La vendita di armi al Cairo si è impennata da quando al-Sisi è al potere, registra un rapporto di quattro Ong francesi che denuncia: Parigi fornisce anche dei sistemi di sorveglianza per controllare i cittadini. Ma la richiesta di far luce su affari di dubbia legalità cade nel vuoto

Il presidente francese Emmanuel Macron dà il benvenuto al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi all'Eliseo. Ottobre 2017. REUTERS/Philippe Wojazer
Il presidente francese Emmanuel Macron dà il benvenuto al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi all'Eliseo. Ottobre 2017. REUTERS/Philippe Wojazer

Parigi - La Francia complice delle sanguinose repressioni attuate in Egitto dal regime di Abdel Fattah al-Sisi. Questo il risultato di un rapporto pubblicato lo scorso 2 luglio da quattro ong (la Federations internationales des ligues des droits de l’homme, il Cairo Institute for human rights studies, la Ligue des droits de l‘homme e l’Observatoire des armements), in cui si accusa Parigi di aver rifornito Il Cairo di armi e di sistemi di sorveglianza utilizzati dal governo egiziano per soffocare nel sangue l’opposizione.


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Dal colpo di Stato che nel luglio del 2013 ha portato al potere il generale al-Sisi, l’Egitto è stato al centro di numerose polemiche per le violazioni di diritti umani che sono state riscontrate dalle organizzazioni internazionali. Nel documento si parla di almeno 60mila prigionieri politici incarcerati fino ad oggi. La Commissione egiziana per i diritti e le libertà ha indicato più di 2800 casi di persone scomparse tra il 2013 e il 2016, insieme a 44 morti avvenute sotto tortura nello stesso periodo. Oltre ai militanti e simpatizzanti dei Fratelli musulmani, il governo ha preso di mira anche attivisti di vari movimenti, avvocati, giornalisti e persone LGBTI.

In questo contesto, Parigi svolgerebbe un ruolo di primo piano attraverso la sua industria bellica. Nel documento di 64 pagine intitolato “Egitto, una repressione made in France” si afferma che “lo spettacolare aumento delle vendite a partire dal 2012 e l’arrivo al potere di al-Sisi nel 2013 si sono rivelati vantaggiosi per almeno otto imprese francesi che hanno venduto equipaggiamenti all’Egitto”. Tra queste, figurano i nomi di aziende come Naval Group, Dassault, Renault Truck Defense e Thales. I loro prodotti son stati utilizzati per contenere i movimenti di protesta e reprimere eventuali sommosse. Un esempio è il blindato Sherpa, impiegato nel 2013 durante le manifestazioni a piazza Rābiʿa al-ʿAdawiyya, dove persero la vita un migliaio di persone.

Per comprendere meglio l’impennata di vendite citata nel documento basta guardare le cifre: tra il 2010 e il 2014 l’acquisto di materiale bellico francese da parte dell’Egitto è passato da 39,6 milioni di euro a 838,4 milioni di euro, mentre nel 2015 sono stati firmati due contratti per 6,4 miliardi di dollari.

Oltre al classico arsenale militare, Parigi ha fornito anche dei sistemi di sorveglianza per controllare la popolazione civile attraverso la raccolta di dati personali e il monitoraggio di singoli cittadini. I servizi segreti e il ministero dell’Interno del Cairo hanno ricevuto in dotazione programmi di controllo particolarmente invasivi, capaci di spiare e seguire ovunque i cittadini egiziani. Grazie a un database concepito dall’azienda Idemia, il governo ha centralizzato tutti i dati personali della popolazione, come indirizzi mail o numeri di telefono, in modo da poter rintracciare chiunque in poco tempo.

A giustificare ufficialmente questa corsa agli armamenti c’è, ancora una volta, la lotta al terrorismo. Una scusa che, da quanto affermano le ong, permette al Cairo di motivare “tutte le violenze commesse impunemente, potendo definire i suoi oppositori come terroristi”. L’Egitto è effettivamente impegnato nel contrastare la minaccia jihadista al suo interno e nella regione del Sinai, ma secondo le analisi delle ong l’attività annunciata dal governo è sproporzionata rispetto alle forze in gioco. Le autorità hanno affermato di aver eliminato nella zona più di 6mila jihadisti in questi ultimi anni, ma il gruppo Wylaiet Sina, affiliato all’Isis, non conta più di un migliaio di miliziani.

Secondo il rapporto, la vendita di armamenti francesi all’Egitto sarebbe illegale perchè andrebbe contro quanto stabilito dal Trattato sul commercio delle armi (Tca) e dalla Posizione comune dell’Ue 2008/94/Pesc, che regola le esportazioni di materiale bellico. Entrambi i regolamenti vietano la vendita di armi nei casi in cui queste possono essere riutilizzate per motivi di repressione.

Nell’agosto del 2013 il Consiglio degli Affari esteri dell’Ue invitava gli Stati membri a sospendere le “esportazioni verso l’Egitto di tutti gli equipaggiamenti che potrebbero essere utilizzati con finalità di repressione interna”. Una raccomandazione che non ha fermato la Francia visti i contratti firmati negli ultimi anni.

Questo documento getta su Parigi nuove ombre, mettendo l’Eliseo in un profondo imbarazzo. Nel corso del vertice bilaterale che si è tenuto lo scorso ottobre con al-Sisi, il presidente Emmanuel Macron si è rifiutato di commentare la situazione dei diritti umani in Egitto, mantenendo un profilo basso sull’argomento. «Non accetto che un dirigente straniero mi dia lezioni sul modo in cui gestisco il mio Paese, quindi non ne dò io agli altri» ha detto il capo di Stato francese durante la conferenza stampa congiunta, evitando così di entrare su un terreno minato che gli sarebbe potuto costare caro.

Da quando al-Sisi è salito a potere, il Cairo si sta rivelando un partner fondamentale per Parigi, che non vuole perdere la cooperazione con un alleato strategico nella regione. Dal punto di vista geopolitico il Paese rappresenta un elemento di stabilità nell’area, che può giocare un ruolo fondamentale nel confitto israelo-palestinese e nella crisi libica, visto che al-Sisi sostiene il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica.

Sul piano bilaterale l’Egitto, oltre ad essere un ottimo cliente nel settore della Difesa, rappresenta un attore di primo piano anche nel campo energetico e in quello commerciale. In un simile contesto, la linea del presidente Macron si inserisce in quella del suo predecessore, François Hollande, che durante il suo mandato diede nuovo slancio ai rapporti tra Parigi e Il Cairo.

Le quattro ong hanno lanciato un appello affinché venga istituita una Commissione parlamentare di inchiesta per far luce sulle esportazioni delle armi francesi in Egitto. Una richiesta che per il momento è caduta nel vuoto, con il governo che non ha reagito in alcun modo alle accuse contenute nel rapporto.

@DaniloCeccarell

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