Focus - I flussi migratori del Sud America, una lezione per UE e USA - Parte 1

I sudamericani, sempre di più, scelgono di migrare nei paesi vicini. Le destinazioni preferite? Argentina e Venezuela. Si “scappa”dal Paraguay, mentre l’Italia è il terzo paese con più immigrati sudamericani. I flussi regionali rivelano un Sud America piùvivo che mai. Europa e Stati Uniti non sono piùin cima ai desideri, perchéla politica comincia a pesare. La lezione sudamericana in un focus esclusivo.

REUTERS/Marcos Brindicci
REUTERS/Marcos Brindicci

In un periodo storico in cui i flussi migratori superano i record ogni anno, c’è un “continente” che viaggia leggermente fuori dalla rotta dei radar: il Sud America. Si tratta di una regione storicamente interessata da flussi d’immigrazione ed emigrazione, che, però, adesso scopre una nuova identità grazie alle tendenze migratorie. L’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, dal 2016 agenzia collegate alle Nazioni Unite) ha diffuso il rapporto relativo al 2017, evidenziando soprattutto 3 nuove trend:

  • Aumento delle migrazioni infraregionali
  • Crescita e diversificazione dei paesi d’origine e destino nell’immigrazione extra-regionale
  • Permanenza dell’emigrazione extra-regionale

Cosa ci dice, dunque, questa prima analisi? Innanzitutto, pone l’accento su una prospettiva inedita: i sudamericani cercano - con maggiore insistenza - di spostarsi all’interno dello stesso Sud America. Circa il 70% dell’immigrazione del Sud America ha carattere infraregionale. Dal 2010 al 2015 (anno di riferimento per i dati del rapporto) la migrazione fra paesi sudamericani è cresciuta dell11%, passando da 3.566.510 a 3.986.756 di individui.

Al momento, i paesi che più attraggono i vicini sono due: Argentina e Venezuela. Le immigrazioni in Argentina sono cresciute del 16% negli ultimi 5 anni analizzati, mentre in Venezuela del 5,99%. I dati sul Venezuela potrebbero aver subito sensibili variazioni a causa della recente crisi politica, ma come ci conferma l’OIM in un’intervista: «le cifre saranno aggiornate» solo «nel 2020 e terranno conto dei cambiamenti avvenuti». In numeri assoluti, dunque, Argentina e Venezuela fanno da calamita per il continente sudamericano, ma in percentuale si osserva una crescita considerevole anche in Brasile (+20% di immigrati sudamericani); Cile (+18%) e Bolivia (+16%). La migrazione fra paesi vicini è spiegabile, in parte, con le politiche interne ed esterne alla regione. L’OIM spiega che «la mobilità interregionale è dovuta a diversi fattori: politiche restrittive d’ingresso e accesso alla residenza nei paesi sviluppati, la crisi economica negli USA e in Europa e maggiori opportunità di lavoro e facilitazioni normative nella regione». Il messaggio - estremamente semplificato - è: «Se gli altri non ci aprono le porte, bussiamo ai nostri vicini». Ed è una novità importante per l’America del Sud, capace di guardarsi in casa, andando oltre alle eterogenee crisi economiche e il recente cambio della guardia di diversi governi.

La migrazione interna è stata favorita dalle misure del Mercosur e della Comunità Andina. In Argentina, ad esempio, paraguaiani e boliviani hanno ricevuto rispettivamente 280.030 e 161.262 residenze permanenti. I dati dell’ultimo quinquennio indicano che le tre comunità che più si muovono in Sud America provengono da Paraguay, Argentina e Venezuela. All’ultimo posto c’è il Brasile, dove solo il 29% degli emigrati totali opta per il trasferimento in un paese confinante.

L’immigrazione dei paesi sudamericani, però, dev’essere analizzata aldilà del fattore interregionale. In termini totali, è ancora l’Argentina a fare la parte del leone con oltre 2 milioni di milioni di immigrati. In Venezuela, al secondo posto, risiedono 1,4 milioni di stranieri. Quasi il 5% di queste due popolazioni è composto da persone nate in altri stati. Rimangono, invece, molto basse le percentuali di Brasile, Colombia e Perù, ferme sullo 0,3%. La media regionale del Sudamerica si attesta sul 2,1%, pari a circa 5 milioni di immigrati. L’immigrazione non-sudamericana è caratterizzata soprattutto da questi flussi: dalla Repubblica Dominicana verso Argentina e Cile; da Haiti verso il Brasile; da Cuba verso Colombia, Ecuador e Brasile.

E l’emigrazione? Continua ad essere alta, ma - come già detto - va studiata come fenomeno infraregionale. La media regionale è comunque del 5,4%, pari a 10 milioni di emigranti sudamericani. Si scappa soprattutto dal Paraguay (12%), Uruguay (10,1%) e Bolivia (7,4%). Stati Uniti, Europa, Canada e Giappone continuano a essere le principali destinazioni scelta dai sudamericani. La comunità più grande si trova negli USA (2,8 milioni), la seconda è in Spagna (1,8 milioni) e la terza, forse con un pizzico di sorpresa, è in Italia: 500.000 emigrati. In termini assoluti, la Colombia è il paese con il maggior numero di emigrati con 2,6 milioni. Secondo l’OIM, «i motivi dell’emigrazione dei sudamericani sono, quasi esclusivamente, di carattere lavorativo, dovuti alle crisi politico-economiche». Dal 2010 al 2015, il numero degli emigrati è cresciuto del 10%, nonostante sia inferiore ai dati relativi alla fine del ventesimo secolo e l’inizio del ventunesimo. I flussi migratori sudamericani indicano diversi fattori interessanti. Crescono alcuni trend, ma la regione mantiene il suo doppio carattere: parte e accoglie. Le politiche statunitense ed europee - insieme a un crescente clima di ostilità verso gli immigrati - hanno deviato i percorsi di coloro che sono alla ricerca di un’opportunità e/o di un cambiamento di vita. Quest’opportunità è arrivata proprio dal Sud America. Il motivo lo scopriremo nel prossimo capitolo del focus dedicato ai flussi migratori del Sud America.

@AlfredoSpalla

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