Parigi fa sapere di aver sventato un attentato ordito da Teheran contro un raduno dell’opposizione iraniana.  In parallelo, la polizia arresta i membri di un gruppo vicino al regime. Trump plaude alla linea dura, ma Macron non sembra intenzionato a rompere con l’Iran

Parigi. Parigi mette in guardia Teheran contro ogni ingerenza sul territorio francese. La Francia risponde così all’Iran, richiamandolo all’ordine dopo aver riscontrato all’interno dei suoi confini delle attività di stampo terroristico legate al regime del presidente Hassan Rouhani. Un chiaro avvertimento, che tuttavia non compromette i rapporti bilaterali tra i due Paesi nell’ambito del Jcpoa, l’accordo su nucleare iraniano.


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Il segnale è stato lanciato il 2 ottobre scorso, con una doppia mossa antiterroristica dai contorni simili a quelli di un’operazione di comunicazione sapientemente orchestrata. La Francia ha pubblicamente accusato Teheran di aver organizzato un attentato, sventato dagli 007 francesi, contro un meeting di oppositori che si è tenuto a fine giugno a Villepinte, a nord di Parigi. Secondo un’anonima fonte diplomatica citata dall’agenzia Afp, un’inchiesta “lunga, precisa e dettagliata” dei servizi segreti ha permesso di stabilire “senza alcun dubbio” il coinvolgimento del ministero dell’Informazione iraniano nel tentato attacco. All’annuncio è seguito il congelamento dei beni detenuti in Francia dal ministero e da due cittadini iraniani: Saeid Hashemi Moghdam e Assadollah Asadi, rispettivamente ex vice-ministro delle Informazioni e diplomatico all’ambasciata di Vienna.

I fatti risalgono al 30 giugno, quando la polizia belga ferma una Mercedes diretta a Parigi con a bordo una coppia di origini iraniane. Nel cofano gli agenti trovano mezzo chilo di Tatp, un tipo di esplosivo artigianale, con un detonatore nascosto in una trousse da donna. Dopo un breve interrogatorio, i due confessano che l’obiettivo è proprio la conferenza di Villepinte, organizzata per il giorno stesso dai Mujaheddin del popolo, un gruppo ostile al regime teocratico, a sua volta accusato di terrorismo e a lungo protetto dall’Iraq di Saddam Hussein.  All’incontro partecipano più di 25000 persone, tra cui importanti ospiti internazionali come l’ex senatrice franco-colombiana Ingrid Betancourt, l’ex premier canadese, Stephen Harper, e Rudy Giuliani, ex sindaco di New York attualmente avvocato del presidente statunitense Donald Trump. La coppia dichiara di avere un complice a Parigi e che l’esplosivo gli è stato consegnato da Asadi nel Lussemburgo. Il diplomatico iraniano, da tempo sotto osservazione dai servizi di tutta Europa per le sue attività sospette, viene arrestato pochi giorni dopo in Germania dove si trovava in vacanza.

“Questo atto estremamente serio, progettato sul nostro territorio, non poteva restare senza risposta” ha fatto sapere Parigi, che è riuscita a portare a termine l’operazione grazie a un lavoro congiunto con i servizi segreti del Belgio, della Germania e di Israele.

Dal canto suo, la Repubblica islamica ha respinto le accuse attraverso un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri, dove vengono smentite “con veemenza” le dichiarazioni di Parigi chiedendo la liberazione immediata dei due iraniani.

Ma l’offensiva pubblica contro l’Iran non si è limitata al solo episodio di Villepinte. In parallelo con l’annuncio del tentato attacco, le forze dell’ordine d’oltralpe hanno compiuto un’imponente operazione antiterrorismo a Grande-Synthe, nel nord della Francia, arrestando 11 membri del Centro Zahara, un’associazione locale di stampo musulmano sciita vicina al regime di Teheran e simpatizzante dei Hamas e degli Hezbollah libanesi. Un’azione preventiva secondo quanto affermato dalla prefettura, visto che il centro teneva contatti con “diverse organizzazioni terroristiche”. Tuttavia, il quotidiano L’Opinion non ha dubbi: l’operazione di Grande-Synthe è strettamente legata al progetto di attentato di Vilepinte. “Si tratta di una misura di ritorsione” ha affermato una fonte vicina al dossier citata dal giornale.

La prova di forza francese ha suscitato il plauso della Casa Bianca, che ha elogiato le “decisioni forti” prese da Parigi dopo aver sventato l’attacco. Ma l’Eliseo non vuole troncare i rapporti diplomatici con Teheran in questo momento. Il tentativo di attentato “conferma la necessità di un approccio esigente nelle nostre relazioni con l’Iran” si legge in un comunicato congiunto diffuso dai ministeri dell’Interno, degli Esteri e dell’Economia di Parigi. In altre parole, la Francia continuerà a difendersi da ogni interferenza esterna, ma al tempo stesso non vuole aprire una crisi diplomatica con la Repubblica islamica proprio quando l’Europa sta cercando di tenere in piedi quel che resta del Jcpoa dopo l’uscita degli Stati Uniti a maggio. Durante il suo intervento al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York, il presidente Emmanuel Macron ha ricordato che la gestione di questo dossier «non può ridursi a un politica di sanzioni e contenimento». Un atteggiamento prudente è stato dimostrato anche da Teheran: «Mettiamo ancora una volta in guardia contro le mani dei nemici che cercano di sabotare le relazioni di lunga data tra l’Iran, la Francia e altri Paesi europei» ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri, Bahram Qasemi, che ha aperto al dialogo per risolvere il “malinteso”.

Tuttavia, nonostante gli sforzi da entrambi i lati volti ad evitare un’escalation di tensione, le relazioni bilaterali tra i due Paesi restano fredde. La Francia ancora non ha un ambasciatore a Teheran dopo che a giugno Macron ha nominato come suo rappresentante personale in Siria François Sénémaud, fino a quel momento rappresentante diplomatico di Parigi nella Repubblica islamica.

Una situazione di stallo, che arriva proprio quando Bruxelles ha messo a punto uno stratagemma per aggirare la sanzioni statunitensi. La settimana scorsa, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, l‘Alto rappresentante per la Politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, ha annunciato la creazione di un meccanismo che permetterà di agevolare le transazioni commerciali tra l’Iran e i Paesi dell’Unione, la Russia e la Cina. Una sorta di baratto che, nonostante presenti alcuni punti deboli, consentirà ai sostenitori del Jcpoa di smarcarsi dalla morsa di Washington. In questo modo l’Unione europea ha voluto dare una risposta politica forte al presidente statunitense Donald Trump.

Macron, che ha sempre svolto un ruolo di primo piano nel dossier sul nucleare iraniano, non lascerà che i recenti attriti allontanino la Francia dall’Iran. Le ultime tensioni in materia di sicurezza sono state un messaggio inviato pubblicamente al presidente Rouhani per dimostrare all’intera comunità internazionale che l’Eliseo non permetterà interferenze esterne. Un atto dimostrativo, quindi, che sul lungo termine non dovrebbe compromettere il dialogo sul Jcpoa.

@DaniloCeccarell 

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