Maute ed Abu Sayyaf, il governo guidato da Rodrigo Duterte pensava di aver smantellato il problema della radicalizzazione. Ma così non è stato.

Se è vero che le truppe filippine hanno ucciso e arrestato i principali leader regionali dell'Isis durante le operazioni per liberare la città, è altrettanto vero che i jihadisti si sono subito riorganizzati e che molti giovani sono stati attratti dall'azione di forza. Tra loro pure alcuni uomini del Milf.

Pressione per velocizzare il processo di pace

Ma le informazioni date dal numero uno dei guerriglieri musulmani sono sicuramente anche una mossa politica. Murad Ebrahim, infatti, ha interesse a riprendere al più presto le trattative di pace con il governo – ormai ferme da troppo tempo – per raggiungere maggiore potere in Mindanao, l'unica regione del Paese a maggioranza musulmana. «Gli estremisti – ha spiegato il capo del Milf – usano il possibile fallimento del processo di pace per reclutare nuovi jihadisti e attaccare». Cosa che non succederebbe se «il Congresso approvasse una legge che permetta ai musulmani filippini di gestire i propri affari nel sud». Ma Duterte, per ora, non sembra voler affrontare la questione, preferendo alle trattative un aumento di uomini e mezzi militari nell'isola. Una mossa che, per molti abitanti musulmani, è considerata un'occupazione vera e propria.

Arrestato un reclutatore dell'Isis a Manila

Intanto, nei giorni scorsi, le forze di sicurezza filippine hanno arrestato a Manila Fehmi Lassoued, un cittadino che secondo le prime informazioni sarebbe di nazionalità egiziana. Considerato un ex comandante dello Stato Islamico in Siria, è sospettato di essere un reclutatore. Nell'appartamento dell'uomo sono state sequestrate armi, munizioni e materiale per costruire ordigni esplosivi. Lassoued, ha spiegato il capo della polizia Ronald Dela Rosa «È un ex comandante dell'Isis, qui nelle Filippine era un reclutatore». L'intelligence, ha poi aggiunto il generale, «Sta ancora raccogliendo ulteriori informazioni sull'uomo che, dal suo primo arrivo nelle Filippine nel luglio 2016, ha lasciato più volte il Paese per recarsi in Malesia e Turchia».

Proprio dalla Malesia sono arrivati diversi combattenti jihadisti che hanno partecipato all'occupazione della città di Marawi iniziata nel maggio 2017 e conclusa a metà ottobre dello stesso anno. Altri foreign fighters nei mesi scorsi sono arrivati dall'Indonesia. Tre settimane fa l'esercito ha anche arrestato un uomo con passaporto spagnolo a Jolo, roccaforte del gruppo Abu Sayaff.

Sostegno alle truppe governative

Il Milf, che ha perso 24 uomini nel 2017 mentre aiutava le truppe governative ad opporsi al Bangsamoro Islamic Freedom Fighters (Biff), un altro gruppo locale legato all'Isis presente in diverse aree del sud del Paese, ha comunque promesso di continuare a sostenere l'esercito contro l'estremismo. Un sostegno che, secondo il governo, può contare su circa 12mila combattenti armati. O forse più.

Secondo un leader del Milf intervistato da chi scrive  nel quartier generale dei guerriglieri a Darapanan nel 2016, nella provincia di Cotabato, i miliziani sarebbero stati allora almeno il doppio. Ma non solo. Il Milf ha un grosso peso politico in tutto il Mindanao. Peso che, però, potrebbe ridursi molto nel caso in cui Duterte non decida al più presto di riprendere seriamente gli accordi di pace per dare più autonomia alla regione.

@fabio_polese

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